Per il piatto tipico è arrivato l’inserimento nell’elenco dei Pat, i Prodotti agroalimentari tradizionali. Ma ciò non significa che abbia preso la denominazione di origine controllata. A 20 anni dalla mucca pazza, in arrivo un evento mondiale a settembre

trattoria dalloste

Era il 12 gennaio di vent’anni fa, che il morbo della mucca pazza faceva tremare i polsi degli appassionati di bistecca alla fiorentina con il primo caso individuato in Italia, in provincia di Brescia. E oggi che questo piatto viene inserito nell’elenco dei Pat – i prodotti agroalimentari tradizionali – ciò che fa tremare i polsi è leggere che la bistecca alla fiorentina avrebbe preso la Doc, ossia la denominazione di origine controllata (qui, qui e qui). È questa la narrazione che da qualche ora circola sulla stampa italiana mainstream, complice forse un “peccato originale” pubblicato da Coldiretti e ripreso pedissequamente da tante testate nazionali.

Eppure i PAT sono una cosa, la DOC è un’altra. A ribadirlo è proprio il Ministero per le Politiche Agricole, opportunamente interpellato, al quale non risulta che la bistecca alla fiorentina possa fregiarsi della Doc. Eppure, a scatenare la corsa alla Doc per la bistecca alla fiorentina è una nota di qualche giorno fa di Toscana Notizie che segnalava l’inserimento della “ciccia”, così come del pomodoro Borsa di Montone (prodotto di nicchia coltivato nella Val di Bisenzio) nell’elenco dei 463 Prodotti agroalimentari tradizionali della Toscana. Senza ovviamente parlare di Doc.

Se è vero che la bistecca alla fiorentina è in corsa per un importante riconoscimento di respiro mondiale – è in corso l’iter per ottenere il riconoscimento Unesco come patrimonio immateriale dell’Umanità – di sicuro non è oggi corretto parlare dell’attribuzione di una Doc (né di una Dop, ça va sans dire) per questo prodotto. Una licenza giornalistica, un eufemistico modo per semplificare? Beh, al massimo sarebbe ammissibile sulla stampa generalista, ma non certo su quella di settore. Basti pensare alla profonda differenza tra Doc e Docg, e degli sforzi dei consorzi per evitare approssimazioni di questo tipo.

Al netto di ciò, in ogni caso a settembre a Panzano in Chianti si terrà la festa mondiale dei macellai. A organizzarla è naturalmente il macellaio-poeta Dario Cecchini, che così intende celebrare la fine (si spera….) di ben due pandemie: “Da un lato quella della mucca pazza  scoppiata vent’anni fa – racconta – e dall’altro quella del covid, che a settembre speriamo ci consenta di tenere la festa che in un primo momento avevamo ipotizzato a marzo”. Presto i dettagli!

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Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

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