Non è ormai una novità che sul tema del food & beverage coesistano le posizioni di due categorie formalmente (ancora) separate, quelle dei giornalisti – chiamati a sottostare a una serie di regole e principi, in primis l’oggettività – e dei food influencer, ben più liberi di raccontare le proprie esperienze “sponsorizzate” (leggasi pagate). Non è il momento di tirare nuovamente in ballo la questione in termini generali, per carità, ma vale la pena soffermarsi su un esempio emblematico di come talvolta il mondo degli influencer pecchi davvero di buon senso nell’approcciarsi a temi delicati come l’abuso di alcolici. E ciò vale a prescindere dalla categoria – giornalisti o influencer – di chi sta comunicando qualcosa: più che una divisione tra i primi e i secondi, tra “giusti” e sbagliati”, la vera differenza è tra chi fa comunicazione di qualità e chi invece insegue la pecunia.

La dimostrazione di come si possa comunicare l’alcol in maniera imbarazzante arriva da una delle pagine più seguite della piazza fiorentina, ItalyFoodPorn, che in meno di un minuto si posiziona in direzione ostinata e contraria rispetto a intere campagne a favore del bere responsabile e contro l’abuso di drink.
In un recente reel su Instagram girato insieme alla pasticceria Cesare di Coverciano, il protagonista reclamizza infatti un sedicente “All you can spritz” della pasticceria, venduto a 15 euro due volte a settimana.

Fuor da ogni facile moralismo, se da un lato c’è chi – a partire dalle istituzioni locali – insiste sull’importanza del bere bene, del dare valore a ciò che si trova nel bicchiere, del far cultura spiegando perché un cocktail di qualità deve essere venduto a cifre importanti senza che ciò desti scandalo, dall’altro ci troviamo alle prese con la versione mixologist del più noto all you can eat spesso associato alla cucina asiatica generalmente di bassa lega (sennò non si spiega come possa stare in piedi economicamente un progetto di pesce “fresco” in quantità illimitate a 15,90 euro). Con una differenza significativa, però: mentre ingozzarsi di sushi al massimo provoca qualche difficoltà di digestione, i drink illimitati a 15 euro sono un pugno nello stomaco di chi fa del bere responsabile una propria bandiera e una battaglia di civiltà.

“La considero – commenta Riccardo Tarantoli, titolare del Red Garter e tra i più strenui sostenitori delle battaglie del Comune sulla movida ‘sana’ a Firenze – una trovata davvero fuori luogo, specie per un locale che ha un buon prodotto di pasticceria. Vendere spritz senza misura va inoltre contro il regolamento comunale, che vieta lo sconto sull’alcol. Il messaggio che passa è eticamente sbagliato, non è questo il modo di attrarre le persone: è profondamente diseducativo, vorrei sapere cosa ne pensa il Comune”. Allo stesso modo, anche nel mondo dei distillati esistono influencer che raccontano il mondo dei drink con la leggerezza che si confà ai social, ma senza che ciò si traduca in una promozione verso il bere alcolici in maniera indiscriminata.

Nel reel, a nessuno passa per la testa di inserire un cenno – anche breve – per ricordare di bere in maniera responsabile, o che forse ritrovarsi stesi su un divano dopo 5 spritz non sia esattamente una condotta da promuovere. Non a caso, il reel di ItalyFoodPorn in partnership con la pasticceria Cesare è stato immediatamente inondato di commenti negativi, alcuni dei quali provenienti proprio da addetti ai lavori. A sollevare il caso è stata infatti Federica Bucci – una consulente nel ramo spirits, a riprova di come non sia una questione di ruolo bensì di adesione a un sistema di valori – che ha sottolineato la mancanza di etica nello “spingere” bevute di medio-bassa qualità a prezzo fisso. “Allora tutti i bar inciterebbero all’alcolismo” replica la struttura, alla ricerca di un sillogismo che però non sta in piedi. Altri puntano l’indice su quanto sia diseducativo il messaggio che si vuol far passare. Che il protagonista barcolli fino a cadere è ovviamente una finzione scenica, non ci si attacchi a questo. Ma il messaggio è chiaro: bevete pure, bevete tanto & pagate poco. Con buona pace dell’educazione del consumatore.

