Nessuno sa che aspetto avessero i marshmallow nel 2.000 a.C., ma la loro origine pare risalire proprio all’antico Egitto. Già allora, dalle radici di una specie di malva tipica delle zone umide (Althaea officinali) si ricavava un preparato medicamentoso dalle proprietà lenitive e decongestionanti, e aggiungendovi noci e miele, un dolce prelibato destinato ai palati nobili dei faraoni e ai capricci delle divinità. I marshmallow come dolciumi hanno invece origine in Europa (e non in America, come si pensa), per l’esattezza in Francia, dove vennero prodotti artigianalmente a partire dalla prima metà dell’800. Il loro nome, usato ufficialmente in Francia ancor oggi, è “Pâte de Guimauve”. Attualmente vengono chiamati anche “chamallows”, dalla denominazione commerciale scelta dal brand Haribo molto diffuso in Francia. 
La procedura tradizionale prevedeva di montare a mano la linfa estratta dalla radice di malva con della chiara d’uovo e dello sciroppo di mais, aromatizzare con vaniglia e dolcificare il composto, per farlo poi essiccare in stampi da caramelle. Circa cinquant’anni dopo, grazie all’uso della gelatina animale in sostituzione dell’estratto di malva e dell’albume, e all’industrializzazione del processo di produzione, i marshmallow divennero un prodotto dolciario alla portata quasi di tutti. Agli inizi del 1900 i dolcetti vennero introdotti negli Stati Uniti e, con le innovazioni brevettate da Alex Doumak, la loro produzione, confezionamento e consumo si diffusero in modo esponenziale. Il nome inglese ha origine dalle parole “marsh” (acquitrino) e “mallow” (malva), facendo riferimento all’ingrediente base della versione originale.

Negli anni ’50 i marshmallow divennero estremamente popolari nel Nord America e cominciarono ad essere consumati, oltre che da soli, come ingrediente in varie ricette. A tutt’oggi sono gli americani i maggiori consumatori di marshmallow al mondo, soprattutto nei mesi invernali, quando i soffici, spumosi, estrusi zuccherini, arricchiscono persino i contorni del Giorno del Ringraziamento o vengono arrostiti sul fuoco nelle sere più fredde.

Infilzare un marshmallow sullo spiedo, scaldarlo su una fiamma fino a caramellarlo all’esterno e a fonderlo all’interno, inserirlo tra due cracker Graham (un tipico cracker dolce americano) insieme a un pezzetto di cioccolato, dà vita al tipico “s’mores” (probabilmente una contrazione di “give me some more”- dammene ancora un po’). Consumare questo sfizioso spuntino seduti intorno al falò, magari sostituendo allo spiedino un rametto raccolto nel bosco, è una tradizione immancabile durante il campeggio degli scout di Nord America, Nuova Zelanda, Australia e Regno Unito.

Ai giorni nostri la produzione di marshmallow è completamente automatizzata e semplificata. Vengono cotti gelatina, sciroppo di mais e zucchero, eventualmente aggiunti additivi alimentari per ottenere marshmallow colorati e di sapori vari, poi il composto viene portato alla giusta temperatura per essere montato. Esistono in commercio marshmallow vegani, dove la gelatina animale o l’albume d’uovo vengono sostituiti da gelificanti naturali come l’agar-agar.
Un po’ di curiosità sui marshmallow
- I marshmallow fatti in casa non sono proprio facilissimi da realizzare e non si potrà ottenere un prodotto uguale a quello industriale, stabile e di lunga conservazione.
- Toffolette: così erano conosciuti i marshmallow in Italia, anche se ormai pochi usano questa parola e a tutti è più familiare il termine anglosassone. Una curiosità su “toffoletta” è che fu un neologismo inventato da Franco Cavallone nel 1963, per tradurre il nome dei soffici dolcetti che si vedevano scaldare al fuoco nel fumetto “Peanuts” di C. M. Schulz. Il termine passò poi da Charlie Brown a Willy Wonka, de “La fabbrica di cioccolato” di Roald Dahl. Il mitico Willy Wonka sapeva non solo produrre toffolette colorate, ma addirittura in grado di cambiare colore e sapore ogni dieci secondi mentre venivano mangiate!
- Nel 1988, sempre cercando di rendere l’idea di quel qualcosa di arioso e dolce che Zio Paperone scioglieva nella cioccolata calda, i marshmallow della serie animata Walt Disney “DuckTales – Avventure di paperi” vennero tradotti con la parola “meringhe” nella versione italiana.
- Nel brano dei Beatles del 1967 “Lucy in the Sky with Diamonds” viene citata la marshmallow pie.
- Nei primi episodi della serie “Happy Days”, risalenti agli anni ’70, Fonzie aggiunge dei marshmallow alle tazze di cioccolata offerte dalla signora Cunningham, che in italiano vengono tradotti come “caramelle alla malva”!
- Nel film del 1984 “Ghostbusters – Acchiappafantasmi” appare il personaggio Stay Puft Marshmallow Man (Uomo della Pubblicità dei Marshmallow): un gigantesco umanoide composto da marshmallow bianchi e vestito da marinaretto, poi ripreso in serie animate e videogiochi.
- In “Star Trek V – L’ultima frontiera”, del 1989, persino il vulcaniano Spock mostra di conoscere e apprezzare la tradizione “umana” di arrostire i marshmallow.
- Marshmallow a cui vengono goliardicamente aggiunte droghe, nel film-commedia “Una notte da leoni”, del 2011, sono all’origine di una serie di esilaranti avventure vissute dai protagonisti.
- Sempre del 2011, nel cartone animato “Rio”, il pappagallo Blu ama fare colazione con latte caldo e marshmallow.
Molte preparazioni e ricette di cucina, non tutte conosciute in Italia, prevedono l’uso dei marshmallow: la marshmallow pie, lo sformato di patate dolci con uno strato di marshmallow gratinato in superficie, i biscotti di pan di zenzero farciti con un marshmallow prima di essere infornati… e tutto quello che queste delizie possono suggerire alla fantasia. Immancabile nella lista, la crema di marshmallow: home made o pronta in barattolo, è un comfort food spalmabile originario del New England e particolarmente apprezzato in Massachussetts.

