È stato con profonda tristezza, e con l’incredulità del caso – quella che fino alla fine ti fa sperare in un assurdo scherzo – che alle prime ore di questa mattina abbiamo appreso della scomparsa improvvisa di Stefano Incerti, noto al pubblico degli appassionati di cibo come “Stefano Kitchen”. Si era avvicinato a questo mondo da qualche anno, ma aveva fatto in fretta a farsi conoscere e apprezzare: oggi il mondo della critica gastronomica toscana perde una voce autentica e appassionata, capace di raccontare la ristorazione con serietà, entusiasmo e uno sguardo curioso.

Nato a Milano 52 anni fa e da tempo residente a Pistoia, Stefano era interprete e traduttore di formazione, ma la sua vera vocazione lo aveva portato nel mondo del cibo, della ristorazione e dell’ospitalità. Sul suo blog “Stefano Kitchen – Il senso del gusto” si definiva “… Food Writer e Critico Gastronomico, ti racconto le mie esperienze nei ristoranti che visito ed agli eventi di settore”. Ha collaborato anche con la nostra testata, e con oltre 50mila follower su Instagram trasformava le sue visite in ristoranti in narrazioni puntuali: piatti, ingredienti, servizio, atmosfera.

Non era solamente un recensore arrivato al mondo della critica da canali diversi da quelli del giornalismo, Stefano: pur facendo dell’online il suo palcoscenico privilegiato, non era solo “social”, ma la sua forza stava nella combinazione di competenza tecnica, sensibilità e quella leggerezza indispensabile a chi fa questo mestiere. Sapeva descrivere un piatto con precisione, ma anche cogliere l’esperienza complessiva della cucina. Curioso e aperto alle esperienze, amava la ristorazione autentica, dove il piatto non fosse solo “alla moda”, ma radicato nella materia prima, nel pensiero dello chef e nel racconto del territorio.

In un’epoca in cui la critica gastronomica rischia di banalizzarsi tra foto su Instagram, video su TikTok e frettolose segnalazioni, Stefano era apprezzato da molti ristoratori con cui si confrontava – da Luca Landi a Nicola Gronchi fino a Vito Mollica – e dai lettori che cercavano nelle sue parole ragionamento e analisi, oltre alla mera lista dei piatti. Il suo lavoro rimarrà come testimonianza che la critica gastronomica può anche essere cultura, racconto, onestà intellettuale. Un pensiero affettuoso alla mamma e alla sorella Silvia.
Addio, Stefano Kitchen: che il tuo gusto per la scoperta continui in un viaggio dove non serve prenotare il tavolo.

