martedì 27 Ottobre 2026
HomeNewsCoronavirus e ristorazione:...

Coronavirus e ristorazione: le ragioni di chi aprirà e di chi invece resterà chiuso

Il dibattito (virtuale) sulla fase 2 nella ristorazione impazza, tra locali che non vedono l’ora di riaprire ed altri che annunciano di voler restare chiusi fino al completo ritorno alla normalità. Ma chi ha ragione? Probabilmente entrambi

Sulle pagine e sui gruppi Facebook dedicati alla ristorazione non si parla d’altro: cosa fare quando anche per questo settore – verosimilmente a metà maggio – scatterà la “fase 2” dell’emergenza coronavirus? Il tema sembra aver polarizzato chef e ristoratori in due opposte fazioni, quella che non vede l’ora di riaprire, anche con tutte le limitazioni del caso, e quella che invece annuncia di voler restare chiusa fino al completo ritorno alla normalità, anche se ciò dovesse significare riaprire in autunno o addirittura l’anno prossimo.

Ma chi ha ragione? Probabilmente entrambi: come spesso succede, non c’è una strada giusta e una sbagliata. Se qualche giorno fa erano stati i Ristoratori Toscani a portare avanti le ragioni di una chiusura ad oltranza (qui), nelle ultime ore diversi ristoranti – anche di prima fascia, ma non solo – stanno annunciando l’intenzione di non riaprire o di farlo solo col delivery (Pierluigi Police), mentre altri che vorrebbero fare delivery sono magari bloccati da ordinanze regionali (Gino Sorbillo).

Le motivazioni sono del tutto legittime: “Se devo ridurre i coperti in maniera importante, modificare l’offerta sia sul fronte sala che in cucina, abdicare al ruolo sociale della ristorazione, e comunque devo pagare affitti, utenze e stipendi, rischiando sanzioni in caso di controlli (la responsabilità è sempre del titolare, ndF), allora preferisco restare chiuso finché non potrò dare ai clienti l’esperienza migliore a cui erano abituati”. Firenze, giusto per citarne una, è piena di trattorie dove capita(va) di mangiare fianco a fianco con sconosciuti, su lunghi tavoloni in legno. Ecco, per loro una riapertura soft è praticamente impossibile.

D’altro canto, se la situazione è difficile per chi ha locali piccoli o con un alta densità di tavoli, forse andrà un po’ meglio ai ristoranti che si trovano fuori dalle grandi città, alle trattorie rurali, agli agriturismi e a quelle strutture dove è possibile allestire tavoli all’aperto, dehors o ampie terrazze. Sono loro, infatti, che pressano per riaprire prima possibile: i sacrifici per il distanziamento ci saranno anche per loro, sia chiaro, ma almeno stando all’aperto potranno ricominciare a lavorare e immettere un po’ di ossigeno in una contabilità altrimenti disastrata. “Perché dovrei restare fermo anche io che tra ogni tavolo riesco a mettere anche 2-3 metri e lavorando all’aria aperta non ho bisogno di fare proprio tutti gli onerosi lavori di sanificazione?”.

https://www.facebook.com/pasquale.naccari/videos/3288097014584635/

In ogni caso, al di là delle ragioni dell’una e dell’altra parte, resta una patata bollente con cui lo Stato e le singole regioni dovranno fare i conti: banditi i social table, l’accesso a un tavolo comune difficilmente potrà essere garantito solo a chi fa parte dello stesso nucleo familiare, per cui anche all’interno dello stesso tavolo servirà almeno un metro (ma è 1,80 in Toscana, ad esempio) tra un commensale e l’altro. O ci saranno tavoli più “intimi” (ossia a distanza minore) per cene tra marito e moglie? E in quel caso, quale pubblico ufficiale potrà chiedere uno stato di famiglia all’ingresso? Autocertificazione, magari? Ai posteri l’ardua sentenza.

Segui Il Forchettiere su Google
Aggiungi Il Forchettiere alle tue fonti preferite per trovare più facilmente i nostri articoli nelle Notizie principali di Google.

Rimani aggiornato: iscriviti!

ARTICOLI SIMILI

Da Une a Casa Vissani, passando per Coro, Elementi e Trippini: la guida Ristoranti d’Italia fotografa una regione gastronomica articolata, dove accanto alle insegne più consolidate trovano spazio indirizzi contemporanei e realtà legate al territorio. Ecco tutti i locali premiati con Due e Una Forchetta.

DELLO STESSO AUTORE

Continua a leggere

Ristoranti Gambero Rosso 2027, sono 44 i locali “Forchettati”

Un solo "Tre Forchette" (Enoteca Pinchiorri), 30 a quota due e 13 con una sola Forchetta. Ecco tutti i premi speciali assegnati in Toscana

Pizzerie Gambero Rosso 2027, la Toscana ritrova Polzella (con Tre Spicchi)

La guida presentata a Roma premia il ritorno del pizzaiolo di Rosignano, colpito nel 2024 da una grave patologia. In Toscana salgono a 12 le pizzerie al vertice, mentre i Due Spicchi perdono cinque insegne.

Essenza, con Stefano Cavallini a Borgo Pignano il girarrosto torna protagonista

Lo chef Stefano Cavallini, primo italiano a conquistare una stella Michelin all’estero, torna a Firenze alla guida del ristorante di Borgo Pignano Florence: una cucina essenziale tra cotture allo spiedo, servizio al tavolo e memoria gastronomica.