Il consumo di vino in Italia e nel mondo sta drasticamente calando e tra le varie motivazioni di questo fenomeno possiamo trovare il ruolo che la comunicazione ha nel mondo del vino. Da ormai vent’anni fa traino del comparto enologico, ma che in questi ultimi rischia di allontanare i consumatori. A raccontarci questo fenomeno con ironia è l’esperta Maddalena Mazzeschi nel suo nuovo libro: Tappi, tacchi e miracoli, il lato spirit…oso del vino della comunicazione.
Chi è Maddalena Mazzeschi?

Pochissimi professionisti come Maddalena Mazzeschi in Italia possono vantare 40 anni di esperienza nella comunicazione del vino. Nata nel 1964 a Perugia, ha intrapreso questo percorso nel 1984 da neodiplomata Perito Agrario iniziando a lavorare a Montepulciano presso il Consorzio della prima Denominazione di Origine Controllata ad essere uscita sul mercato con l’aggiunta della classificazione “Garantita” cioè la più alta prevista per il vino italiano. Fino al 1990 ha contribuito alla sua conoscenza e valorizzazione. Grazie alla notevole esperienza acquisita, nel 1991, ha aperto una sua agenzia di comunicazione, marketing e pubbliche relazioni specializzata in questo settore.
Il mondo del vino quarant’anni fa
Quando Maddalena ha iniziato 40 anni fa il contesto del mondo del vino era totalmente diverso da quello di oggi. Era appena ventenne e nel 90% delle occasioni l’unica donna in un mondo guidato da uomini che avevano mediamente 20-30 anni più di lei e non avevano mai lavorato, tantomeno alla pari, con un membro dell’altro sesso. Inoltre, parlare di comunicazione nel mondo del vino era del tutto futuristico, nessuno sapeva di cosa si trattasse e ancora meno cosa si potesse fare. Maddalena si è trovata a dover avere o acquisire alcune caratteristiche fondamentali per superare la prova. Questa raccolta di aneddoti è il frutto proprio dell’autoironia già iniziata a maturare fin da giovane.
Cosa racconta il libro?

Tappi, tacchi e miracoli è una raccolta di racconti che partono proprio da alcuni episodi legati ai cinque anni di scuola superiore, dove già si trova a dover superare i suoi tre handicap e a farne pedana di lancio per arrivare ad essere addirittura la prima donna eletta dagli studenti nel Consiglio di Istituto. Prosegue con aneddoti relativi al periodo della collaborazione con il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e quindi a quello di libero professionista. In più alcuni ricordi della vita privata dove, tanto per proseguire con le esperienze più o meno futuristiche.
La raccolta nasce dal desiderio di sdrammatizzare un po’ l’impatto con il settore vino che spesso si dà troppa importanza rischiando di allontanare i consumatori quasi impauriti davanti alle mille regole da seguire prima di potersi godere un buon sorso: temperature, abbinamenti, bicchieri, decantazione, ecc. L’intento è quello di dire: è importante conoscere il vino per poterlo apprezzare meglio, però che resti un piacere ed un divertimento. Allo stesso tempo c’è il desiderio di far conoscere la bellezza e ricchezza di questo mondo a chi è subissato di articoli, inchieste, ricerche mediche e via di questo passo, che vanno quasi demonizzando un prodotto con invece dietro millenni di storia, cultura, fatiche e ingegno umano.

Gli aneddoti sono rigorosamente veri ma, ovviamente, non bisogna aspettarsi di trovare i nomi di coloro cui si riferiscono, perché – è sempre l’autrice a parlare – “Dirlo non sarebbe una buona azione di pubbliche relazioni almeno se, come me, hai ancora un bel po’ di anni di lavoro davanti”. Invece la copertina non vuol mostrare solo i tacchi alti dei suoi primi anni di lavoro che le procuravano le prese in giro dei colleghi, ma anche la contraddistinguevano. Le scarpe rosse sono ormai un simbolo universale di denuncia, memoria e lotta per i diritti delle donne che anche nel settore del vino hanno vissuto e, a volte vivono ancora, situazioni di disparità.

