venerdì 11 Settembre 2026
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Cocktail bar, ecco il primo menù di Giacosa. Ma spunta la polemica “storica”

Apre i battenti dopo un lungo lavoro di restyling il cocktail bar fiorentino Giacosa, ma su uno dei ritorni più attesi del panorama della mixology italiana si abbatte la polemica del Gambero Rosso per una questione legata alla effettiva natura del legame che tiene insieme il nome Giacosa con il Negroni.

Neanche il tempo di aprire i battenti dopo un lungo lavoro di restyling, per il cocktail bar fiorentino Giacosa, che su uno dei ritorni più attesi del panorama della mixology italiana si abbatte una polemica che ha il sapore di una reprimenda. A sollevarla è Federico Silvio Bellanca sul Gambero Rosso, per una questione legata alla effettiva natura del legame che tiene insieme il nome Giacosa con il Negroni. Il locale che ha riaperto in via della Spada (e non in via Tornabuoni, come tanta stampa ha riportato) sorge in prossimità del fondo – che all’epoca ospitava il caffè Casoni, e quello sì era all’angolo con via Tornabuoni – dove poco più d’un secolo fa (nel 1919, per la precisione) nacque il Negroni.

luca picchi imprenditore

Pur riconoscendo il valore e l’importanza del cocktail bar del gruppo Valenza a prescindere dalla veridicità storica dell’affermazione “il bar dove nacque il Negroni”, però, l’articolo del Gambero Rosso pone l’accento proprio sulle falle della narrazione che vede il drink più venduto al mondo vedere la luce all’interno di Giacosa. A sostegno di questa affermazione, il Gambero richiama il fatto che il Negroni non sarebbe nato da Giacosa bensì da Casoni, come ampliamente raccontato nel libro “Negroni cocktail. Una leggenda italiana” di Luca Picchi, che tra le altre cose a tutt’oggi lavora per il gruppo Valenza.

Il Gambero riprende ciò che è scritto a pagina 45: “La Drogheria e Profumeria Casoni fu probabilmente fondata intorno al 1820 e chiuse i battenti, per essere rimpiazzata da Giacosa, nel 1932. Il locale, come abbiamo già accennato, era situato a cavallo tra via Rucellai-Navone, e aveva un’enorme insegna a guisa di scudo araldico proprio sull’angolo delle due vie. All’epoca dei fatti che ci interessano, cioè sul finire degli anni Dieci del Novecento, il proprietario Gaetano Casoni, discendente della famiglia che aveva aperto “l’appalto” e che aveva una succursale a Roma in piazza di Spagna, puntava con decisione sulla qualità dei prodotti, selezionandoli personalmente. Tra i fornitori di Vermouth, come Cinzano e Cora, c’era anche la Martini & Rossi, che approvvigionava regolarmente l’esercizio”.

Insomma, Giacosa si trasferì negli spazi dove nacque il Negroni, ma è ben diverso dal dire che il Negroni sia nato a Giacosa. Anche perché tecnicamente il bartender che lo inventò, Fosco Scarselli, non ha mai lavorato per questa insegna, che subentrò a Casoni nel 1934. Che il luogo dove sorge l’attuale Giacosa non sia esattamente quello dove nacque il Negroni lo conferma poi il fatto che nel 2019 il Comune di Firenze collocò proprio tra via Tornabuoni e via della Spada la targa celebrativa del centenario del Negroni, peraltro basandosi sugli studi storici di Picchi.

Al di là della polemica del Gambero sulla scelta comunicativa di avallare il legame tra Giacosa e le origini del Negroni, comunque, non c’è dubbio che la riapertura dello storico cocktail bar sia una notizia positiva per l’intera città e coroni il lavoro del gruppo Valenza, già capace di valorizzare caffè storici come Gilli e Paszkowski. E dal momento che per rendere omaggio al Negroni non è necessario che il cocktail sia stato inventato proprio lì, ecco che il primo menù di Giacosa si ispira fortemente all’icona della mixology fiorentina.

Il team guidato da Luca Manni ha elaborato una drink list composta da tre sezioni principali: l’omaggio alla tradizione vede la presenza di “classici” Negroni, in cui la ricetta tradizionale – gin, vermouth rosso e bitter – rimane tutto sommato invariata (cambiano modalità di servizio o tecniche di preparazione). La parte centrale è invece dedicata alle rivisitazioni in chiave moderna (col Gibson Negroni o il “Cham-on!”, personale rivisitazione di un Negroni Bianco), mentre il futuro dell’aperitivo è invece presentato nella sezione Giacosa Creations, in cui si rivisitano alcuni grandi classici dell’aperitivo italiano come il Garibaldi, rivisto qui con Savoia Americano, Chinotto, arancia e cacao, o il Cardinale, arricchito da penetranti ed affascinanti note d’incenso.

Con l’apertura di Giacosa, Marco Valenza rinnova il suo amore verso Firenze e conferma la sua volontà di ridare lustro alla grande storia fiorentina ed italiana nel mondo dell’ospitalità.
“La rinascita di Giacosa è frutto di una serie di segnali che ho deciso di accogliere. E’ stato un po’ come se questo marchio, che ho acquistato nel 2019, volesse tornare in vita e mi avesse scelto come mezzo – credo che con la chiusura di Giacosa si fosse persa una parte importante della storia non solo di Firenze ma dell’Italia intera”. La ristrutturazione, firmata dagli architetti interior design Paolo Becagli e Alessandro InterLando, ha ripreso con sobria eleganza l’immagine storica del locale, lavorando  a partire dagli aspetti più belli restituiti direttamente dalle foto del passato.

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