sabato 12 Settembre 2026
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Anche le oasi del Qatar hanno il loro tartufo bianco del deserto: è il “Fagga”

Nel deserto del Qatar cresce la Terfezia, nota come “tartufo bianco del deserto”. A Doha lo chiamato Fagga e il suo prezzo nei souq può arrivare a 550 euro/kg. E c’è chi prova a spacciarlo per un tartufo bianco di Alba…

tartufo bianco del deserto

I qatarioti lo chiamano Fagga, ma a livello internazionale è noto come Terfezia, ossia il “tartufo bianco del deserto”. Appartiene alla famiglia delle Terfeziacee e nei souq di Doha il prezzo può arrivare anche a 550 euro/kg. Anche se nei Paesi del golfo persico le sue quotazioni possono arrivare a cifre astronomiche, chi lo ha assaggiato conferma che il sapore è decisamente più blando, rispetto alle versioni europee. Per non parlare del confronto con il tartufo bianco di Alba o San Miniato…

Nonostante questa evidente differenza, spesso si cerca di spacciare il tartufo del deserto anche in Italia, proponendolo ai più ingenui come tartufo bianco di Alba per la sua somiglianza con il Tuber magnatum. Al netto di ciò, il Fagga è un esempio di fungo ipogeo che cresce nel deserto dei Paesi del golfo persico come il Qatar o l’Oman: i cercatori partono alla ricerca dei preziosi tartufi del deserto, apprezzato per le doti medicinali (è usato nella medicina tradizionale locale per il trattamento di disturbi agli occhi, alla schiena, alle ginocchia o alle gambe, ed è anche noto per le sue qualità come afrodisiaco), dopo i primi rari temporali. Come per i tartufi nostrani, i bianchi sono generalmente più pregiati dei marroni.

tartufo bianco del deserto

Si trovano a pochi centimetri sottoterra, vicino alle radici delle piante da cui traggono i nutrienti: in Qatar, ad esempio, la pianta preferita è il girasole del deserto. Un tempo si riteneva che i Fagga fossero stati creati dai fulmini dei temporali di novembre nel deserto. “Bisogna avere occhi come un falco per individuarlo nel deserto” spiegano i locali. I fagga vengono mangiati e cucinati in molti modi: crudi in insalata, bolliti nel latte, saltati nel burro, arrostiti nei fuochi da campo o come ripieno o stufato.

A riprova di come la passione per il tartufo spinga – a tutte le latitudini – a smerciare “copie” da zone meno vocate rispetto a quelle più pregiate, anche nei Paesi del Golfo avviene ciò che qui in Italia vediamo accade coi Paesi dell’Est. Nonostante i qatarioti cerchino i fagga locali, infatti, quando questi non sono disponibili è facile trovarne importati dall’Algeria.

tartufo bianco del deserto

Personalmente, lo abbiamo visto sotto vetro nel Museo di Storia Naturale di Doha, l’edificio a forma di una “rosa del deserto” che racconta il passato e il presente della penisola del Qatar, dai secoli in cui la ricchezza del Paese era data dalla pesca delle ostriche e dal commercio di perle fino agli anni Cinquanta con la scoperta dei giacimenti di petrolio. All’interno, il museo di Storia Naturale ospita il ristorante Jiwan (“Perla”) dello chef-superstar francese Alain Ducasse.

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