venerdì 11 Settembre 2026
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Al via a ottobre la Scuola di Scrittura “Le parole dell’enogastronomia”

Dal 15 al 19 a Santo Stefano Belbo, il paese di Cesare Pavese, parte il miglior corso di scrittura enogastronomica in Italia.

C’è tanta cialtroneria in giro. Un po’ ovunque a dire il vero, ma in particolare nel vasto campo dell’enogastronomia e in quello ancora più vasto della comunicazione enogastronomica. Fa bene Guido Mori a scagliarsi contro i sedicenti food influencer coniando hashtag – come per esempio #nonècucina o #nonseguitegliinfluencer – che la dicono più lunga delle bestemmie che pur non mancano nel suo colorito repertorio.

Bisogna saper parlare di cibo. E di vino. E di territorio. E di sostenibilità (su questa poi si dicono cose abominevoli…). Jeff Jarvis, giornalista e docente alla City University di New York ci ha insegnato che

“Quando un giornale si fa portavoce della causa dei poveri, dei svantaggiati, degli abusati, dei dimenticati o semplicemente del piccolo uomo contro il Potere, questo è fare attivismo. Quando i giornalisti sanitari ti spiegano come evitare il cancro o persino perdere peso, stanno facendo attivismo a tuo favore. Quando un editore decide di coprire un crimine in questo quartiere ma non in un altro, sta sostenendo l’allocazione dell’attenzione sul primo. Quando le notizie televisive coprono con grande enfasi i jackpot della lotteria senza menzionare i costi sociali, stanno facendo attivismo per una redistribuzione regressiva della ricchezza collettiva. Quando un critico stronca un film per non farti sprecare i tuoi soldi in un fiasco, questo è fare attivismo.”

Lo stesso vale, pensiamo, per la scrittura enogastronomica: quando raccomandiamo un ristorante perché sappiamo che lo chef è bravo, che la brigata ha un regolare contratto di lavoro, che il ristorante adotta delle pratiche per ridurre gli sprechi e l’inquinamento, allora anche noi stiamo facendo attivismo. E stiamo aiutando il pubblico a scegliere con consapevolezza e l’intero comparto a migliorare se stesso.

Se c’è qualche collega, o qualche aspirante tale, o persino qualche appassionato di scrittura che volesse imparare a scrivere di cibo comme il faut, ci sentiamo di suggerire questa opportunità: dal 15 al 19 ottobre, a Santo Stefano Belbo, nel cuore delle Langhe, parte la Scuola di Scrittura “Le parole dell’enogastronomia: cibo, vino e territorio. Un’esperienza formativa a cura di Treccani Accademia – la scuola di management figlia dell’Istituto della Enciclopedia Italiana – in associazione con la Fondazione Cesare Pavese.

La Scuola di scrittura è stata ideata per creare una narrazione intorno a concetti scelti con cura, con l’obiettivo di raccontare il mondo enogastronomico e il territorio. I temi trattati spazieranno dall’ospitalità al vino, dalla divulgazione al futuro, dalla sostenibilità a molto altro. Il programma comprende laboratori di scrittura e comunicazione, lezioni, visite a diverse aziende e incontri con esperti di rilievo del panorama enogastronomico e turistico italiano. Trai docenti ci sono Marco Bolasco, fondatore del marchio editoriale Topic, il fotografo Maurizio Beucci, direttore della Leica Akademie Italy, Federico De Cesare Viola, direttore di Food&Wine Italia, lo scrittore Christian Raimo e diversi esperti locali di vino, cucina e ospitalità.

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