Sul podio delle città con più ristoranti vegani (o vegan friendly) anche Milano e Roma, che insieme contano quasi 60 locali esclusivamente vegani più altri 439 con grande attenzione a questo regime alimentare

Sembra curioso, che città famose per piatti di carne come Roma, Torino e Milano – patria rispettivamente della carbonara, del vitello tonnato e della cotoletta – siano anche le tre città più vegan friendly d’Italia. In particolare, nonostante brasati al Barolo e carrelli di bollito, con 186 ristoranti (17 vegani e 169 vegan friendly) è Torino a ergersi a capitale vegana d’Italia. Alle sue spalle Roma, che in barba ad abbacchi e gricia conta su 163 strutture (16 vegani e 147 vegan friendly). Terza Milano, dove la passione per il risotto con l’ossobuco o la cassouela non va a scapito dei 147 ristoranti no cruelty (24 vegani e 123 vegan friendly).

Sorpresi? Non dovreste: già nel 2017 la città della Mole era stata scelta dal quotidiano inglese Independent come la capitale italiana vegan. La classifica è stata stilata da Myprotein tenendo conto, per ogni città, del numero dei ristoranti e negozi e altri fattori dedicati all’alimentazione vegana. “Attraverso l’utilizzo dei dati forniti da HappyCow, Burgerabroad e Vegan.com – spiegano – non solo abbiamo stilato la classifica delle città più Vegan-friendly d’Italia, ma abbiamo incluso anche i punti di ristoro più apprezzati”.

Se oltre ai ristoranti consideriamo anche i negozi di alimenti biologici, la capitale vegana d’Italia resta Torino (216) seguita sempre da Roma (209) e Milano (177). Dietro il podio, una seconda fascia di città vede classificarsi Venezia con 94 strutture (2 ristoranti vegani, 77 vegan friendly e 15 negozi), Firenze con 78 (9 ristoranti vegani e altrettanti negozi, più 60 locali vegan friendly) e Bologna a quota 74 (7 ristoranti, 59 vegan friendly, 8 negozi). Più staccate, nella top 10 delle città italiane più vegane, Genova, Napoli, Catania e Palermo.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

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