Quasi 600 gelaterie, che descrivono il top di gamma di un settore sempre meno nicchia. Secondo la guida delle Gelaterie d’Italia 2025 del Gambero Rosso – presentata al Sigep di Rimini – “il gelato del futuro è dei nati tra gli anni ’80 e ’90, abili interpreti dei tempi moderni, capaci di individuare i modelli imprenditoriali (o, per meglio dire, artigianali) migliori, di diversificare il business senza timori e di tenere in seria considerazione il proprio work-life balance”. La nona edizione della guida vede salire a 599 le gelaterie recensite, rispetto alle 550 dello scorso anno. Si arricchisce anche la rosa dei Tre Coni – massimo riconoscimento in termini di eccellenza – che passano a 72, con 6 nuovi ingressi ben distribuiti su tutto il territorio.
Le sei novità di quest’anno sono Gelato Contadino a Bergamo, Mille a Verolanuova (BS), Maritozzi e Gelato di Barbara e Renato a Bologna, Gelati Crispini a Spoleto, Mokambo a Ruvo di Puglia e La Cremeria Vitaro a Rende. Allo stesso modo, le categorie dei Premi Speciali – assegnati agli esercizi che si sono distinti in ambiti specifici – da quest’anno diventano sei: gelatiere emergente (Maria Teresa di Fraia di Gelati Radicali – Ancona), sostenibilità (DaRe – Roma), miglior gelato al cioccolato (Gelateria San Gottardo – Borgomanero NO), miglior gelato alla crema (Zampolli – Trieste), miglior gelato gastronomico (Gelateria Panna&Storti a Romano d’Ezzelino VI, Teatro del Gelato a Sant’Agostino FE e Gelizioso a Sarno SA) e valorizzazione delle filiere (Nonna Papera a Cantù CO), Mario Magrini a Roseto degli Abruzzi TE e L’Artigianale a Pozzallo RG).

Aumentano rispetto alla precedente edizione le gelaterie che hanno conquistato i Tre Coni, passando da 70 a 72. A livello regionale, la Lombardia si conferma al vertice della classifica (14 esercizi, come lo scorso anno), registrando due new entry a Bergamo (Gelato Contadino) e in provincia di Brescia (Mille). Seguono il Piemonte e l’Emilia-Romagna a pari merito (10 esercizi), mentre il Lazio si fregia di 8 premiati con il massimo punteggio.
La guida delle Gelaterie d’Italia del Gambero Rosso fotografa la punta di diamante della gelateria nazionale, caratterizzata per sua natura da una spiccata sensibilità nei confronti della materia prima. Eppure, sebbene la selezione degli ingredienti e le abilità tecniche rimangano centrali, questa edizione rende omaggio alla capacità dei migliori (giovanissimi) gelatieri d’Italia di interpretare il tempo (presente e futuro) e di inserirsi nel mercato in chiave sostenibile, non solo per l’ambiente ma anche per sé stessi.
“Dando ormai per assodate la ‘bontà’ del gelato e la conoscenza profonda delle materie prime – commenta Annalisa Zordan, curatrice della guida – abbiamo voluto puntare i riflettori sulla capacità della maggior parte dei gelatieri di intercettare il modello imprenditoriale (o, se vogliamo, il modello artigianale) che più gli si confà. C’è chi si è specializzato anche nella cioccolateria o nei grandi lievitati raggiungendo livelli eccelsi, chi ha aperto e continua ad aprire più succursali riuscendo a conciliare standardizzazione e qualità. O c’è chi ha un solo negozio, apre, manteca, sta alla vendita e quando finisce il gelato chiude bottega. Un modo di fare imprenditoria che consente pure di farsi trovare preparati a un mondo del lavoro che sta cambiando. Inutile negare l’evidenza: sempre più persone stanno cercando un equilibrio tra vita e lavoro. Quello che è emerso quest’anno è proprio questo: la gelateria è una fucina di nuovi paradigmi”. “La guida – aggiunge Lorenzo Ruggeri, direttore responsabile del Gambero Rosso – racconta un mondo in grande evoluzione, in linea con il gusto attuale: meno colori radioattivi, zuccheri contenuti, maggiore attenzione alla materia prima e alla salubrità. Il gelato del futuro sarà sempre più al servizio del territorio di riferimento, servito in cono o coppetta”.

In seno alla cerimonia, Stefano Dassie dell’omonima gelateria – Dassie Vero Gelato Artigiano di Treviso – ha deciso di rinunciare al premio, sia pubblicamente a Rimini che sui propri canali social. Il motivo? I criteri di valutazione ritenuti poco chiari e trasparenti, lontani da logiche che rispecchiano i valori del vero gelato artigianale.

