Le dimensioni contano, diceva qualcuno. Ma ciò non è sempre vero, o almeno non lo è nel caso del libro “Voglia di pici” di Marco Ginanneschi e Roberta Perugini (ed. I Libri di Mompracem). A fronte di un formato tascabile, infatti, in circa 130 pagine gli autori ripercorrono – come conferma il sottotitolo del volume – “antropologia e pratica dell’appiciare in Toscana”. E se non è detto che l’Accademia della Crusca dia il suo placet a quel verbo, di sicuro rende bene l’idea che è alla base del libro: esplorare la dimensione sociale dei pici e il significato più profondo dei gesti che danno loro vita, fino a renderli “cibo rituale e anello di congiunzione tra passato e futuro”.

Una vera e propria dissertazione sui pici, insomma, leggera e scorrevole. Accanto ad essa, naturalmente, trova posto una dozzina di ricette – alcune più tradizionali (pici all’aglione, al ragù, alle briciole), altre sperimentali (cozze e pecorino, vongole e bottarga) – per passare dalla teoria alla pratica. Del resto, gli autori sono complementari: Roberta Perugini è libraia nonché piciologa, mentre Marco Ginanneschi è esperto di prodotti agroalimentari toscani e di indicazioni geografiche.


