sabato 10 Ottobre 2026
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Pizza & promozione, Firenze ha davvero bisogno di questo tipo di festival?

Firenze ha bisogno di un festival della pizza al piazzale Michalengelo? La risposta è semplice: no. Perché nonostante gli slogan non valorizza né una tipicità locale né i suoi principali artefici sul territorio

Il rischio maggiore di dare un giudizio su un evento, per chi da anni organizza (anche) iniziative simili sullo stesso territorio, è che il karma faccia il suo dovere e prima o poi colga in castagna anche chi scrive. O in altre parole, che si verifichi quello che gli americani sintetizzano in “What goes around comes around“. Ecco perché ci siamo presi qualche ora di tempo, prima di pronunciarci sul caso del Festival della Pizza chiamato “Pitti Pizza and Friends” in programma al Piazzale Michelangelo dal 23 al 26 maggio con 11 forni a legna.

Eppure, dopo una ponderata riflessione, ci sentiamo di dare una risposta piuttosto chiara alla domanda se Firenze abbia o meno bisogno di questo tipo di manifestazioni. A parere di chi scrive la risposta è no, non ne ha bisogno. Per più di un motivo. Intanto perché – come hanno riportato gli organi di stampa cittadini, a partire dal Corriere Fiorentino – l’evento è annunciato “in un’ottica di rilancio del turismo volta ad intercettare nuovi flussi turistici anche attraverso grandi eventi di interesse che valorizzino la nostra memoria”. Quasi una supercazzola, se consideriamo due aspetti: Firenze non ha alcuna tradizione di pizza da dover valorizzare, al massimo ce l’ha la struttura campana Alimenta che organizza l’evento, e lo scarso peso specifico del festival si misura dall’assenza di tutti i veri pizzaioli di prima caratura presenti in città.

Trasformando piazzale Michelangelo in un forno per 4 giorni, quindi, non si valorizza né la città tout court (casomai si toglie lavoro alle altre pizzerie, visto che solo 3 su 11 sono fiorentine) né le sue tradizioni culinarie né tantomeno i maestri dell’Arte Bianca che hanno portato la Toscana ad essere sul podio delle regioni italiane per pizzerie citate sulle due maggiori guide nazionali. Eppure l’evento ha ottenuto – almeno a detta degli organizzatori – il patrocinio della Regione Toscana, del Comune di Firenze e della Camera di Commercio, con quest’ultima che però ha confermato al Corriere di aver rifiutato la concessione. Anche Destination Florence Convention & Visitors Bureau, l’ente partner del Comune che avrebbe il compito di promuovere il turismo alternativo e valorizzare i luoghi meno battuti, anche per decongestionare il centro storico dalle masse di visitatori: secondo la direttrice Carlotta Ferrari sentita dal Corriere, infatti, “noi non siamo né coinvolti nell’organizzazione, né abbiamo patrocinato”, malgrado sul sito della stessa Df sia riportato accanto all’evento, il bollino «qualità garantita da Df Convention & Visitors Bureau».

E adesso che tutti sembrano allontanarsi dal festival e fanno a gara a scendere dal cavallo zoppo, la bagarre coinvolge anche il mondo politico. Non dimentichiamoci che tra meno di un mese si vota, in riva all’Arno: il patrocinio è stato concesso dalla giunta (assenti il sindaco Dario Nardella e l’assessore Andrea Giorgio, mentre c’erano e dissero di sì Alessia Bettini, Sara Funaro, Titta Meucci, Stefano Giorgetti, Maria Federica Giuliani, Giovanni Bettarini, Benedetta Albanese e Cosimo Guccione). “Credo che non ci sia bisogno di trasformare il piazzale in una ciminiera – spiega inoltre Pasquale Caprarella, vicepresidente dell’associazione Pizza & Peace, lei sì presente sul territorio spesso per nobili cause – senza considerare il gran lavoro che hanno fatto e stanno e stanno facendo i pizzaioli toscani per valorizzare le pizzerie e i prodotti del territorio. Mi sembra di sentire lamentele sul fatto che Firenze stia diventando sempre più un grande mangificio e poi invece si organizza un mega pizza party alla napoletana sul piazzale. Che dire, si predica bene e razzola male”.

Al di là di tutto, anche prima che scoppiasse la polemica c’erano motivi per storcere il naso davanti all’evento. Intanto, per quel richiamo a Pitti che suona come un clickbait (Pitti Immagine non c’entra nulla, e non pare ci sia alcun legame di sorta con l’omonima piazza dell’Oltrarno). Inoltre, l’assenza del coinvolgimento dei principati attori – in primis le pizzerie, ma non solo – del territorio. Infine non è vero che il piazzale Michalengelo sia tabù: la location ha ospitato per anni il Gelato Festival, ma almeno in quel caso il legame con la città del David era storicamente (quasi) assodato.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe ’78, giornalista professionista dal 2007. Dopo anni come redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia, è passato alla libera professione. Oggi collabora con diverse testate online e cartacee, tra cui Il Giornale, Wine & Travel, Food & Wine. È membro della World Gourmet Society, nonché corrispondente italiano per Lust Auf Italien.

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