domenica 11 Ottobre 2026
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Tra zafferano e melograno: Tehran e il viaggio nella Firenze persiana

Compie 10 anni il ristorante persiano Tehran, fondato da Amir e Panteha nel centro storico di Firenze, in via de' Cerchi: tra piatti tradizionali e sapori iconici come lo zafferano e le melanzane, ormai rappresenta un ponte cultural-gastronomico tra la città e l'Iran

Negli ultimi anni Firenze ha visto stabilizzarsi una presenza piccola ma significativa di ristoranti iraniani, o persiani, una nicchia gastronomica che racconta molto sia della diaspora iraniana sia della curiosità culinaria della città. Pur non essendo numerosi, questi locali hanno contribuito a far conoscere una cucina ricca di storia, spezie e ritualità tanto a una clientela internazionale quanto a quella locale. A dividersi la piazza sono tre locali: Shiraz in via Ghibellina, il Persian in via delle Brache – più informale – e il Tehran in via de’ Cerchi, il più antico, che quest’anno festeggia i 10 anni di attività.

Amir Aliyari e la moglie Panteha Noviri

Tra i ristoranti attualmente attivi, uno dei più noti è proprio quest’ultimo, fondato da Amir Aliyari e la moglie Panteha Noviri, arrivata a Firenze nel 1999. Per loro, Tehran rappresenta la prima esperienza: “Amir ama cucinare – spiega Panteha – e da sempre sognava di aprire un ristorante in cui poter presentare la nostra tradizione culinaria, oltre che raccontare un po’ dell’Iran. Per noi, questo luogo è come un figlio: lo abbiamo fatto con amore e continueremo ad amarlo come il primo giorno”.

Il Dolme vegetariano

Non c’è da stupirsi che questo locale sia diventato in breve un punto di riferimento per chi vuole avvicinarsi alla cucina persiana autentica: piatti come riso speziato (lo zafferano è la spezia più presente così come il melograno, ça va sans dire), pietanze a base di carne di manzo, pollo e agnello – spiedini e stufati in primis – vengono serviti in un ambiente intimo, raccolto, decorato con elementi tipici iraniani. L’atmosfera è familiare e accogliente, lontana dai toni troppo folkloristici e quasi domestica, un aspetto che riflette profondamente la cultura dell’ospitalità iraniana.

Il Celo Shishlik, le costolette d’agnello

Tra gli antipasti (5 – 9,50 euro) spiccano il Mirsa Ghasemi (Crema di melanzane affumicate, aglio,curcuma, pomodoro, spezie) e il Dolme, involtini di foglia di vite ripieni di riso, verdure, spezie; mentre i main course (18 – 28 euro) vedono piatti di agnello come il Celo Shishlik (costolette marinate con zafferano, yogurt, cipolla, sale e pepe, accompagnate da pomodoro grigliato, riso basmati al vapore e zafferano) o il Celo Mahice, stinco cotto in un brodo speziato e salsa di pomodoro accompagnato da riso basmati, fave e aneto o riso basmati al vapore e zafferano.

Il Celo Fesenjan

Sul fronte del manzo, invece, interessante il Celo Torsh, uno spiedo alla griglia di filetto di manzo marinato nel concentrato di melograno, zafferano, noci e cipolla rossa, accompagnato da pomodoro grigliato e riso basmati con zafferano. Non manca il piatto “special” per ogni giorno della settimana, dal Tahcin del giovedì (Torta di riso cotta in forno con pollo, crespino, pistacchio, crema di yogurt e zafferano) al Celo Fesenjan del sabato, il tipico sugo persiano con pollo, noci, concentrato di melagrana e spezie, accompagnato da riso basmati allo zafferano.

Il menù dei dessert, dal canto suo, presenta gli evergreen dei dolci iraniani, dai Kanafe (rotolini di sottilissima pasta fillo, miele e noci) alla Baklava, sottili sfoglie di pasta, noci, pistacchio, miele, zucchero e spezie. Nel complesso, parlare di Tehran come di un “semplice” ristorante etnico non gli rende giustizia, soprattutto per l’autenticità con cui rende la cucina una sorta di ponte culturale tra Firenze e l’Iran.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe ’78, giornalista professionista dal 2007. Dopo anni come redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia, è passato alla libera professione. Oggi collabora con diverse testate online e cartacee, tra cui Il Giornale, Wine & Travel, Food & Wine. È membro della World Gourmet Society, nonché corrispondente italiano per Lust Auf Italien.

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