Negli ultimi anni Firenze ha visto stabilizzarsi una presenza piccola ma significativa di ristoranti iraniani, o persiani, una nicchia gastronomica che racconta molto sia della diaspora iraniana sia della curiosità culinaria della città. Pur non essendo numerosi, questi locali hanno contribuito a far conoscere una cucina ricca di storia, spezie e ritualità tanto a una clientela internazionale quanto a quella locale. A dividersi la piazza sono tre locali: Shiraz in via Ghibellina, il Persian in via delle Brache – più informale – e il Tehran in via de’ Cerchi, il più antico, che quest’anno festeggia i 10 anni di attività.

Tra i ristoranti attualmente attivi, uno dei più noti è proprio quest’ultimo, fondato da Amir Aliyari e la moglie Panteha Noviri, arrivata a Firenze nel 1999. Per loro, Tehran rappresenta la prima esperienza: “Amir ama cucinare – spiega Panteha – e da sempre sognava di aprire un ristorante in cui poter presentare la nostra tradizione culinaria, oltre che raccontare un po’ dell’Iran. Per noi, questo luogo è come un figlio: lo abbiamo fatto con amore e continueremo ad amarlo come il primo giorno”.

Non c’è da stupirsi che questo locale sia diventato in breve un punto di riferimento per chi vuole avvicinarsi alla cucina persiana autentica: piatti come riso speziato (lo zafferano è la spezia più presente così come il melograno, ça va sans dire), pietanze a base di carne di manzo, pollo e agnello – spiedini e stufati in primis – vengono serviti in un ambiente intimo, raccolto, decorato con elementi tipici iraniani. L’atmosfera è familiare e accogliente, lontana dai toni troppo folkloristici e quasi domestica, un aspetto che riflette profondamente la cultura dell’ospitalità iraniana.

Tra gli antipasti (5 – 9,50 euro) spiccano il Mirsa Ghasemi (Crema di melanzane affumicate, aglio,curcuma, pomodoro, spezie) e il Dolme, involtini di foglia di vite ripieni di riso, verdure, spezie; mentre i main course (18 – 28 euro) vedono piatti di agnello come il Celo Shishlik (costolette marinate con zafferano, yogurt, cipolla, sale e pepe, accompagnate da pomodoro grigliato, riso basmati al vapore e zafferano) o il Celo Mahice, stinco cotto in un brodo speziato e salsa di pomodoro accompagnato da riso basmati, fave e aneto o riso basmati al vapore e zafferano.

Sul fronte del manzo, invece, interessante il Celo Torsh, uno spiedo alla griglia di filetto di manzo marinato nel concentrato di melograno, zafferano, noci e cipolla rossa, accompagnato da pomodoro grigliato e riso basmati con zafferano. Non manca il piatto “special” per ogni giorno della settimana, dal Tahcin del giovedì (Torta di riso cotta in forno con pollo, crespino, pistacchio, crema di yogurt e zafferano) al Celo Fesenjan del sabato, il tipico sugo persiano con pollo, noci, concentrato di melagrana e spezie, accompagnato da riso basmati allo zafferano.

Il menù dei dessert, dal canto suo, presenta gli evergreen dei dolci iraniani, dai Kanafe (rotolini di sottilissima pasta fillo, miele e noci) alla Baklava, sottili sfoglie di pasta, noci, pistacchio, miele, zucchero e spezie. Nel complesso, parlare di Tehran come di un “semplice” ristorante etnico non gli rende giustizia, soprattutto per l’autenticità con cui rende la cucina una sorta di ponte culturale tra Firenze e l’Iran.

