I Mal’avvezzi a Tavarnuzze, la schiettezza di una cucina non troppo impegnativa

I Mal'avvezzi a Tavarnuzze, la semplicità di una cucina non troppo impegnativa

Appena fuori da Firenze, nel borgo di Tavarnuzze, c’è l’enoteca Mal’avvezzi, dove lo chef Alessio Sedran presenta una cucina carne/pesce di qualità ma senza essere troppo impegnativa, fatta di accostamenti creativi ma mai sopra le righe o troppo pretenziosi. Un buon compromesso, insomma, per chi vuol mangiar bene senza complicarsi la vita

I Mal'avvezzi a Tavarnuzze, la semplicità di una cucina non troppo impegnativa

Basta uscire qualche chilometro fuori città, per trovare la risposta – giusta, però, ‘che Corrado Guzzanti è sempre in agguato – ad una delle domande più frequenti che si pongono foodies e viaggiatori del gusto di Firenze e dintorni. Se il dilemma amletico è dove andare a provare una cucina che sia sì buona e interessante, ma né troppo casalinga (che vada oltre i grandi classici da trattoria toscana) né troppo ricercata (con accostamenti barocchi o pretenziosi bizantinismi), allora l’enoteca I Mal’avvezzi a Tavarnuzze può essere una soluzione interessante.

I Mal'avvezzi a Tavarnuzze, la semplicità di una cucina non troppo impegnativa

Il ristorante, a una manciata di minuti dal casello di Firenze Impruneta, è il regno del giovane chef Alessio Sedran, uno che si è fatto le ossa osservando da vicino Beatrice Segoni sia negli anni del Borgo San Jacopo sia in quelli di Convivium. Se per il rapporto tra un locale e il suo chef si potesse parlare di “relazione aperta”, beh, forse questa sarebbe la definizione più calzante: parallelamente all’attività ai fornelli dei Mal’avvezzi, infatti, Sedran porta avanti anche progetti lavorativi personali, utili a portare il nome dell’enoteca fuori dai confini di Tavarnuzze. “Non a caso – ci spiegano i titolari – solo una piccola parte della nostra clientela è di zona, il resto viene da Firenze”.

I Mal'avvezzi a Tavarnuzze, la semplicità di una cucina non troppo impegnativa

Il motivo? È presto detto, e lo si capisce passando in rassegna il menù. A pranzo un’offerta di cinque proposte per ogni partita, qualcuna di più per cena quando è possibile scegliere anche un menù degustazione di carne e uno di pesce, entrambi a 50 euro/persona. Come antipasto, ai Mal’avvezzi abbiamo assaggiato il polpettoncino di faraona e mandorle, peperoni e acciugata (in alto) e il calamaro ripieno di funghi, spuma di broccoletti, tartufo e salsa d’arrosto (in basso), entrambi in carta a 14 euro.

I Mal'avvezzi a Tavarnuzze, la semplicità di una cucina non troppo impegnativa

Due piatti ben riusciti, soprattutto il secondo con una marcia in più data dall’armonia tra la morbidezza del ripieno del calamaro e la delicatezza della spuma di broccoletti, mentre il tartufo di stagione ha conferito al piatto note aromatiche. La salsa d’arrosto – potenzialmente azzardata, con 32° all’ombra – è stata ben preparata e opportunamente dosata.

I Mal'avvezzi a Tavarnuzze, la semplicità di una cucina non troppo impegnativa

La natura “compromissoria” tra buona tavola e schiettezza che abbiamo trovato ai Mal’avvezzi si fa chiara soprattutto con il primo, le linguine con il sugo di seppie nere, nduja e piselli. Al di là della sorpresa di non trovare un classico nero di seppia, il piatto esprime nella sua apparente semplicità quell’insieme di sapori familiari che parlano alla memoria e si rendono nel complesso accattivanti. Il piccante c’è ma gentile, non travalica né copre gli altri sapori, mentre la crema di piselli “lega” le diverse componenti del piatto. In carta a 14 euro.

I Mal'avvezzi a Tavarnuzze, la semplicità di una cucina non troppo impegnativa

Estivo e gradevole poi il secondo, la parmigiana di baccalà mantecato, con quest’ultimo avvolto nelle melanzane mentre pomodoro e fonduta di parmigiano completano il “richiamo” alla tradizionale parmigiana. L’idea non è male, il risultato è un piatto leggero e saporito, anche stavolta semplice e lineare. In carta a 16 euro.

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Per concludere, un dessert che è una fantasia tropicale: papaya, mango, frutto della passione, in una consistenza che non è esattamente quella del gelato ma ha in bocca una rugosa sabbiosità che gli dà corpo. Piatto colorato, piacevole, fresco, stagionale. Ad accompagnare il pasto, una carta dei vini che – soprattutto per i bianchi – strizza l’occhio alle referenze francesi, presenti in misura quasi uguale alle bottiglie italiane. Sui rossi le etichette nostrane prendono il sopravvento, pur senza disdegnare qualche capatina fuori dai confini granducali.

Marco Gemelli

Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itreforchettieri.it, embrione del Forchettiere. Gestisce infine un Bed & Breakfast a Firenze (www.damilaflorence.com).

1 Comment

  • Rispondi giugno 28, 2017

    Andrea Cervietti

    Ecco un locale dove veramente vale la pena andare, e ritornare.
    Molto buona la cucina, interessante la cantina, prezzo equo, personale cordiale e competente.
    Sono bravi, meritano il successo.

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