Galeotto fu il nome, e pare che la querelle sia solo alle battute iniziali. Già da qualche settimana, in riva all’Arno si rincorrevano voci sull’apertura di un locale notturno estivo gestito da Dimitri Kutz d’Asburgo, poi puntualmente riferite dalla stampa cittadina. Ciò che ha fatto strabuzzare gli occhi a più di un osservatore è però la somiglianza del nome scelto dal locale che sorge sulle ceneri dell’ex Flò al piazzale Michelangelo con un’altra struttura già ben nota alle cronache della movida fiorentina.

Il locale aperto un paio di settimane fa dove un tempo brillavano i riflettori del Flò è infatti il “Santhouse”, il cui nome – nemmeno troppo velatamente – strizza l’occhio alla ministra del Turismo Daniela Santanchè, compagna di Dimitri Kunz d’Asburgo. Tanto, troppo simile al “Santa”, il cocktail bar della famiglia Fratini nato in piazza santa Maria Novella e col tempo ‘replicato’ a Villa Cora, nonché a Roma e Venezia. E qui iniziano i problemi, perché al di là delle caratteristiche del “Santhouse” in sé (con l’ipotesi di diventare un discobar versatile, nel contesto più ampio di rinnovamento dell’area del piazzale), pare che la somiglianza con “Santa” non sia andata affatto giù all’imprenditore Giulio Fratini.

“Ovviamente questa situazione non ci rende felici – spiega proprio Giulio Fratini, già longa manus dietro il successo del “Santa” così come del recente cocktail bar “Fede” in piazza Mentana – perché il il nome scelto da Dimitri Kunz d’Asburgo richiama troppo da vicino il nostro brand, sfruttandone la reputazione e creando una sovrapposizione nel mercato del bartending cittadino. Non è solo una questione di nome, ma di immaginario: abbiamo costruito negli anni un’identità precisa con simboli, storytelling e grafica coerenti, e vedere un nuovo locale giocare con lo stesso lessico visivo e verbale, a pochi chilometri da noi, non può lasciarci indifferenti”.

Probabilmente le voci sul nuovo nome dell’ex Flò erano arrivate anche all’entourage del “Santa”, ma la famiglia Fratini ha aspettato l’ufficialità. “Ho chiesto un incontro a Dimitri Kunz d’Asburgo il giorno stesso, tramite amici comuni – racconta ancora Giulio Fratini – partendo dal presupposto che sia il nome ‘Santa’ sia tutto ciò ad esso collegato è stato registrato come marchio già nel 2020 attraverso lo storico studio Mannucci. Abbiamo preso un caffè, ma da quell’incontro non è emerso nulla di positivo. Restiamo ovviamente ancora aperti al dialogo, ma all’occorrenza siamo pronti a valutare ogni ulteriore passo a tutela del nostro brand”.

Difficile escludere sia una diffida, sia una successiva azione legale da parte della famiglia Fratini contro la società che fa capo a Dimitri Kunz d’Asburgo. Tanto più che – documenti alla mano – quest’ultimo ha registrato il nome “Santhouse” (anche nella versione inglese “Sainthouse”) proprio agli inizi di giugno, verosimilmente subito dopo l’incontro con Giulio Fratini, correndo ai ripari magari proprio in previsione di una mossa legale. “Difficile immaginare che nessuno vicino a lui sapesse dell’esistenza del ‘Santa’ – chiosa Fratini – che peraltro opera nella stessa classe merceologica, oltre che in un settore di somministrazione contiguo”.

Insomma, se è pur vero che “Santa” e “Santhouse” sono due nomi oggettivamente diversi, lo è altrettanto che il rischio di confusione e fraintendimenti è obiettivamente piuttosto alto, specie nel linguaggio parlato. Dal canto suo, il locale che deve il nome alla ministra del Turismo ha già fatto capire di voler colmare velocemente la distanza con ogni struttura già presente sulla piazza fiorentina. Non si spiegherebbe altrimenti il numero di oltre 22mila follower raggiunti su Instagram a fronte di appena sette post.
ps: magari non tutti avranno colto il dettaglio del serpente che dà la S a “Santhouse”. Un suggerimento: è un pitone…

