foto di Luca Managlia
A Calenzano, cittadina dell’hinterland fiorentino che – con le dovute eccezioni – non si può dire goda di una tradizione culinaria particolarmente solida, esiste un luogo che segna un punto di convergenza tra la piacevolezza, la qualità e il “disimpegno”, inteso come allontanamento dai cliché di una ristorazione spesso troppo ingessata e soprattutto formale. Un ristorante che ha volutamente rinnegato uno stile più gourmet per abbracciare la tradizione, pur senza qualche dosato tocco di modernità.

Un ristorante dove i menù degustazione non hanno ragion d’essere, e dove in carta si trovano alcuni dei capisaldi della cucina casalinga locale (con strizzate d’occhio al Casentino), talvolta nella loro forma più ortodossa e talvolta con piccole variazioni su tema, in cui le proposte sono interpretate con uno sguardo contemporaneo e rispettoso delle materie prime.

È in questo contesto che la chef Elisa Masoni ha trovato la sua dimensione ideale, dopo gli anni trascorsi tra Villa Castelletti a Signa e l’Oste, sempre a Calenzano: grazie a una cucina che sceglie di guardare alla tradizione, la Trattoria Moderna Molino – dove Elisa lavora dal settembre 2024, chiamata dal patròn Dario Bitto – è diventata un riferimento della ristorazione territoriale.

Il cuore del suo lavoro sta nella ricerca di sapori autentici resi attuali: piatti della memoria (come il Tortello alla lastra o la Pastina del buon ricordo, impreziosita da una grattugiata di scorza di lime) vengono raccontati con controllo della tecnica, porzioni calibrate e una cura nella presentazione che non tradisce la sostanza. Masoni usa spesso prodotti locali e elementi semplici — erbe, ortaggi, carni e farine del territorio — per costruire piatti che suonano familiari ma non scontati.

A Calenzano, il Molino si propone quindi come una Trattoria Moderna, sfruttando una terminologia piuttosto di moda: ambiente accogliente, servizio informale e un menù che cambia con le stagioni mantenendo però alcuni punti fermi che richiamano la tradizione toscana, dal fritto dell’aia agli antipasti misti in cui predomina il quinto quarto.

Questa impostazione, che mette in dialogo classicità e sperimentazione misurata, è in fondo tra le ragioni del crescente interesse intorno al locale e al fenomeno delle “trattorie moderne” nell’area fiorentina. Uno stile che sembra ritagliato sulla chef Masoni, perfettamente a suo agio in una cucina dove l’artigianalità trova lo spazio giusto senza diventare nostalgica.

