Vermentino di Maremma, il vino “pop” di un territorio in piena espansione

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Il Vermentino di Maremma è un vitigno fortemente legato al territorio (anzi, ai diversi territori da cui provine) e che negli ultimi anni è esploso sia in termini di superficie vitata sia di espansione sui mercati esteri. Diverso dai “cugini” di Liguria e Sardegna, adesso questo vino ha anche un suo premio

Vermentino di Maremma, il vino “pop” del territorio

Ci sono aree italiane in cui il Vermentino è un vino ancora di ripiego, come a Bolgheri. Altre dove è una Docg, come in Sardegna, e altre ancora – la Liguria – in cui la produzione è talmente ridotta da venire assorbita sul territorio. C’è poi un Vermentino, quello di Maremma, che negli ultimi anni è esploso acquistando una sua dignità anche sui mercati internazionali. Al punto che al Borgo di Magliano Resort si è disputato poco tempo fa uno specifico premio, il Vermentino Challenge, tra le venti cantine più rappresentative del territorio maremmano. A confrontarsi sono state venti bottiglie di Igt Toscana e Doc Maremma Toscana, purché dell’annata 2016. A vincere è stato il “Litorale” dell’azienda Val delle Rose della famiglia Cecchi.

Vermentino di Maremma, il vino “pop” del territorio

Il challenge ha rappresentato un’occasione per approfondire la conoscenza con questo tipo di vino. Il Vermentino di Maremma – racconta Luca Pollini del consorzio Maremma doc – è un vitigno con caratteristiche particolari: in base all’ambiente in cui viene prodotto, le zone costiere tirreniche di Liguria, Sardegna e Toscana, esprime specificità peculiari. In Maremma, ad esempio, è più caldo e al naso esprime profumi più complessi, magari meno floreali rispetto ad altre zone. Inoltre, il Vermentino di Maremma ha bisogno di tempi di affinamento più lunghi rispetto a quelli di altri vini analoghi. La diversità di risultato in base all’ambiente vale anche per ogni singola area di produzione: il Vermentino di Maremma, infatti, varia a seconda che venga coltivato sulle Colline Metallifere (250-400 metri) ricche di gessi e metalli, oppure dalle prime colline che si affacciano sull’interno ma sono ad appena 10-15 chilometri dal mare. Infine, nella zona dei tufi (Sovana, Pitigliano, Manciano) il Vermentino di Maremma esprime note minerali che si ritrovano nei terreni vulcanici di provenienza.

Vermentino di Maremma, il vino “pop” del territorio

Oggi il numero di bottiglie di Vermentino di Maremma prodotte supera il milione di unità ed è in continua crescita: nel 2016 sono state ben 1,1 milioni e le previsioni indicano un ulteriore ampliamento. L’exploit di questo tipo di vino è evidente anche considerando il boom della superficie vitata nella provincia di Grosseto, passata dai 150 ettari di vent’anni fa agli attuali 650, il che rende la Maremma il vigneto di Vermentino più grande d’Italia. In fondo, è il mercato che lo richiede: solo la Norvegia, che ha un mercato monopolista, ha lanciato di recente un’offerta per 125mila bottiglie. Al Vermentino di Maremma sono interessati mercati come il nord Europa, gli Stati Uniti e il Canada – le esportazioni assorbono oltre il 50% della produzione annua – al punto che questo vino sta diventando, insieme al prosecco e ai grandi cru italiani, uno dei simboli dell’enologia costiera tirrenica nel mondo.

Vermentino di Maremma, il vino “pop” del territorio

Oltre alla Maremma, il Vermentino ha casa anche in Liguria e in Sardegna. Possibile che con un nome uguale non ci si pesti i piedi o si generi confusione, specie tra i consumatori meno accorti? Se nel caso della Liguria il problema non esiste a causa della scarsa mole di produzione di Vermentino locale dovuta alla conformazione del territorio, che viene quindi assorbita dal mercato interno e ligure, nel caso della Sardegna le differenze sono molteplici: il Vermentino sardo ha una sua Docg, ha rese più basse, sistemi di produzione diversi e così via. Una sorta di “concorrenza” interna potrebbe essere quella del Vermentino di Bolgheri, che però è ancora un vino di ripiego, che brilla della luce riflessa dai Supertuscan, mentre il Vermentino di Maremma riesce a trainare il territorio sui mercati esteri. Non a caso, il successo di questo vino ha coinciso con il declino del Trebbiano toscano e della Malvasia del Chianti.

Vermentino di Maremma, il vino “pop” del territorio

Infine, come riconoscere un buon Vermentino di Maremma? Deve avere note fruttate di polpa bianca opportunamente mixate con aromi floreali, in bocca deve esprimere freschezza e acidità e – se viene dalla costa – anche note minerali. Si capisce quando ci si trova davanti un Vermentino di Maremma squilibrato, invece, quando vengono esagerati alcuni elementi: se al vitigno base vengono aggiunti Souvignon o Viognier in proporzioni eccessive (sopra il 10%, quando un 5% è sufficiente per dare eleganza e rotondità) il rischio è che venga snaturato il bouquet dell’autentico Vermentino di Maremma.

Il primo Challenge del Vermentino di Maremma

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Come detto, il Vermentino di Maremma adesso ha anche il suo premio, il Vermentino Challenge che nella sua prima edizione ha incoronato il “Litorale” dell’azienda Val delle Rose della famiglia Cecchi. Alla competizione – che ha visto in giuria anche il sottoscritto, insieme a colleghi come Stefano Tesi, Emanuele Pellucci, Roberta Perna e Federica Pagliarone – hanno partecipato anche il “Massi di Mandorlaia” (az. Guicciardini), il “Lucumone” (az. Mantellassi), il “Brigante” (az. Santa Lucia), lo “Allegro” (az. Vini di Maremma), “Le Stoppie” (az. San Felo), il “Pagliatura” (az. Fattoria di Magliano), lo “Acquagrossa” (az. La Badiola), il “Vigna Fiorini” (az. Vignaioli di Maremma), lo “Aura Maris” (az. Valditoro), il “Campo Maccione (az. Rocca delle Macie), il “Marmato” (az. Terre dell’Etruria), il “Perlaia” (az. Bruni), nonché i vermentini di Maremma de La Selva, Moris, Cacciagrande, Poggio La Luna, Le Lupinaie e az. Nudo. In generale la gara ha visto di fronte prodotti abbastanza omogenei, specie nel colore, ma non così tanto da non rendere apprezzabili l diverse sfumature di profumo e sapore.

Marco Gemelli

Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itreforchettieri.it, embrione del Forchettiere. Gestisce infine un Bed & Breakfast a Firenze (www.damilaflorence.com).

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