Altro che Animali fantastici e dove trovarli: i leoni da tastiera sono riconosciuti ormai da tempo tra le fanta-bestie di cui si farebbe volentieri a meno, quelle in cui non ci si vorrebbe imbattere lungo le bacheche digitali. Chissà cosa ne avrebbe detto, il buon Fulco Pratesi – fondatore di WWF Italia recentemente scomparso – e chissà se il suo amore per la fauna in carne e ossa si sarebbe esteso a quella virtuale. Specie a quella che, proprio come i leoni, si muove in branco. Ma che, contrariamente ai leoni veri, quando tira fuori gli artigli fa più tenerezza che paura.
Non avendo la pazienza, l’empatia né tantomeno tempo sufficiente da dedicare alle querule istanze di questa fanta-specie, noi ai leoni di tastiera riserviamo ben altro tipo di approccio. Ad esempio, ne abbiamo appena estromesso uno dal Forchettiere Awards 2025, il premio dedicato alla ristorazione fiorentina e toscana. Lo abbiamo escluso accontentando sì i suoi desideri in tal senso, ma con motivazioni del tutto diverse da quelle che costui ha provato a mettere sul tavolo.
Mentre le sue iene da tastiera riversavano banalità e acredine sui commenti al post Instagram che annunciava gli Awards, infatti, il titolare di un locale fiorentino – anziché ringraziare di essere stato selezionato tra le 12 strutture in gara (su un totale di quasi 200 strutture dello stesso tipo operanti in città) – ha pubblicamente lamentato che uno spin off della sua attività non è stato inserito nella relativa categoria. Critica legittima, per carità, almeno fino al momento in cui degenera nel complottismo da quattro soldi: “XXX nemmeno nominato in nessuna delle categorie, mi sembra molto obiettivo il vostro operato, chissà che criteri utilizzate per fare queste classifiche” dice qualcuno, bellamente incurante del fatto che non è una classifica. È solo una lista, una semplice, banalissima lista. Un elenco. Ma forse per alcuni il concetto è troppo difficile da afferrare.
Ciò che ha fatto infuriare i leoncini da tastiera è la presunta mancanza di obiettività, solo perché la struttura cui tutti costoro fanno riferimento – e a cui sono tutti legati da rapporti professionali – è stata premiata da Gambero Rosso, il che ai loro occhi varrebbe forse come lasciapassare a vita per ogni ulteriore selezione. Quel “fate ridereeee” finale stride invece con la quantità di bile che trasuda dai loro commenti.
E se qualcuno con sprezzo del ridicolo ha tirato fuori dal cilindro un sontuoso “La libertà di opinione è un optional, complimenti“, qualcun altro – con sprezzo anche della grammatica, ma pazienza – aggiunge “Per quanto ci riguarda potete anche cancellarci dai concorrenti perché non ci interessano manifestazioni gastronomiche che sembrano più operazioni di marketing che veri eventi di qualità“. Insomma, non ci hai inseriti e quindi il premio non ha valore. La vecchia storia della volpe e dell’uva ve la ricordate?
Ma il bello doveva ancora arrivare, perché in un messaggio vocale l’autore se ne esce con una richiesta: “Ti prego di togliere (il suo locale, ndA) dagli Awards perché penso che sia nei miei diritti…” aggiungendo cenni al fallimento della democrazia fino al meraviglioso “perché sennò devo agire per vie legali“. Mi permetto una prima, amara considerazione da ex-studente della Facoltà di Scienze politiche di Firenze “Cesare Alfieri”: povera democrazia, concetto così nobile, così alto, che nella bocca dell’imprenditore confuso si sovrappone al suo piccolo, gretto, provincialissimo interesse. Mi è toccato spiegare a costui che non è necessario ingaggiare un avvocato: basta uno studente del primo anno di Giurisprudenza mediamente preparato che gli spieghi che ‘agire per vie legali’ è una totale fesseria, e che al massimo mostra una predisposizione ad agitare la clava della legge sperando che l’interlocutore di turno si spaventi. Dove non arriva l’intelligenza, nasce la violenza. Non solo quindi non è suo diritto chiedere di essere tolto dagli Awards, così come insegnano i casi di ristoranti che hanno provato a chiedere di essere tolti dalle Guide venendo ricoperti di risate, ma – al contrario – è nel nostro pieno diritto tenercelo.
Tuttavia, dopo un consulto con la redazione e con alcuni membri della giuria tecnica del Forchettiere Awards, abbiamo scelto di eliminarlo dalla competizione. Vogliamo chiarire, per fugare ogni dubbio e per mettere a tacere ogni disgraziato complottista, le motivazioni che ci hanno indotto a farlo:
- Non vogliamo avere rapporti con chi si permette di fare minacce. Gli Awards sono una competizione gioiosa, che celebra la ristorazione fiorentina e toscana, il cui regolamento è stato più volte reso pubblico e sulla cui trasparenza non permettiamo a nessuno di dubitare, considerato che ogni passaggio delle votazioni è documentato in maniera incontrovertibile.
- I criteri di selezione delle liste dei partecipanti sono esclusivamente nostri. Facciamo questo mestiere, quello della critica enogastronomica, da tempo sufficiente per poterci permettere, a casa nostra, sulla nostra rivista, di scegliere in maniera autonoma e indipendente chi includere e chi no. Scontentiamo qualcuno? Pazienza. Del resto anche a me piacerebbe vincere il Pulitzer ma non minaccio azioni legali quando questo non avviene.
- Non abbiamo più intenzione di tollerare insinuazioni di bassa lega. Poiché chi semina odio raccoglie odio, da oggi in poi ogni commento che violi la nostra integrità professionale e morale, verrà accolto come un abuso. Se si minacciano azioni legali, bisogna anche essere pronti a subirle.
Quello che ci spinge a continuare – con fatica, impegno, e senza alcun ritorno economico – è la passione che la stragrande maggioranza degli operatori della ristorazione fiorentina e toscana hanno mostrato negli anni nei confronti della nostra manifestazione. È a loro che parliamo, è a loro che ci rivolgiamo, sono loro e il loro lavoro che vogliamo celebrare. Non saranno quattro bestiole da tastiera a fermarci.

