Bottiglia in vetro da 33, tappo a corona, etichette dallo stile Art Nouveau e nomi dal sapore antico. Sembra uscita da una vecchia fotografia e, in un certo senso, è proprio così: a Livorno, dal 22 settembre tornerà in vendita un marchio scomparso dagli scaffali per sessant’anni, quello delle Bibite Corallo. Un nome che ha fatto parte per decenni dell’immaginario popolare livornese.
Le Bibite Corallo erano nei bar, sulle tavole, nei luoghi della vita quotidiana. Nacquero nei primi decenni del Novecento dall’attività di imbottigliamento delle Acque della Salute, un grande stabilimento termale in stile Liberty, noto anche come Terme del Corallo, che, fino agli ‘40 del secolo scorso, fu tappa fissa del Gran Tour della nobiltà europea: un circuito di soggiorni salutistici e mondani, tra terme, casinò e stabilimenti balneari, che portava a Livorno aristocratici e alta borghesia da tutto il continente. In quel contesto le Terme non erano solo un luogo di cura, ma un salotto internazionale, e proprio da lì nacque l’idea di imbottigliare le proprietà di quelle acque per portarle anche fuori dallo stabilimento.

Dopo decenni di abbandono, il complesso è oggi al centro di un percorso di recupero che negli ultimi anni ha riportato alla luce uno dei suoi ambienti più simbolici: la Sala della Mescita, chiusa e in degrado per decenni, restituita alla città nel dicembre 2024 al termine di un intervento pubblico da oltre due milioni di euro, oggi utilizzata per eventi e iniziative culturali. È proprio in quella sala, tornata a nuova vita dopo due anni di cantiere, che le nuove Bibite Corallo faranno il loro debutto ufficiale il 21 settembre.

Dalle sorgenti delle Acque della Salute nacque l’acqua Corallo e poi un’intera linea di bibite: gazzosa, aranciata, ginger, chinotto. Fu un marchio capace, per l’epoca, di risonanza internazionale: esistono fotografie d’archivio con maxi pubblicità affisse sui palazzi di Little Italy, a New York. Lo stabilimento fu gravemente danneggiato da un incendio tra gli anni ’50 e ’60. Il marchio fu acquistato da Coca-Cola e restò dormiente per decenni, fino a diventare poco più di un ricordo fotografico chiuso in qualche archivio. Oggi le Bibite Corallo tornano sul mercato con una formula che guarda soprattutto alla storia e alla valorizzazione del territorio: un progetto interamente no-profit, sostenuto da una produzione artigianale toscana, i cui ricavi contribuiranno al recupero delle Terme del Corallo. A riportarlo alla luce è stata Enoturistica, agenzia livornese di sviluppo e marketing per il settore agroalimentare guidata da Simone Nannipieri, che con l’associazione Terme del Corallo ODV collabora da tempo a iniziative legate alla riscoperta del patrimonio livornese.
L’idea delle nuove Bibite Corallo nasce da una battuta buttata lì quasi per gioco dalla presidente dell’associazione Silvia Menicagli al termine di un evento organizzato nel giardino delle Terme. Nannipieri raccoglie la suggestione e la notte stessa comincia a scavare negli archivi, fino ad accorgersi di un dettaglio decisivo: il marchio Bibite Corallo non era mai stato rinnovato ed era di fatto libero. “Sembrava un segno del destino” racconta. La mattina dopo il marchio viene registrato e donato all’associazione culturale Terme del Corallo ODV, che oggi ne è proprietaria. “Il primo obiettivo l’abbiamo centrato: abbiamo fatto tornare a casa un pezzo di storia – racconta Nannipieri – A quel punto abbiamo iniziato a pensare di mettere veramente in piedi questa operazione”.
Bibite Corallo non è un’operazione commerciale in senso tradizionale. È un progetto no-profit che, tolti i costi di produzione e distribuzione, destina i ricavi delle vendite all’associazione ODV per finanziare il restauro e la valorizzazione delle Terme. In pratica, ogni bottiglia acquistata è una forma di crowdfunding diffuso. Per la prima fase sono state prodotte circa 1.600 bottiglie in tre gusti che recuperano i nomi storici del brand: Spuma Bionda Sovrana, Aranciata Preziosa e Corallo Cola. Quest’ultima è stata aggiunta su specifica richiesta dei locali coinvolti, un dettaglio che racconta lo spirito corale del progetto. Nel secondo lotto verranno introdotti la gazzosa o il chinotto (non è stato ancora deciso) con il nome storico “Vittoria”.

La distribuzione, nella prima fase, sarà affidata a dieci locali storici di Livorno (la lista resterà segreta fino al 21 settembre!), che si sono fatti carico dell’acquisto del primo lotto, diventando gli “ambasciatori” del Club Corallo. A sostenere la costruzione di questa rete c’è anche Confesercenti Provinciale Livorno. Chiunque voglia aderire può candidarsi tramite il sito internet delle Bibite Corallo, con un primo acquisto di bottiglie e materiale promozionale (sottobicchieri, locandine, segnalibri brandizzati). Dal 21 settembre il sito pubblicherà anche una rendicontazione pubblica dei proventi devoluti alle Terme: un modo per rendere tracciabile, bottiglia dopo bottiglia, dove finisce ogni euro raccolto. Sul sito comparirà anche una mappa geolocalizzata dei rivenditori aderenti.

Sul piano visivo, il progetto ha lavorato sulle pubblicità originali degli anni ’20, reinterpretandole in chiave contemporanea per i nuovi poster destinati ai locali aderenti. E proprio il lavoro sulla memoria del marchio sta facendo riemergere materiali che sembravano perduti: dal lancio della pagina Instagram Bibite Corallo, l’associazione ha iniziato a ricevere da tutta Italia fotografie d’epoca con i vecchi manifesti e persino cassette di legno originali usate per la consegna delle bibite, ritrovate in soffitta e donate spontaneamente al progetto.
Le bibite sono realizzate come private label da un produttore artigianale toscano, con acqua di fonti locali. Lo stesso segmento in cui si muovono realtà come Tomarchio, Bona o Polara. Creare una ricetta completamente originale e una produzione interamente livornese resta l’obiettivo dichiarato, ma per ora è un passo rimandato: “Bisogna andare molto piano – spiega Nannipieri – nel settore food and beverage abbiamo visto tanti progetti fare investimenti enormi e sparire dopo un anno. Noi vogliamo che questa cosa non sparisca per altri sessant’anni”. Il prezzo al pubblico, fissato a 3 euro a bottiglia, riflette la stessa logica: competitivo, nonostante la natura artigianale del prodotto.
Il debutto ufficiale è fissato per lunedì 21 settembre, alle 17:00, nella Sala della Mescita delle Terme del Corallo. La prima parte, su invito, sarà una conferenza stampa di presentazione con gli interventi di Silvia Menicagli (Terme del Corallo ODV), Simone Nannipieri (Enoturistica) e Alessandro Ciapini (Confesercenti Provinciale Livorno), oltre alla presentazione ufficiale del Club Corallo. A seguire, con ingresso libero, una degustazione nel giardino delle Terme, brindisi collettivo e i locali del Club Corallo pronti a far assaggiare le nuove spume. Le bibite saranno poi in vendita al pubblico a partire dal 22 settembre, nei locali aderenti.
“La finalità non è tanto vendere il prodotto, quanto usare il prodotto per raccontare una storia” sintetizza Nannipieri. Tra un mese, ordinare una Spuma Bionda Sovrana in un bar livornese non sarà solo un gesto nostalgico. Sarà, letteralmente, contribuire al restauro di un pezzo di Belle Époque livornese: un euro alla volta, un tappo a corona alla volta.

