venerdì 9 Ottobre 2026
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Certosa di Maggiano, così rinasce il monastero simbolo dell’ospitalità toscana

Dopo il restyling e una nuova visione del lusso contemporaneo che ha portato il boutique hotel alla 5° stella, la Certosa di Maggiano - storica dimora alle porte di Siena - inaugura un nuovo capitolo. Qui, tra queste mura dove brillò anche la stella Michelin conquistata dal 2004 al 2010 da Paolo Lopriore, oggi opera la cucina del giovane Giovanni Cini

Negli anni aveva vissuto momenti di assoluto splendore sia sul fronte ricettivo che gastronomico, diventando il primo hotel italiano a entrare nella prestigiosa selezione di Relais & Chateau e conquistando una stella Michelin nel 2004 con lo chef Paolo Lopriore, arrivato appena due anni prima.

Poi per la Certosa di Maggiano – il boutique hotel nelle campagne alle porte di Siena, ricavato in un antico monastero certosino del XIV secolo – si sono succeduti momenti in chiaroscuro, su entrambi i fronti: tra cambi di proprietà e l’addio dello chef allievo di Gualtiero Marchesi, la struttura ha vissuto fasi delicate che hanno inciso sulla sua percezione nel panorama toscano e nazionale.

Ma adesso il vento è cambiato, e la Certosa di Maggiano sta vivendo una fase di rinascita, tanto come hotel – che al termine di un curato restyling ha recentemente ottenuto la quinta stella – quanto per ciò che riguarda il ristorante, affidato da tre anni alle mani del giovane senese Giovanni Cini, classe ’89. E così, in un settore che avverte spesso l’esigenza di reinventarsi, grazie al nuovo management guidato dall’imprenditore toscano Vieri Michelagnoli la Certosa sta semplicemente ritrovando la propria voce.

L’antico monastero immerso nella campagna senese (ma a soli due chilometri da Piazza del Campo) apre un nuovo capitolo della propria storia, riportando al centro un’idea di ospitalità che guarda al futuro senza dimenticare il proprio passato fatto di architettura, silenzio, spiritualità, ma anche di grande cucina. La rinascita della Certosa non passa attraverso effetti speciali o trasformazioni radicali: al contrario, il progetto valorizza il monastero secolare immerso tra ulivi e vigneti, tra la piscina adiacente e il ristorante ricavato nel chiostro.

Come anticipato, infatti, per molti appassionati di gastronomia il nome della Certosa di Maggiano è indissolubilmente legato alla straordinaria esperienza del ristorante “Il Canto” che, guidato dallo chef comasco Paolo Lopriore, conquistò e mantenne la stella Michelin fino alla controversa decisione di revocarla nel 2010. Un progetto che contribuì a trasformare questo angolo di Siena in una meta internazionale per gli amanti dell’alta cucina e che per quasi un decennio ha rappresentato una delle pagine più significative della ristorazione toscana degli ultimi decenni.

Oggi quella storia non viene cancellata, ma col ristorante La Certosa diventa il punto di partenza di una nuova identità gastronomica: la cucina di Giovanni Cini non punta a riproporre quel paradigma irripetibile di fine dining, ma a proporre un’offerta vicina a un pubblico più ampio, legata a piatti ben radicati nella tradizione – dai pici al ragù di coniglio fino alle pappardelle all’anatra, giusto per restare sulle paste fresche – ma non per questo senza una propria peculiarità, come dimostra la picanha con albicocche e bietola.

Sul versante ricettivo, le 22 tra camere e suite, tutte diverse tra loro, raccontano a loro modo la stessa filosofia del ristorante: nessuna standardizzazione, ma ambienti con una personalità distinta, affacciati sui tre chiostri originali del monastero o sugli ampi giardini privati. A completare l’esperienza ci sono – oltre al ristorante La Certosa – il Magnolia Bar & Lounge sotto una monumentale magnolia, la Limonaia con vista sulla campagna senese, la piscina panoramica e una serie di spazi pensati per rallentare il ritmo della quotidianità.

A conti fatti, è proprio il tempo il vero lusso su cui la nuova gestione ha deciso di investire. In un’epoca dominata dal consumo instagrammabile, la Certosa di Maggiano propone un’ospitalità costruita sul silenzio, sulle relazioni autentiche e sul piacere della lentezza. Il lusso non viene più identificato con l’ostentazione, ma con la possibilità di vivere esperienze sincere, immersi nella natura e nella storia del territorio senese, preservando l’identità del luogo facendola evolvere senza snaturarla.

Non è un caso che la struttura voglia proporsi anche come destinazione per matrimoni, eventi privati, ritiri creativi e soggiorni dedicati al benessere, sfruttando la suggestione della cappella all’aperto, della chiesa ancora consacrata e degli spazi storici recuperati con discrezione. La rinascita della Certosa di Maggiano assume così un significato che va oltre la semplice riapertura di un hotel: è il recupero di uno dei luoghi più iconici dell’ospitalità senese, capace di tornare protagonista senza inseguire le mode, ma facendo leva sulla propria storia.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe ’78, giornalista professionista dal 2007. Dopo anni come redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia, è passato alla libera professione. Oggi collabora con diverse testate online e cartacee, tra cui Il Giornale, Wine & Travel, Food & Wine. È membro della World Gourmet Society, nonché corrispondente italiano per Lust Auf Italien.

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