Dopo un felice restyling, il Golden View di Firenze riapre i battenti puntando su una duplice sfida: quella della cantina, con parecchie bottiglie pregiate, e della cucina, grazie a uno chef come Paolo Secci

foto di Luca Managlia e Pietro Savorelli

golden view firenze

Ha il sapore di una doppia sfida ai palati fini della città, la riapertura del Golden View a Firenze, in via de’ Bardi. Il locale – probabilmente la miglior vista su Ponte Vecchio, all’altezza del fiume, di cui sia possibile godere stando a tavola – ha completato un lungo restyling e oggi si presenta ai fiorentini (in attesa di farlo anche con i turisti) forte del connubio tra due eccellenze. Da un lato la cantina, grazie al sommelier storyteller Paolo Miano, dall’altro la cucina, affidata allo chef sardo Paolo Secci, uno a cui il coraggio di certo non difetta.

Eppure dietro la nuova vita del Golden View c’è un altro nome, quello del 40enne Tommaso Grasso, siciliano di origini ma fiorentino di nascita, da vent’anni in via de’ Bardi a costruire un business che oggi prende strade e forme differenti, sia nell’aspetto e nella proposta gastronomica. “Il locale per me è casa, uno spazio – spiega – nel quale esprimo le mie passioni legate non solo al cibo ma anche al vino e al mondo del collezionismo d’arte e della filantropia che amo condividere con i miei ospiti e con la squadra di lavoro, con cui ho un bellissimo rapporto e un’armonia perfetta. Lo considero un fattore strategico affinché un’impresa possa funzionare”.

Prima di arrivare alla parte della cucina, il Golden View mostra una sua peculiarità, la zona gastronomia con una vasta scelta di salumi e prosciutti tagliati a mano (Prosciutto di Cinta Senese Bio, Semidolce affumicato alle foglie di tabacco Kentucky, Pancetta tesa di Brado del casentino, Salame dell’antica macelleria Frittelli, Mortadella di Mora Romagnola di Scapin, Finocchiona del Casentino, Capocollo di Mangalica del Friuli) e una particolare selezione e ricerca di formaggi italiani ed esteri (Francia, Belgio, Spagna, Olanda e Inghilterra) .Tutto è a cura del gastronomo Steven Baldini, “l’Oste di quartiere” nato in terra aretina. A seguire il laboratorio di panificazione che produce pane e dolci per tutto il ristorante: vi si utilizzano solo farine biologiche di grano 100% Italiano e lievito madre.

golden view firenze

Considerata la location e l’ampia metratura del ristorante, ben 550 metri quadri, si potrebbe pensare a un’attenzione più rivolta alle quantità che non alle qualità oppure al fatto che la vista sia l’unico appeal su cui concentrarsi. Ma sarebbero due errori da segnare con la matita rossa, perché le vetrate che affacciano su Ponte Vecchio, sul Corridoio Vasariano, sugli Uffizi e sull’Arno non “rubano” nulla alla piacevolezza dei piatti, così come la presenza di tanti coperti non va affatto a scapito della loro ricercatezza.

chef Paolo Secci golden view firenze

Forse è per questo, per mostrare come sia a suo agio anche sui grandi numeri (il Golden View può ospitare fino a 300 persone), che lo chef Paolo Secci – con un passato di studi in Architettura – ha accettato di affrontare una di quelle situazioni che in genere fanno girare le scatole a molti suoi colleghi. Gestire a la càrte un tavolo da venti persone, commensali che nulla hanno fatto per rendergli semplice il lavoro: eppure il risultato è stato decisamente all’altezza, con i piatti usciti nei tempi giusti e con le temperature corrette. Non era facile, specie con la cucina a vista voluta da Tommaso Grasso.

piatto golden view firenze

Vocato alla ricerca degli ingredienti e a una loro lavorazione minimale (“Quando hai un ingrediente di prima scelta il pensiero è semplicemente capire con tecnica e istinto qual è il modo giusto per tirare fuori la sua essenza”), Paolo Secci passa agevolmente dalla cucina di carne a quella di pesce. Ecco dunque alternarsi nel menù primi come gli Gnocchetti di patate alla nepitella su spuma di porcini e porcini tostati, Linguine del pastificio Mancini alle vongole veraci, zucchine fiorentine e caviale Calvisius, Pappardelle allo scoltellato di manzo brado della Maremma e melanzane al funghetto. Tra i secondi si può variare dalle bistecche di Maremmana e Fassona, passando dal piccione d’Anjou’ al fegato di vitella, dallo Storione in crosta con asparagi saltati e salsa di soya al ginger al pesce al sale o all’acqua pazza.

paolo miano golden view firenze

In quanto alla cantina del Golden View, basti pensare che con 8000 bottiglie è considerata la seconda più importante in centro cittadino: inserita in un fondo del ‘400 appartenuto alla famiglia fiorentina dei Bardi, si presenta naturalmente temperata e particolarmente predisposta alla conservazione. Realizzata dall’architetto Marta Sansoni è situata sotto Costa San Giorgio. Oggi è uno spazio privato nato dalla passione per il vino di Tommaso Grasso che assieme al suo storico wine manager Paolo Miano, ha dato posto e vita alle bottiglie che in questo spazio possono riposare e invecchiare in un luogo a loro ideale. Paolo Miano è anche un instancabile “wine hunter”, a suo agio nel raccontare le etichette più prestigiose nelle degustazioni dove vengono proposte verticali dei grandi Supertuscans (Sassicaia, Ornellaia, Solaia, Tignanello) o dei più prestigiosi Brunelli (Biondi Santi, Soldera, Poggio di Sotto).

golden view firenze

Infine, la suite segreta del Golden con terrazza su Ponte Vecchio: uscendo dal locale sulla destra una piccola porta conduce attraverso un corridoio dall’atmosfera Evocativa alle scale che portano alla suite arredata con pezzi di antiquariato e alto artigianato. Per i più esigenti il ristorante organizza in questo spazio cene private ad hoc con vista esclusiva.

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Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

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