Diffamò lo chef Carlo Cracco chiamandolo “Re Sole della padella”: il giornalista veneto Achille Ottaviani condannato a pagare una maxi multa da 20mila euro

Una storia non proprio felice quella tra lo chef Carlo Cracco e il giornalista Achille Ottaviani, iniziato con un insulto e finito con una maxi multa. Come racconta “L’Arena”, storico giornale di Verona, Ottaviani che all’epoca era direttore di “La Cronaca di Verona e del Veneto” è stato condannato la seconda volta per aver offeso il celebre chef. Nel primo episodio se l’era cavata con 1.000 euro di multa per averlo definito «Re Sole della padella, mentre ieri la sentenza pronunciata dal giudice Francesca Cavazza è risultata ben più pesante perchè chiamato in causa il responsabile civile, ovvero la Alcograf srl, editrice del quotidiano diretto da Ottaviani, come racconta ancora il giornale veronese:

“Il cronista è stato condannato a 10.000 euro di multa (il pm d’udienza Nicola Marchiori aveva chiesto 30mila) per l’articolo che si riferiva alla cena di gala in Arena in occasione del cinquantesimo anniversario del Vinitaly nel 2016, lui e il responsabile civile dovranno pagare a Carlo Cracco una provvisionale di 20mila euro alla quale se ne aggiungono 3.500 per le spese legali. Condannato anche a risarcire ma la quantificazione spetterà al giudice civile.

Una cena, due procedimenti collegati e mantenendo l’ordine cronologico la prima diffamazione prese forma con l’articolo pubblicato da Ottaviani il 15 aprile 2016 sull’edizione cartacea e su quella online che si riferiva all’evento organizzato la sera prima nell’anfiteatro, sotto una tensostruttura, e destinato a 400 invitati. La celebrazione del mezzo secolo di vita di Vinitaly venne affidata a Carlo Cracco, all’epoca uno dei giudici di Masterchef, due stelle Michelin, negli anni precedenti la cena di gala era stata affidata ad altri chef, tutti stellati, ma per il cinquantesimo la scelta cadde sul cuoco vicentino.

Un menù raffinato e particolare (noci di capesante, piselli fave e tuorlo fritto, riso al pomodoro limone e cumino, trancio di Wagyu brasato sedano rapa e bacche di Goji e per finire dessert al cioccolato e frutto della passione) ma l’articolo, prendendo spunto – a detta dell’autore – dai commenti dei commensali a cena finita, non risparmiò nulla. Commenti sulla qualità del cibo (riso insipido e carne dura), dei prodotti utilizzati («verdure che non si abbinavano se non nella follia di una grandeur culinaria che non è esistita»). E chiosò che a fine cena in molti confidavano di trovare aperto un kebab. L’articolo venne ripreso dai giornali, rimbalzò sul web e Cracco, tutelato da Markus Werner Wiget, querelò. La procura in prima battuta chiese l’archiviazione ritenendo che seppur poco garbata, si trattava di una critica.

E in quest’occasione Ottaviani inciampò la seconda volta: lodò il magistrato «con la M maiuscola» e definì lo chef «stella in caduta orizzontale». Era il 17 novembre 2017 e venne denunciato per la seconda volta. Invero la prima querela non finì in archivio perché il gip dispose per il giornalista l’imputazione coatta per le invettive sul Galà. «Io a quella cena c’ero, non so se il signor Ottaviani fosse presente. Non posso dire che fu impeccabile perché sarei un presuntuoso ma sicuramente fu al meglio delle nostre possibilità E dire che il wagyu è una carne dura è come dire che questo tavolino è pane», esordì Carlo Cracco durante la deposizione. Spiegò la difficoltà a gestire le prenotazioni del ristorante: «Non sapevo spiegare la ragione di quelle offese».

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