domenica 13 Settembre 2026
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Cinque motivi per cui chiudere i ristoranti alle 18 è una… citazione fantozziana

Il provvedimento del governo colpisce in maniera indiscriminata ristoranti e bistrot, da un capo all’altro d’Italia, ignorando sia cosa succede fuori dai locali sia il fatto che bus e metro hanno ben più responsabilità

Avremmo pagato – ben più di un fiorino, per dirla con Benigni & Troisi – per essere nella stanza in cui il governo ha stabilito, in seno al nuovo DPCM, la chiusura alle 18 di ristoranti, gelaterie, bar e pasticcerie. Magari avremmo capito la ratio di un provvedimento che attualmente sembra privo di una sua logica, ma più probabilmente avremmo vestito i panni di Paolo Villaggio nel “Secondo Tragico Fantozzi” e ribadito come già fece il ragioniere, che questo provvedimento… è una ca*ata pazzesca. Non per uno, non per due né per tre, ma per almeno cinque motivi.

1) Diffusione geografica

Ancora una volta il governo, come già fece con il lockdown in primavera, non fa distinzioni tra aree rosse e zone del nostro Paese che invece stanno più o meno contenendo l’aumento di contagi. E così alle 18 chiuderanno tanto il bar del cuore di Milano quanto il ristorante della provincia di Benevento in cui il Covid non s’è magari ancora visto. Chapeau.

2) Colpito un intero comparto

Dai ristoranti alle trattorie, dai bar alle gelaterie, dalle pasticcerie ai bistrot. La scure del DPCM si abbatte senza distinzione su ogni esercizio commerciale. E così chiudono alle 18 sia il ristorante da 200 coperti ricavato in un ambiente privo di ventilazione sia la piccola gelateria di quartiere dove – anche volendo – non possono entrare più di 2 persone per volta. Di nuovo, chapeau.

3) Argini alla movida

Per esperienza personale, girando in centro a Firenze abbiamo notato l’applicazione (più o meno precisa) delle regole all’interno dei ristoranti, mentre fuori – in strada, sul sagrato delle chiese, nelle piazze – le persone si assembravano come se non ci fosse un domani. E ora che un domani non c’è davvero, per quel tipo di movida, vengono puniti gli unici argini alla movida selvaggia. Tre volte chapeau.

4) Ignorati i trasporti pubblici

Il governo ha penalizzato l’aspetto della ristorazione, additandogli le responsabilità di essere uno dei mezzi di diffusione del contagio. Ignorando bellamente che la distanza tra due persone al tavolo non potrà mai essere equiparabile a quella che le stesse due persone hanno su un bus, un treno o in un vagone della metro. Bisognava forse intervenire lì, ma costa di più. E allora quattro volte chapeau.

5) Niente sgravi?

Potendo tecnicamente restare aperti fino alle 18, non è affatto facile che per i ristoratori e le gelaterie possano venire previsti degli sgravi fiscali o dei contributi per tenerli in piedi in un momento così difficile. Teoricamente qualche burocrate potrebbe sostenere che dalle 5 alle 18 è possibile fare abbastanza fatturato per sostenersi. Anche per un ristorante fuori città, che notoriamente a pranzo non vede un coperto. Cinque volte chapeau.

 

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