venerdì 23 Ottobre 2026
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Al Tocco, dove cucina e cantina alzano l’asticella nel cuore di Cortona

Nonostante la presenza di vicini "ingombranti", il nuovo corso del ristorante a Cortona (Arezzo) punta sul connubio vincente tra la cucina di Mattia Santiccioli e del maitre sommelier Luis Hajrullai. Ecco perché merita una visita

foto di Luca Managlia

La sfida non era di quelle semplici, per un team che ha scelto con convinzione di puntare su cucina e cantina di alta qualità. Sì, perché dalle parti di Cortona – uno di quei borghi che rischiano facilmente di vivere di rendita, sospesi tra scorci da cartolina e turismo internazionale – affermarsi nella ristorazione e nella sommellerie significa automaticamente accettare di condividere il territorio con due “vicini” ingombranti come rispettivamente il Falconiere e manifestazioni come Chianina & Syrah.

Eppure c’è chi nel cuore del paese ha scelto di lavorare di cesello e visione, tanto ai fornelli quanto in sala: è il ristorante “Al Tocco”, che dallo scorso settembre ha inaugurato un nuovo capitolo della propria storia, portando tra le pietre antiche del centro storico un progetto gastronomico contemporaneo, pulito, consapevolmente ambizioso.

A guidare “Al Tocco” è un tandem formato dallo chef Mattia Santiccioli e dal maitre-sommelier Luis Hajrullai. Insieme, i due hanno creato un’alchimia che unisce piatto e bicchiere, un compromesso al rialzo che emerge con chiarezza appena varcata la soglia del locale. Siamo a due passi dal teatro Signorelli, ma chi entra aspettandosi la solita trattoria “con vista” ha probabilmente sbagliato indirizzo. La Toscana c’è, naturalmente, solo che non viene sbattuta in faccia: si riconosce già dall’ambiente (in primis dalla sala ricavata in una sala ricavata in un locale risalente all’anno Mille) e nell’arredamento delle tre sale, affidato a maestranze locali, dove trovano posto circa 30 coperti.

Ma è una volta seduti a tavola, che inizia la sorpresa: lo chef Mattia Santiccioli – classe 1992, di origini inglesi e giamaicane, una formazione londinese alla corte di Alain Ducasse al Bulgari Hotel e di Gordon Ramsya al Pétrus, più un passaggio all’Annabelle, private club frequentato dalla regina Elisabetta – ha elaborato una carta corta, quattro opzioni per ogni partita. Il menù si sofferma anche su alcuni suoi signature, dal tortello “al fumo” all’agnello fino alla cheesecake con crumble salato e kiwi. Gli stessi piatti si ritrovano anche all’interno dei due percorsi degustazione, “Under the Tuscan Sun” da 4 portate a 70 euro (100 con vini in pairing) e “Go blind or go back” da sei corse a 95 euro (140 con gli abbinamenti).

La volontà di alzare l’asticella si fa evidente prima ancora di ordinare, con l’aperitivo affidato a un twist locale sul Negroni, in cui ogni ingrediente – dall’amaro Cortona al bitter di olive e cardamomo fino al gin Nabucco di Stefano Amerighi o al vermouth Papacello – racconta il territorio.

Si parte con una variazione sul tema del topinambur, servito sia in spuma col sifone sia fritto in chips oppure bollito e reso a mo’ di tartare con mandorle tostate e polvere di aglio nero. Un piatto che nasce per dimostrare la capacità di sfruttare appieno la materia prima e si rivela ben eseguito, in grado di declinare il tubero nelle sue diverse consistenze senza farlo diventare stucchevole.

Un altro antipasto che ben rappresenta lo stile di “Al Tocco” è il parfait di fegatini, un divertissement d’ispirazione francese ma trasportato nella toscanità: il foie gras si trova infatti all’interno di un bigné con pasta di mandorle e nocciole accompagnato da rabarbaro – richiamo al retaggio giamaicano dello chef – in confettura e agrodolce. Un piatto che funziona, soprattutto in pairing con il Verduzzo di Ramandolo selezionato da Luis Hajrullai.

Con l’arrivo dei primi piatti, da Cortona ci si sposta – almeno in apparenza – in Giappone, con un altro twist locale, stavolta sul ramen. Il piatto nipponico è arricchito da kimchi coreano e tagliolini di pasta fresca fatta in casa, cotti in un mix di acqua e soia. E ancora: funghi shiitake e porcini, uovo e maiale in due versioni (pancia bollita e cotenna croccante), in un brodo dove il soffritto all’italiana sposa l’olio al sesamo, l’alga kombu e lo zenzero.

Il primo signature dello chef Santiccioli è il tortello, un’interpretazione moderna della pasta “al fumo”. A una sfoglia mediamente sottile corrisponde un ripieno di ragù di pancetta, con una base di panna, latte, pomodoro e rosmarino. Il valore aggiunto? Il crumble di pancetta croccante, che dà un gradevole tocco salato al piatto.

Un altro signature, presente nella carta di “Al Tocco” sin dal primo giorno è l’agnello della Nuova Zelanda, morbido e dal sapore delicato: viene prima cotto a lungo con latte e spezie, poi grigliato sui carboni e infine passato al forno. Viene servito accompagnato dal suo fondo più una purea di melanzane affumicate, pomodori confit e crumble di olive salate.

L’esperienza da “Al Tocco” si chiude con una tartelletta alla frolla ripiena di barbacucco con kimchi di cachi, pinoli tostati e mela filangé, più l’aggiunta di spezie natalizie (dalla noce moscata alla cannella fino ai chiodi di garofano), da servire col miele emulsionato con olio Evo.

Ad accompagnare i piatti di Mattia Santiccioli e della sua brigata – Marco Hajrullai, Xhoana Demrozi e Alba Gjoci – è una carta dei vini monstre di circa 800 referenze (più gli unicum) selezionate da Luis Hajrullai nel corso di viaggi alla scoperta di piccoli produttori. Non a caso, la cantina che dialoga con la cucina senza cercare scorciatoie facili è un mix di maison importanti e aziende del territorio cortonese e toscano. Il servizio, affidato ad Alessia Monchieri, Christian Votta e Federico Burberi, è attento ma mai ingessato. L’impressione è che da queste parti non si gioca a fare il fine dining, lo si pratica con naturalezza. C’è una bella sensazione di controllo: tempi giusti, ritmo corretto, attenzione al cliente senza invadenza. E anche se il nome del ristorante ricorda l’ora di pranzo – il “tocco” in Toscana è l’una – il ristorante è aperto solo a cena. Da tenere a mente.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe ’78, giornalista professionista dal 2007. Dopo anni come redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia, è passato alla libera professione. Oggi collabora con diverse testate online e cartacee, tra cui Il Giornale, Wine & Travel, Food & Wine. È membro della World Gourmet Society, nonché corrispondente italiano per Lust Auf Italien.

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