La coltura dell’asparago nasce, secondo gli studi, più di 2000 anni fa in Mesopotamia da qui si è diffusa in Egitto prima e nel mediterraneo poi, e grazie ai Romani – che li consideravano simbolo di forza virile e piacere carnale – furono introdotti in Europa. Questo mito si è poi alimentato nel corso dei secoli portando i candidi turioni ad essere considerati afrodisiaci fino a farli diventare l’alimento propiziatorio dei banchetti nunziali del Rinascimento e protagonisti delle leggende più disparate come quella che racconta di Napoleone III e della sua usanza di consumarli prima di un incontro amoroso.

La storia d’amore – possiate perdonare il gioco di parole, rispetto ai riferimenti all’essere afrodisiaco – fra l’asparago e la città di Bassano del Grappa vede la sua prima testimonianza scritta fra il 1545 e il 1563, quando durante il Concilio di Trento i padri conciliari fecero tappa proprio nella città veneta e una volta assaggiati ebbero cura di tesserne le lodi.

L’asparago bianco di Bassano del Grappa DOP nasce come un turgido germoglio sotto cumuli di terreno sabbioso e viene coperto da teli per impedire la fotosintesi clorofilliana e farlo rimanere un candido turione, in natura infatti è del classico colore verde. La produzione e la raccolta, svolta rigorosamente a mano, si articola convenzionalmente fra le festività di San Giuseppe (19 marzo) e Sant’Antonio (13 giugno).

Dal 2007 un’inconfondibile medaglietta verde è presente sui mazzi e reca stampato il numero progressivo che riconduce inequivocabilmente al produttore, al giorno preciso di raccolta e alla data di confezionamento degli asparagi bianchi DOP di Bassano del Grappa, che come soldatini raggruppati in uno stretto girotondo, si presentano tutti perfetti e dall’aspetto invitante, legati in vita da un succhione o “stroppa” in dialetto veneto. “Da disciplinare – come ha spiegato il presidente del Consorzio di Tutela, Paolo Brotto – la Denominazione di Origine Protetta impone anche le caratteristiche estetiche che devono possedere gli asparagi di Bassano. Innanzitutto devono essere assolutamente di colore bianco, ben formati, dritti, interi e con apice serrato, teneri e non legnosi, di aspetto e odore freschi e privi di sapori estranei”.

Il territorio dove quest’oro verde/bianco viene prodotto copre una 20 di ettari che forniscono in media 600 quintali di prodotto all’anno viene chiamato la Strada dell’Asparago e ne fanno parte 10 comuni sulla Pedemontana Veneta: Bassano del Grappa, Cassola, Cartigliano, Marostica, Mussolente, Pove del Grappa, Romano d’Ezzelino, Rosà, Rossano Veneto e Tezze sul Brenta. Qui durante la raccolta, o nelle tante bancarelle che vendono questi candidi mazzi di asparagi è possibile restare affascinati dal cigolio che producono quando, da freschi, vengono strofinati tra loro.

Notevoli le proprietà nutrizionali contengono infatti moltissimo potassio e risultano benefici per il cuore e la salute dei muscoli; oltre agli effetti depurativi e diuretici tipici degli asparagus, dal latino germoglio, a sottolineare come ciò che riempie i piatti è il turione, il giovane getto della pianta.

Il miglior abbinamento in tavola con il vino resta territorialmente in Veneto: di solito si opta per un Vespaiolo di Breganze o altro vino fermo come gli aromatici Riesling e Traminer che ben si accordano al palato. Ma può essere indicato anche un ottimo Prosecco Docg. Proprio dai vicentini, massimi estimatori del prodotto, si possono carpire i segreti per gustarli al meglio. La migliore ricetta per assaporarli, diventato rito collettivo da svolgere in famiglia e con gli amici, è il tradizionale ovi & spàrasi che li vede lessi e conditi con un trito di uova barzotte e olio extravergine di oliva.

In cinque secoli, questo delicato vegetale, ha saputo ergersi a protagonista di una cultura e coltura locale che ha saputo imporsi e farsi apprezzare dentro e fuori le cucine del territorio. Forte di questo patrimonio vegetale, il Consorzio per la Tutela dell’Asparago di Bassano DOP organizza e promuove annualmente anche una mostra-mercato, di solito a fine aprile, con vendita diretta dal produttore al consumatore. Per l’occasione vengono riuniti tutti i quaranta coltivatori certificati che insieme portano avanti la tradizione che valorizza questo particolare prodotto catalizzando molti estimatori.

