Usato da Sergio Dondoli come gusto di gelato e da Dario Cecchini per indicare il lardo aromatizzato, il nome “Burro del Chianti” fa litigare le due icone della toscanità. Che si sono rivolte agli avvocati per tutelare il copyright

E’ guerra di avvocati tra il macellaio-poeta di Panzano in Chianti Dario Cecchini e il gelatiere di San Gimignano Sergio Dondoli, due icone della toscanità più verace. Il casus belli è l’uso dei diritti commerciali sul nome “Burro del Chianti“, con cui Dario Cecchini chiama il suo lardo aromatizzato (foto in alto) e a cui Sergio Dondoli ha dato nome a un gusto di gelato con mascarpone e mosto di Sangiovese. Due prodotti completamente diversi per materie prime e preparazione, a cui però entrambi si sono ispirati per identificare una delle loro prelibatezze più conosciute.

Sembrava che la coesistenza del Burro del Chianti sotto forma di gelato e di lardo potesse non creare problemi – tanto che dell’argomento si era parlato anche qualche mese fa durante la presentazione del libro “Io, Sergio Dondoli”, che conteneva all’interno sia la ricetta del gelato sia un intervento di Dario Cecchini – ma recentemente qualcosa è cambiato. A dar fuoco alle polveri è stata la partecipazione di Dondoli all’ultima edizione di “Chianina & Syrah” a Cortona, dove il gelatiere di San Gimignano avrebbe asserito in maniera piuttosto decisa di essere il depositario dell’unico vero “Burro del Chianti”.

Il fatto è avvenuto in un contesto a forte rilevanza “carnivora” – pare proprio davanti a una brace dove si cuocevano bistecche di Chianina – e la voce dev’essere arrivata alle orecchie di Dario Cecchini. La cui presa di posizione non si è fatta attendere, e non è stata affatto morbida: dopo un rapido consulto con il suo avvocato, il macellaio si è recato alla Questura di Firenze per presentare una denuncia contro Sergio Dondoli con l’accusa di diffamazione e violazione del copyright sul “Burro del Chianti”. La risposta del gelatiere non si è fatta attendere: Dondoli ha ripagato Cecchini con la stessa moneta, formalizzando una denuncia per calunnia e la diffida a continuare a utilizzare il termine “Burro del Chianti”.

“Finché si scherza si scherza – ha tuonato Dondoli – ma qui si tratta dello sfruttamento commerciale di qualcosa che io ho contribuito in maniera fondamentale a portare in giro per il mondo. Non chiedo di essere l’unico a poter usare quel termine, ma che almeno i diritti vengano divisi tra me e Dario Cecchini”. Da Panzano in Chianti arriva però una netta chiusura: “Non se ne parla, Sergio era un amico sincero – replica Cecchini – ma si è comportato in maniera scorretta. Ci vedremo in tribunale”.

