Questo è un libro che avrei voluto scrivere io: perché è completo, è esaustivo, è chiaro ed è ben strutturato. Ma soprattutto perché mette al centro di tutto – e non poteva essere altrimenti, considerando chi ne è l’autrice – il concetto e la pratica della strategia.
C’è un momento, per chi frequenta il mondo della pizza, in cui si capisce che qualcosa è cambiato: non basta più parlare di impasti, farine, idratazioni o prefermenti. Il discorso si è allargato: dentro una pizzeria oggi passano idee, identità, linguaggi, modelli di business. È un luogo che racconta la società contemporanea almeno quanto un osservatorio antropologico. Ed è esattamente da questa consapevolezza che nasce Pizza (Re)connection. Visioni futuristiche e strategie innovative per pizzaioli ultramoderni di Giusy Ferraina, pubblicato da Dario Flaccovio Editore all’interno della collana “Accadde Domani FuTurismo”, diretta da Nicoletta Polliotto, uno spazio editoriale dedicato a chi cerca strumenti e visioni per orientarsi nel futuro dei mestieri del gusto e dell’ospitalità.

Ferraina, giornalista e consulente di marketing nel settore food, sceglie di affrontare il tema pizza da una prospettiva raramente esplorata con lucidità: non quella della tecnica – «questo non è un libro sulle mie experience», scrive nell’introduzione, ma «un manuale che aiuti a riconoscere oggi le tendenze prima che si concretizzino agli occhi di tutti, a delineare intuizioni e nuove mete» – bensì quella della visione strategica. La sua tesi è esplicita: oggi «la figura del pizzaiolo, […] non è più solo un artigiano, ma un imprenditore visionario, immerso nella ricerca e nell’innovazione, e addirittura una star dei social». È la prima volta che qualcuno, in modo così organico, prova a raccontare il sistema pizza come ecosistema economico, culturale e mediatico.

Il libro attraversa dieci capitoli costruiti come una mappa: dalle radici identitarie della pizza come fenomeno popolare alla sua evoluzione contemporanea, dalle dinamiche di consumo alla ridefinizione dei modelli di business. Con tono chiaro e pragmatico, Ferraina parte sempre dai fatti: numeri del settore, casi studio, ruolo delle associazioni, nuove tendenze emergenti. Il suo approccio è dichiaratamente “olistico”: la pizza non è solo un prodotto, è un linguaggio che unisce produzione, cultura, comunicazione e mercato.
Uno dei capitoli più riusciti è quello dedicato al conflitto fondativo del settore: tradizione contro innovazione. Ferraina smonta la falsa opposizione: la tradizione non è una teca di vetro da custodire a distanza, ma un materiale vivo da interpretare. Allo stesso tempo mette in guardia dall’innovazione di facciata: non basta un impasto spinto e un topping creativo per parlare di contemporaneità. Senza identità, tutto diventa moda, e le mode hanno sempre la data di scadenza. Qui il libro diventa quasi un manifesto etico: chiede visione, coerenza, responsabilità progettuale.
Molto interessante anche lo sguardo sulle nuove tendenze: la pizza di filiera come ambasciatrice territoriale, il ruolo della sostenibilità sociale e non solo ambientale, il pairing evoluto con vino e miscelazione, il design di sala come linguaggio di marca, il delivery come canale da progettare (non da subire), fino ad arrivare ai temi più attuali: automazione, intelligenza artificiale, digitalizzazione dei processi produttivi. Ferraina sgombra il campo da possibili polarizzazioni tra apocalittici e integrati (come avrebbe detto Eco): «Siamo davanti a un prodotto che si rinnova continuamente e si arricchisce di nuove visioni; trasforma la sua idea più che la sua forma e si proietta verso il futuro, abbracciandone le novità sempre con un occhio vigile al passato».
Altro punto forte: la trasformazione del mestiere del pizzaiolo. Il libro non indulge nella retorica dell’eroe dell’impasto, ma riconosce la nascita di una nuova professionalità complessa. In queste pagine si parla di formazione continua, di leadership di squadra, di comunicazione efficace, di reputazione digitale e di gestione delle critiche online. Perché oggi – scrive Ferraina – «il pizzaiolo contemporaneo […] è un imprenditore, creatore di un brand che sul mercato si presenta con i suoi valori e i suoi punti di forza».
Pizza (Re)connection è, in conclusione, un libro necessario. Necessario perché restituisce profondità a un settore spesso raccontato per slogan. Necessario perché chiama il mondo pizza alla maturità culturale prima ancora che commerciale. Necessario perché indica una direzione chiara: pensare strategicamente senza rinnegare le radici. Non è un libro per chi cerca scorciatoie: è un libro per chi vuole costruire qualcosa che duri.

