Nella giornata che celebra la lotta alla violenza di genere, dal mondo della ristorazione emerge una storia odiosa di molestie e abusi tra i fornelli. Una brutta vicenda che affonda il dito nella piaga e parte dalla voce della protagonista, testimone di una quotidianità fatta di ricerca di un lavoro tra attenzioni non richieste e retribuzioni da fame. Alla vicenda delle molestie in sé si somma infatti un’altra abitudine, ben diffusa nel settore: stipendi da una manciata di euro al giorno.

A raccontare una situazione diventata insostenibile è S. F., livornese, chef ma anche autrice di una serie di libri di cucina per una nota casa editrice di livello nazionale. Giovane e bella sì, ma è grazie al suo talento che si è fatta strada finora nel mondo del food. Eppure è ormai da mesi alla ricerca di un lavoro nella sua città, alle prese con due ordini di problemi: “Da un lato mi hanno offerto un lavoro in nero come chef a 3 euro l’ora per 60 ore settimanali, ovviamente in nero – racconta – e uno come barista a 2 euro l’ora dalle 5 alle 11 e dalle 14 alle 18. Dall’altro uno mi ha detto senza troppi giri di parole che mi avrebbe assunta solo se mi fossi sganciata la camicetta”.

S. racconta che il suo non è un caso isolato. “Ho amiche disperate nella stessa situazione, sempre qui a Livorno. Addirittura ad una di esse è stato detto ‘per 3 euro l’ora mi costi troppo, meglio 2 euro l’ora in nero’. Quindi è da prima dell’estate che non riesco a trovare un impiego decente”. Alle paghe da fame si aggiunge poi il tema delle molestie: “Un giorno mentre lavoravo – continua – un ristoratore mi ha messo le mani addosso, palpeggiandomi, mentre la moglie e i figli erano nell’altra stanza. Sono andata dai Carabinieri, ma senza una prova è la mia parola contro quella del titolare. È accaduto mentre avevo in mano una pentola d’olio bollente ed era impossibile reagire, se non a parole. Cosa dovevo fare? Lui ha cercato di ridimensionsare l’episodio, ma non me la sono sentita di continuare a lavorare da lui”.

Per evidenti motivi di privacy, S. F. chiede di non andare oltre le iniziali. “La cosa assurda – conclude – è che oggi io mi debba sentire in ansia per aver subito un torto e una violenza. La maggior parte delle donne non denuncia perché ha paura dell’opinione pubblica, che invece di schierarsi dalla loro parte trova una giustificazione ad un comportamento errato. Frasi come ‘se l’è cercata, d’altra parte guarda com’era vestita o truccata‘ sono ancora normalizzate, non si capisce la differenza tra molestia e corteggiamento”.

