Una famosa canzone di Antonello Venditti ci ricorda che alcuni amori “non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Ecco, c’è da chiedersi se sia stata proprio una di queste passioni resistenti allo scorrere del tempo, a portare l’imprenditore Altin Rraboshta ad acquistare l’anno scorso la licenza dando nuova vita al fondo che esattamente vent’anni prima lui stesso aveva costruito.

Allora quegli spazi nel cuore di via Palazzuolo ospitarono l’avventura del Kilimangiaro, il ristorante di proprietà del capitano viola Giancarlo Antognoni, e a seguire la Pescatoria, mentre da pochi mesi accolgono i visitatori del Bacaro Fiorentino, tra le nuove aperture più interessanti degli ultimi tempi a Firenze.

La nuova ispirazione del ristorante è evidente dal nome, che si rifà ai tipici locali popolari della Serenissima e sottolinea l’attenzione ai piatti cult della cucina veneziana – dalle sarde in saor al baccalà mantecato, dai bigoli al torchio fino agli gnocchetti alla busara, tutto rigorosamente fatto a mano – pur non disdegnando qualche strizzata d’occhio ai capisaldi della tradizione fiorentina.

Storicamente, i punti di contatto gastronomici tra il retaggio fiorentino e quello veneziano non sono pochi (pensiamo all’Harry’s Bar o al Florian) ma in questo caso c’è un motivo ulteriore: nella cucina del Bacaro Fiorentino opera lo chef Luca Marin, il cui cognome tradisce le evidenti origini lagunari ma che gli addetti ai lavori conoscono per aver lavorato a lungo al Santo Bevitore. Da quell’esperienza, Luca ha portato con sé il suo signature, la terrina di fegatini con fegatini di pollo e ristretto al Vinsanto.

Frontman del locale è un altro ragazzo di talento, Endrit Devolli. La scelta di giocare sul filo del doppio binario tra Firenze e Venezia è frutto di un’intuizione dell’imprenditore albanese, che dopo aver “firmato” i lavori edili di numerosi locali cittadini – da Marione al Colle Bereto, dal Moyo allo Zoe fino al The Lodge o al Tijuana – ha scelto di dedicarsi al mondo della ristorazione dando nuova vita a una struttura da 100 coperti, articolata in tre diverse sale arredate con gusto ed eleganza, alle cui pareti fanno mostra di sé bottiglie selezionate tra le grandi maison e piccoli produttori locali.

“Il nostro obiettivo – racconta Altin – è creare un luogo dove sia i fiorentini che i visitatori internazionali possano venire a godere della buona cucina in un contesto piacevole e rilassante”. Del resto, nella parte iniziale del Bacaro Fiorentino trovano posto i classici “cicchetti” veneziani insieme al bancone bar (e ogni mercoledì suona un’orchestra di musica jazz), mentre addentrandosi nelle sale si possono gustare sia i menù degustazione di carne, di pesce o vegetariani, sia i piatti della carta.

