A Marina di Massa, dove la costa guarda le Apuane, Agilulfo Osteria è uno spazio in cui design e fine dining si fondono. Il patron Maurizio Ribolini e lo chef Orazio Guerrera propongono un concept di cucina tradizionale con contaminazioni orientali

L’arte della ristorazione

Maurizio Ribolini è un uomo di grandi esperienze. Avvezzo viaggiatore per la commercializzazione del marmo di cui si occupa principalmente, ha scelto la strada della ristorazione per pura passione senza mai abbandonare l’arte, quel filo conduttore che attraversa la sua vita e invade le sue parole. Il suo avvicinamento al mondo della cucina inizia nel 2006 quando avvia il primo locale a Carrara, una sorta di ristorante/show-room dove esponeva le opere d’arte della sua galleria d’arte. Si sposta poi a Pietrasanta, ma è solo a Marina di Massa che trova il luogo d’elezione per il suo format attuale, che apre nel 2015.

Agilulfo Osteria

Lo spazio, diviso in due sale, è ricco ed eclettico con decorazioni innovative e pezzi di design. Molti arredi sono stati realizzati dalla versatilità di artigiani locali, dagli elementi in ferro e legno della scenografica cantina ai complementi del privè: il tutto affiancato da sedie e lampade Kartell, marchio simbolo del Made in Italy. L’essenza del progetto architettonico è quella di assaporare il cibo, inteso come piacere, in un ambiente dalle atmosfere calde in cui respirare l’arte. Il nome stesso del ristorante, ha un aggancio con questa sfera: Agilulfo si rifà ad una scultura, che rappresenta un cavallino, di Giuliano Tomaino le cui opere si ritrovano nei quadri e nel logo del locale.

Contaminazioni

Orazio Guerrera, formatosi nei migliori tristellati della Spagna, è lo chef alla guida dei fornelli di Agilulfo. La sua cucina, che utilizza materie prime sia di carne che di pesce, propone piatti della tradizione con intromissioni di cucina orientale: «In Versilia non esiste un’offerta simile. È più frequente trovare ristoranti tipici o bistrot. Ma questa linea non è stata intrapresa tanto a livello commerciale, quanto a livello di gusto mio personale. Ho voluto portare in tavola ai miei clienti i sapori che mi sono rimasti dai miei viaggi» ha spiegato Maurizio Ribolini.

Alla carta

Il menù, cambiato stagionalmente, non è del tutto denominato in maniera tradizionale. Le piccole portate (costituite da 16/17 assaggi) prendono il posto dei più canonici antipasti, a cui si aggiunge una piccola degustazione (di 4 assaggi selezionati dall’estro dello Chef) e una carta totalmente di tapas, cioè una degustazione in 10 portate. Rimangono nominati tali i primi (a scelta tra 6 piatti), i secondi (sempre 6) e i dolci (che sono 4). Come piatto rappresentativo si menziona lo Spaghetto al Beur Blanc di Bottarga e Clorofilla di prezzemolo: ottenuto da una riduzione di burro chiarificato, scalogno, vino bianco (dove viene saltata la pasta) per finire con una grattata di bottarga e clorofilla al prezzemolo estratta a freddo.

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