domenica 25 Ottobre 2026
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Il grande bluff del tequila: l’inchiesta che imbarazza Don Julio e Casamigos

Il gigante della distribuzione mondiale Diageo portato in tribunale con l'accusa di adulterazione dei due noti marchi di tequila.

Confesso che il titolo è forse un po’ urlato, ma la notizia che sta girando da una decina di giorni sulle agenzie e sui siti specializzati statunitensi non è poca cosa: il 6 maggio scorso è stata presentata una denuncia per una class action presso un tribunale federale di Brooklyn che accusa Diageo di ingannare i consumatori. Per chi non lo sapesse, Diageo è il colosso mondiale della distribuzione di alcolici: controlla più di 200 marchi e distribuisce in 180 paesi – da Johnny Walket a Smirnoff, dalla Guinness a al Bailey’s, inclusi i due marchi incriminati: Don Julio e Casamigos. Quest’ultima, come è noto, è stata fondata dall’attore George Clooney e alcuni suoi amici, ma poi venduta nel 2017 proprio a Diageo per l’astronomica cifra di un miliardo di dollari.

I querelanti – un gruppo di consumatori e un ristorante – sostengono che le bottiglie di Casamigos etichettate “Tequila 100% Agave Azul” e quelle di Don Julio con la dicitura “100% de Agave” non rispettino i requisiti normativi statunitensi né messicani per poter vantare il titolo di “100% agave”. Secondo gli avvocati dei consumatori, analisi indipendenti avrebbero rilevato la presenza di quantità significative di alcol da canna o altri derivati, anziché solo tequila puro. Di conseguenza, gli acquirenti sostengono di aver pagato cifre elevate per un prodotto adulterato.

Un estratto della denuncia

Da parte sua, Diageo ha bollato l’azione legale come “infondata” e ha promesso di difendersi con forza in tribunale. Steve Berman, legale dei querelanti, ha spiegato che l’obiettivo è “chiedere trasparenza nel marketing di uno dei prodotti simbolo del Messico”.

Oltre a chiedere un risarcimento superiore ai 5 milioni di dollari, la denuncia punta anche a ottenere un’ingiunzione che vieti a Diageo qualsiasi forma di pubblicità ingannevole. Come ricordano i querelanti, il tequila “100% Blue Weber Agave” costa di più perché l’agave impiega più tempo a crescere e richiede raccolta e lavorazione più impegnative: le varianti che contengono meno agave, dette “mixto”, possono essere vendute a prezzo inferiore, ma non dovrebbero poter sfruttare in etichetta l’appellativo “tequila” al pari delle versioni autentiche.

La vicenda giudiziaria è appena cominciata e le domande aperte sono molte: che ruolo ha avuto in questa ipotetica truffa il Consejo Regulador del Tequila, l’organo messicano di controlla sulla produzione del distillato di agave, che ha come missione quella di ispezionare, analizzare e certificare la conformità dei prodotti alle leggi messicane e salvaguardare la Denominazione di Origine del Tequila in Messico e all’estero? La denuncia in USA avrà un effetto a catena anche in Europa? Ci saranno controlli sulle importazioni e sui distributori nostrani? Che effetto avrà la denuncia sulle vendite di tequila – e di conseguenza anche del suo alter ego, ossia il mezcal?

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Emiliano Wass
Emiliano Wass
Antropologo, docente universitario, consulente editoriale, traduttore e curatore. giornalista pubblicista. All'enogastronomia arriva dall'antropologia, convinto che il cibo sia l'unico vero elemento identitario delle persone. Ha svolto lavoro di campo in Messico, occupandosi di diritti e tradizioni indigene. Ha scritto su Finzioni, Doppiozero, Scrivo.me, Distillerie.it, FirenzeToday.

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