domenica 11 Ottobre 2026
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Libri: “Voglia di pici” e l’arte dell’appiciare per Perugini & Ginanneschi

Nel libro "Voglia di pici" di Marco Ginanneschi e Roberta Perugini, si racconta come i pici, più di tanti altri piatti, raccontino la Toscana per quello che è: imperfetta, verace, meravigliosamente vera.

Le dimensioni contano, diceva qualcuno. Ma ciò non è sempre vero, o almeno non lo è nel caso del libro “Voglia di pici” di Marco Ginanneschi e Roberta Perugini (ed. I Libri di Mompracem). A fronte di un formato tascabile, infatti, in circa 130 pagine gli autori ripercorrono – come conferma il sottotitolo del volume – “antropologia e pratica dell’appiciare in Toscana”. E se non è detto che l’Accademia della Crusca dia il suo placet a quel verbo, di sicuro rende bene l’idea che è alla base del libro: esplorare la dimensione sociale dei pici e il significato più profondo dei gesti che danno loro vita, fino a renderli “cibo rituale e anello di congiunzione tra passato e futuro”.

Una vera e propria dissertazione sui pici, insomma, leggera e scorrevole. Accanto ad essa, naturalmente, trova posto una dozzina di ricette – alcune più tradizionali (pici all’aglione, al  ragù, alle briciole), altre sperimentali (cozze e pecorino, vongole e bottarga) – per passare dalla teoria alla pratica. Del resto, gli autori sono complementari: Roberta Perugini è libraia nonché piciologa, mentre Marco Ginanneschi è esperto di prodotti agroalimentari toscani e di indicazioni geografiche.

“Voglia di pici” ci ricorda che in Toscana, l’arte di creare questo tipo di pasta è un rito che non si impara: si assorbe. Il volume rimanda a ciò che succede nelle cucine di campagna, dove mani esperte insegnano a quelle giovani che un impasto non si misura in grammi, ma in sensazioni. E così, acqua e farina diventano un gesto, un movimento continuo che collega generazioni. I pici sono lo specchio di una terra schietta. Non hanno la regolarità industriale degli spaghetti, né pretendono di piacere a tutti: sono rustici, irregolari, capricciosi. Ognuno diverso dall’altro, perché ogni mano ha la sua storia. Allungarli è un esercizio di pazienza: si prende un pezzetto di impasto e lo si rotola tra i palmi, con quella naturalezza che solo la ripetizione sa concedere. A preparare i pici, si scopre che l’imperfezione è il vero lusso: sono le piccole differenze, le forme indecise, a rendere ogni piatto irripetibile.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe ’78, giornalista professionista dal 2007. Dopo anni come redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia, è passato alla libera professione. Oggi collabora con diverse testate online e cartacee, tra cui Il Giornale, Wine & Travel, Food & Wine. È membro della World Gourmet Society, nonché corrispondente italiano per Lust Auf Italien.

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