venerdì 11 Settembre 2026
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Manifattura Firenze, l’italianità al bancone declinata in 16 drink

La nuova drink list di Manifattura Firenze è un omaggio al “Libro imbullonato” di Fortunato Depero e declina l’italianità in 16 cocktail rigorosamente made in Italy

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il nuovo menù di Manifattura Firenze – cocktail bar dalla bottigliera interamente italiana, che incarna e racconta appieno la storia dello stivale – suona come un fisico tributo al “Libro imbullonato” di Fortunato Depero disegnato da Urto, street artist calabrese capace di fondere il mondo dei graffiti a quello figurativo, dal tratto grafico e celebrativo della geometria delle forme che racchiudono.

La nuova lista di 16 cocktail reincarna e celebra a pieno proprio l’italianità che da sempre è cifra distintiva del locale. Da Virzì a Garibaldi passando per Rita Pavone fino a Gianni Versace, suddivisi in quattro categorie. Si parte dai Leggeri, proposte analcoliche che reincarnano Garibaldi e Carlo Buti per passare ai Ruffiani di cui abbiamo avuto modo di assaggiare in anteprima “Ovosodo”, il cocktail dedicato al regista Paolo Virzì, dal sapore sapido, floreale e fresco realizzato con aperitivo americano Cocchi al basilico, amaro Santoni, liquore al bergamotto e rose gialle italicus, succo di pompelmo e sale di sedano. Passando alle miscelazioni dai sapori più decisi si arriva ai Risoluti che si presentano sinceri nel grado e nella complessità olfattiva. Fra questi lo “Sbucciami” un ideale dopocena ispirato a Cristiano Malgioglio, un brandy stravecchio infuso alla banana con vodka al caramello salato, amaricante aromatico al cioccolato Punt e Mes. E a chiudere il menù ci sono i Doverosi (Negroni) fra cui il “Rotolando Verso Sud” dedicato ai Negrita con Vermouth rosso Carpano classico infuso con pomodoro datterino confit e fico secco.

Decine sono le preparazioni che caratterizzano questo nuovo menu, e molte escono dal mondo del bar per sfociare in vere e proprie ricette gourmand. Dal bilanciamento all’abbinamento cocktail-personaggio, immergersi a pieno nella realtà di Manifattura è l’unico modo per capirne a pieno il magico mondo, lasciandosi guidare dall’intuito e dalla curiosità. Negli assaggi non deve mancare il “Gorilla” omaggio a Fabrizio de André che lo reincarna alla perfezione e quasi lo riporta in vita, arrivando a godere della sua presenza incorporea, il cocktail che vale il viaggio e l’esperienza.

E dire che il locale era nato dalla paura e dalla rabbia che la storia di distillati e liquori italiani potesse scomparire a discapito di ciò che, spinto dalle correnti dell’Atlantico e del Canale della manica, piano prendeva piede in Italia. “Tutti parlavano di fare hospitality e noi facevamo accoglienza” racconta il titolare Davide Campagnolo. “Mi mancava l’idea della vecchietta che usciva di casa alle 11 per fare aperitivo con un Vermouth bianco e un cubetto di ghiaccio, sempre che ce l’avessero il ghiaccio al bar, una fettina di limone tagliata alla meno peggio sul banco. Non volevo si perdesse questo mondo, perché dietro di esso c’era la produzione del vermouth, ad esempio, che oggi serve per cocktail come il Negroni ma prima era normale da trovare nelle case degli italiani”.

Manifattura Firenze quindi è molto più di un cocktail bar: un parto lento iniziato nel 2015 ha dato alla luce uno spazio per etichette e bottiglie di un tempo che non c’è più. Anche la musica – solo italiana, dal jazz anni ’20 fino ad interpreti come Enzo Jannacci e Sergio Caputo – conferma le aspettative di questa esperienza. L’italianità incarnata dalla bottigliera è la chiave per una riflessione che confermi la maestria artigianale degli italiani. “Nessuna nazione – racconta ancora Davide – ha avuto nei secoli la propensione a creare tutti questi distillati. Ogni piccolo borgo ha il suo amaro, il liquore della zia che è diverso da quello che fa la nonna e ancora diverso dalla vicina. Queste bottiglie sono la reincarnazione dello stivale, dei nonni e di tutti gli italiani. Anche negli USA, seppur con la loro voglia di fare meglio degli altri, non hanno mai sviluppato la miriade di prodotti come c’è in Italia”.

 

 

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Antonio Galdi
Antonio Galdi
Antonio Galdi, classe 00, si laurea nel 2022 in scienze gastronomiche mediterranee presso l’università di Napoli Federico II. Inizia a lavorare come aiuto cuoco in vari alberghi e ristoranti ma dopo un master in critica enogastronomica, inizia a pubblicare i suoi primi articoli. Adora la cultura pop legata al cinema, alla musica e alla letteratura italiana.

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