giovedì 10 Settembre 2026
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Il baccalà, Querini e quella strada del Nord che unisce Vicenza alle Lofoten

Un pesce delle Lofoten che diventa comfort food veneto. Un mercante veneziano che senza volerlo inventa una tradizione. Una tempesta oceanica che finisce servita con la polenta. Ecco la storia del Baccalà alla vicentina, e di come Sandrigo l'abbia trasformata in un rito collettivo

Ci sono piatti che nascono in cucina, e altri che traggono origine da situazioni ben più insolite, come un naufragio nel bel mezzo dei mari della Scandinavia. Il baccalà alla vicentina appartiene alla seconda categoria: non una semplice ricetta, ma un “incidente” della storia diventato identità collettiva di un intero territorio. Perché dentro quel tegame lento, bianco di latte e cipolle, non c’è soltanto il merluzzo essiccato. C’è il mare del Nord, ci sono le tempeste dell’Atlantico, c’è la fame del Quattrocento e soprattutto c’è un uomo: Pietro Querini.

Mercante veneziano, patrizio, uomo di mondo. Uno che nel 1431 parte da Candia – l’attuale isola di Creta – con una nave carica di vino e spezie diretta verso le Fiandre. Un viaggio commerciale come tanti nella Serenissima, almeno fino a quando il mare decide di cambiare la trama. La nave si perde nell’oceano, viene travolta dalle burrasche, l’equipaggio vaga per settimane tra fame e gelo. Querini e i superstiti approdano infine nelle isole Lofoten, nel nord della Norvegia, praticamente ai confini del mondo conosciuto.

Ed è lì che succede qualcosa di apparentemente banale ma destinato a cambiare la cucina veneta per sempre. Querini scopre che gli abitanti del posto mangiano stoccafisso: merluzzo artico essiccato al vento gelido, duro come legno ma capace di conservarsi per mesi. Un alimento perfetto per attraversare il tempo e il mare. Il veneziano lo osserva, lo assaggia, ne intuisce il valore commerciale. Quando finalmente riesce a tornare a Venezia, porta con sé anche quel pesce secco del Nord.

Da lì inizia una piccola rivoluzione silenziosa, perché il Veneto del Quattrocento è terra di commerci ma anche di digiuni religiosi. E quel pesce conservato, economico e resistente, diventa rapidamente prezioso. Attraversa calli, mercati e monasteri. Risale la pianura. Arriva a Vicenza. E a Vicenza accade il miracolo gastronomico: i vicentini prendono quello stoccafisso austero del Nord e lo trasformano in qualcosa di completamente diverso, morbido, cremoso, avvolgente. Lo lasciano a bagno per giorni, lo cucinano lentamente con latte, cipolle, olio e formaggio. Lo fanno sobbollire piano, senza fretta, come certe storie d’amore contadine.

E qualche secolo dopo il viaggio di Pietro Querini qualcuno ha deciso di ripercorrere quella strada: nasce proprio da quell’antica avventura la Via Querinissima, un itinerario culturale europeo che collega idealmente Venezia e le isole Lofoten, attraversando paesi, porti e tradizioni unite dal commercio e dal mare. Non una semplice rotta turistica tra Italia, Norvegia, Croazia, Grecia, Spagna e Portogallo, ma una geografia del gusto e della memoria che costruisce un ponte culturale tra il Mediterraneo e il Circolo Polare Artico.

Nasce così il baccalà alla vicentina, che in realtà sarebbe stoccafisso ma guai a dirlo troppo forte a Sandrigo in autunno, dove dal 17 al 20 e dal 24 al 28 settembre si tiene la 39° edizione di uno degli appuntamenti italiani più importanti dedicati al bacalà – sì, con una c sola – tra cucina, ville, musica e itinerari culturali. Tra ravioli fatti a mano, gnocchi di patate, pizza gourmet, bigoli al torcio e risotto, la Festa del Bacalà alla Vicentina è tra i più riconoscibili del calendario gastronomico veneto di fine estate, ma l’edizione 2026 si inserisce in un anno particolarmente significativo per la gastronomia: l’Accademia Italiana della Cucina ha infatti scelto come tema annuale Baccalà, stoccafisso e gli altri pesci conservati sotto sale o essiccati o affumicati nella cucina della tradizione regionale.

In questo contesto Sandrigo, legata da secoli alla memoria del viaggio di Pietro Querini e alla cultura dello stoccafisso, diventa una tappa naturale per raccontare come una materia prima del Nord Europa sia diventata uno dei piatti identitari del Veneto. Perché a Vicenza il baccalà non si mangia soltanto: si tramanda.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe ’78, giornalista professionista dal 2007. Dopo anni come redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia, è passato alla libera professione. Oggi collabora con diverse testate online e cartacee, tra cui Il Giornale, Wine & Travel, Food & Wine. È membro della World Gourmet Society, nonché corrispondente italiano per Lust Auf Italien.

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