Stavolta la partenza è col piede giusto. Se nelle settimane scorse avevamo scritto di come l’improvviso forfait dello chef avrebbe potuto creare qualche grattacapo operativo, a pochi giorni dall’apertura possiamo confermare che Claris – il nuovo ristorante sul lungarno Vespucci negli spazi che per anni hanno ospitato l’Harry’s Bar – ha aperto i battenti con tutte le caselle al posto giusto: un cocktail bar funzionale affidato a una vecchia conoscenza come Christian Pampo e in cucina il giovane Niccolò Timpanaro, chef pratese classe ’93, un passaggio con Matteo Lorenzini ai tempi del Se.Sto on Arno e in seguito il bistrot parigino di Alain Ducasse.

A restituire nuova vita a questo indirizzo iconico è l’imprenditore romano Antonio Galati, già titolare di Villa Tolomei, elegante resort sulle colline della città, che ha voluto investire nel rilancio di una delle pagine più significative della Firenze del Novecento ampliando la sua presenza nel panorama dell’ospitalità di alto livello. Al suo fianco la proprietà del locale tout court, la GIN Srl, holding del gruppo di proprietà della famiglia Olivetti Rason, controparte della famiglia Bechi ai tempi della chiusura dell’Harry’ Bar. Obiettivo comune non è creare un ristorante sic et sempliciter, ma giocare al rialzo sul doppio binario tra cucina e mixology, come dimostra anche la presenza alla prossima edizione della Florence Cocktail Week.

Insomma, Claris: il nome richiama la luce come simbolo di vita e rinascita, e cenni di quest’ispirazione si ritrovano anche nei “titoli” dati alle diverse parti del menù. La carta prevede quattro opzioni – mare, terra e vegetariano – per ogni partita, in cui spiccano la Cipolla di Tropea in Royal con pan di spezie e lardo di Colonnata (destinato a diventare uno dei piatti signature, ndF), le Pappardelle ripiene di guancia e nervetti con bagna cauda, il risotto con carciofi e Blu del Mugello o l’Anatra con polenta, vermouth rosso e radicchio. I prezzi sono in linea con la zona e la storicità della location: antipasti tra 21 e 24 euro, primi tra 23 e 24, secondi non oltre i 30 e dessert a 12.

Non un fine dining in senso stretto, né una cucina che vuol esserlo a tutti i costi. Anzi, l’approccio è aperto, inclusivo: un luogo – è l’ambizione della proprietà – “dove la convivialità resta al centro e la ricerca gastronomica si traduce in piacere condiviso”. Il cambio di atmosfera e di arredi vuol marcare la distanza con la precedente veste del locale, segno che quella di Claris promette di essere un capitolo completamente nuovo in grado di conquistarsi il gradimento dei fiorentini e di quella fascia di clientela locale che desidera un ristorante capace di entrare nella vita quotidiana come nei momenti speciali.

