venerdì 9 Ottobre 2026
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Firenze incontra il mondo, la parola alle ‘expat’: Denya Pandolfi

Con la content creator brasiliana Denya Pandolfi continua la rubrica che racconta culture gastronomiche diverse attraverso gli occhi di chi ha scelto Firenze come casa

Quinto appuntamento con la rubrica dedicata al racconto di una serie di “expat” fiorentine che da anni vivono e lavorano nel capoluogo toscano, nei settori del food e dell’ospitalità. A ognuna di esse – provenienti dai Paesi più diversi – abbiamo posto sei domande sul loro rapporto con la cucina locale: un modo per scoprire non solo alcune delle persone chiamate a raccontare Firenze a platee internazionali, ma anche un punto di vista nuovo sui rapporti tra culture diverse, sapori e appartenenze, nella città che da sempre fa dell’incontro una delle sue vocazioni e attraverso gli occhi di chi ha scelto Firenze come casa.

 


 

Denya Pandolfi, travel designer e accompagnatrice turistica, brasiliana originaria dello stato dell’Espírito Santo, vive a Firenze da più di 20 anni. Ha conosciuto il marito fiorentino Marco in Brasile e insieme hanno deciso di trasferirsi qui da quando si sono sposati, nel 2005. Hanno due figli, Bruno e Lorenzo. Denya è l’autrice del blog di viaggi e lifestyle Grazie a te, dove condivide suggerimenti, itinerari ed esperienze sulla Toscana e sull’Italia. Laureata in giornalismo, proviene da una famiglia con una lunga tradizione nel settore turistico: offre consulenze per tour privati in Toscana e racconta la vita in Italia. Unisce storytelling e competenza per creare esperienze di viaggio autentiche, pensate per chi cerca un’Italia profonda, lontana dai cliché.

C’è stato un momento, a tavola, in cui hai capito qualcosa di Firenze o dei fiorentini che prima ti sfuggiva?
Una caratteristica che ho osservato  e che mi ha stupita  è la semplicità degli ingredienti  dei piatti, fatti con prodotti stagionali e di qualità. La cucina è essenziale, mai banale: è la semplicità abbinata al buon gusto –  e non solo a tavola. È una cucina che non pretende stupirti con effetti speciali:  se il prodotto è eccellente, genuino, si difende da solo.
Quale abitudine gastronomica fiorentina o italiana hai finito per adottare senza quasi accorgertene?
Un’abitudine che ho adottato è la scarpetta! È un gesto casalingo e ben accettato a Firenze.  Ovviamente dipende da dove sei e con chi sei.
Quale piatto ti ha costretto a rivedere un pregiudizio, una aspettativa o un’idea che avevi sulla cucina italiana?
Non ho mai avuto pregiudizi sulla cucina italiana e in maniera  generale la conosco molto bene. Un fatto curioso è che tanti brasiliani  associano la cucina italiana alla polenta e questo succede per motivi storici che legano Italia e Brasile.  La maggior parte degli italiani che immigrarono in Brasile (tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento) provenivano dal Nord dove la polenta era il cibo base.  Poi quando i brasiliani visitano l’Italia capiscono che non si mangia così tanta polenta, specialmente al Sud.
Hai mai provato a far conoscere la cucina del tuo Paese a degli italiani? Come hanno reagito nel confrontarla con la tradizione culinaria toscana?
Sì, la moqueca capixaba, un piatto della mia regione, Espírito Santo, che gli italiani chiamano “zuppa di pesce” . È uno stufato di pesce, cotto lentamente in una pentola di terracotta. La moqueca è storicamente un piatto povero e popolare nato dai pescatori.
Il piatto è un successo tra gli italiani!
Secondo te, cosa rende speciale il rapporto che i fiorentini hanno con il cibo rispetto a quello che esiste nella tua cultura d’origine?
Secondo me i fiorentini hanno il cibo come identità, hanno un legame stretto, basato sulla tradizione. Percepisco una certa resistenza alla globalizzazione, cosa che trovo memorabile.
In Brasile è molto diverso, perché la nostra cucina è il risultato di una fusione di sapori e spezie provenienti da paesi e culture diverse.
Se dovessi portare una persona appena arrivata a Firenze a mangiare qualcosa per farle capire davvero la città, cosa sceglieresti e perché?
Proporrei la ribollita d’inverno e la  pappa al pomodoro d’estate, due piatti della cucina povera pieni di sapori. E senza’altro la bistecca alla fiorentina, a chi piace la carne, oppure il peposo dell’Impruneta, che ha la sua fama legata alla costruzione della cupola del Brunelleschi.
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