Ormai è quasi una commedia dello stento, il futuro prossimo di una delle ‘nuove aperture’ fiorentine che più stavano incuriosendo gli addetti ai lavori, soprattutto per la posizione e la storicità della location. Già, il Claris – il ristorante di cui da mesi si parla come nuovo capitolo nella vita del fondo che per oltre mezzo secolo ha ospitato l’Harry’s Bar Firenze sul lungarno Vespucci – avrebbe dovuto raccogliere l’eredità del locale da poco riaperto accanto al Sina Villa Medici, ma qualcosa non sta andando per il verso giusto.

Nei desiderata della proprietà – l’imprenditore Antonio Galati, già presente nel settore dell’ospitalità a Firenze con Villa Tolomei – il Claris avrebbe infatti dovuto aprire i battenti nella seconda metà di quest’anno, poi via via la data è slittata, procrastinando il vernissage di mese in mese. Ritardi fisiologici, certo, ma necessari perché nel frattempo era diventato necessario definire importanti tasselli, culminati con l’annuncio di 19 assunzioni scritto dalla Nazione. Adesso, dopo aver ingaggiato uno chef dal curriculum importante come il pugliese Vincenzo Martella (un passato nelle cucine di Borgo Pignano e poi al Linfa di San Gimignano), l’apertura del ristorante e cocktail bar sul lungarno sembrava ormai cosa fatta.

E invece no: l’inaugurazione è prevista per la prossima settimana, ma lo chef stellato ha appena rassegnato le dimissioni e quindi non guiderà la cucina del Claris. Difficile immaginare che un ristorante creato con l’ambizione di proporre un’offerta di qualità e duratura nel tempo possa mantenere la stessa tabella di marcia senza più al timone uno chef di “peso”. Soprattutto a fronte di lavori di restyling degli interni costati oltre un milione di euro. E così, mentre il nuovo Harry’s Bar riapre – pur senza alcune opportune attenzioni alla piazza fiorentina – sulle sorti del fondo storico che ha rappresentato per decenni un punto di riferimento per un certo tipo di frequentazione internazionale, tra ospiti del mondo del cinema, della cultura e del jet-set, restano ancora tanti punti interrogativi.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo, da parte della proprietà del Claris:
Capisco il tono dell’articolo e anche la curiosità che il progetto ha generato negli addetti ai lavori. Proprio per questo, però, è doveroso fare alcune precisazioni, con spirito costruttivo e senza alcuna volontà polemica. In primo luogo, mi preme evidenziare che non sono mai stato contattato prima della pubblicazione da lei per un riscontro diretto sulle informazioni riportate. Un confronto preventivo avrebbe probabilmente evitato letture parziali e alcune conclusioni affrettate. Definire il percorso del Claris come una “commedia dello stento” è una rappresentazione che non rispecchia la realtà dei fatti. Stiamo parlando di un progetto complesso e ambizioso, inserito in un contesto storico e urbano di grande responsabilità. In iniziative di questo tipo, eventuali slittamenti non sono indice di difficoltà, ma il risultato di scelte consapevoli: affinare il concept, strutturare l’organizzazione, investire sulle persone e costruire basi solide nel medio-lungo periodo. È gestione imprenditoriale, non improvvisazione.
L’uscita di scena dello chef citato, per quanto rilevante, non compromette né la visione né la tabella di marcia. Nei progetti strutturati le persone sono importanti, ma lo è ancora di più l’impianto complessivo: il Claris nasce con un’identità chiara, un investimento significativo, una struttura pronta e una proposta che non dipende da un singolo nome. Il locale aprirà come previsto, con la brigata che già opera all’interno del ristorante all’interno della quale ci sono anche due chef, garantendo continuità, coerenza e piena operatività della cucina. L’obiettivo resta quello di costruire un progetto solido e duraturo, non di inseguire l’effetto annuncio. Preferiamo essere giudicati sull’esperienza che offriremo e sulla capacità di restituire valore a un luogo che ha una storia importante, piuttosto che su narrazioni basate su supposizioni. Il Claris non è un’operazione nostalgia né un’operazione di facciata: è un nuovo capitolo, scritto con rispetto per il passato e con uno sguardo concreto e responsabile rivolto al futuro.

