giovedì 16 Luglio 2026
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Dalla Toscana a Dubai, storia di una “emigrazione” di gusto e stile

Dalla chef Beatrice Segoni ai casi di Dario Cecchini e Vito Mollica (ma non solo...) fino al versiliese Marco Garfagnini: Dubai continua ad avere un particolare appeal per gli addetti ai lavori provenienti dalla Toscana

Da almeno un lustro, Dubai è uno dei principali hub globali per gli chef toscani, soprattutto nel segmento lusso e fine dining italiano. L’ultimo in ordine di tempo è il versiliese Marco Garfagnini, classe ’72, che l’anno scorso negli Emirati Arabi ha aperto un ristorante, o meglio, una cittadella cuciniera di grande classe, considerando che ai fornelli trovano posto 75 cuochi.

Nel giro di 90 giorni il suo “Vera Versilia” è già stato proclamato miglior ristorante italiano di tutto il Medio Oriente: teniamo conto che solo nella città con il grattacielo più alto del mondo – il Burj Khalifa – sono 12mila le “tavole calde”. Dire che ha sbaragliato la concorrenza è dire poco, e una visita al suo ristorante è d’obbligo sia per i residenti che per i turisti: basta prendere a noleggio una delle auto economiche a Dubai su Renty e dirigersi al quartiere residenziale di Al Barsha.

vito mollica chef

Ma il filo che lega Toscana e Dubai è ben più solido: il nome più celebre a transitare a quelle latitudini è stato Vito Mollica, che nel 2021 ha lasciato il Four Seasons Hotel di Firenze – la sua casa per un decennio, dove ha vinto nel 2013 il premio per il Piatto dell’anno della Guida dell’Espresso – per “emigrare” a Dubai, come Director of Culinary della catena italiana del settore dell’ospitalità di lusso internazionale Mine & Yours Group, prima di rientrare in città con Chic Nonna poi diventato Atto di Vito Mollica.

Ma prima di Vito Mollica, anche in tempi recenti, a cedere alle lusinghe della metropoli degli Emirati Arabi Uniti sono stati altri chef e addetti ai lavori. E’ il caso di Dario Cecchini, il macellaio poeta di Panzano in Chianti, che si è trasferito al 74° piano del nuovo SLS Dubai Hotel & Residences nella Business Bay per aprire la steakhouse Carna. Refuso? Macché: nella mitologia romana Carna era una ninfa poi trasformata in divinità che proteggeva gli organi interni. Una scelta appropriata, vista la filosofia di Dario che da sempre punta sull’utilizzo complessivo dell’animale. “Essere qui a Dubai – spiega Cecchini, che già due anni fa aveva aperto un locale alle Bahamas – non è solo un onore per me, ma un sogno che diventa realtà e l’occasione per far conoscere la mia filosofia di consumo responsabile in cui si utilizza ogni pezzo dell’animale e niente è sprecato”.

Da ancora prima è invece a Dubai una chef che a Firenze ha lasciato il segno (e il cuore), la marchigiana Beatrice Segoni. Nell’emirato, l’ex titolare del Konnubio è “rinata: a Dubai – racconta – si vive e si lavora molto bene. Ho avuto coraggio perché cambiare vita a 61 anni non credo sia da tutti, ma il coraggio aiuta gli audaci. Dopo di me sono arrivati in tanti: la comunità italiana residente a Dubai conta ormai circa 20mila persone. Città cara? Dipende dallo stile di vita che fai, e se sei attento non è più cara dell’italia… Fa caldo, è vero, ma per chi ama il mare e il sole tutto è sopportabile”.

Ma come se la cava la chef Beatrice, insieme al marito Gianluca Buccioni, pastry chef? “Il lavoro non manca: il mio ristorante Pierchic – su una piattaforma di legno in mezzo al mare, di fronte al Burj Al Arab – è pieno tutte le sere e facciamo una media di 120 coperti a sera. Se sei capace nel tuo lavoro, qui te lo riconoscono e ti fanno stare bene. Non c’è invidia tra colleghi perché qui lavorano tutti e non c’è molto tempo per le chiacchiere. Mi spiace per l’italia, ma qui la vita è un’altra cosa”.

Ma non finisce qui: la lista dei toscani – di nascita o d’adozione – emigrati a Dubai è ancora lunga. Ci sono (o da lì hanno transitato nel corso della carriera) il fiorentino Saverio Sbaragli, classe ’74, già al Salviatino e oggi executive chef al Muntaha (Burj Al Arab), oppure Marco Acquaroli, chef del Rockfish. E ancora: Paolo Mannis, chef del ristorante Sal (Burj Al Arab), Roberto Rispoli (Schimmer), Luca Tresoldi (Artisan) e Fulvio Opallo (Il Borro).

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