La diffusione della Peste Suina Africana in Toscana mette sotto pressione il futuro della Cinta Senese DOP, una delle razze suine autoctone più antiche e rappresentative del patrimonio agroalimentare italiano. Il rischio, secondo il Consorzio di Tutela, è che un’emergenza sanitaria possa compromettere non soltanto gli allevamenti, ma anche la conservazione di un patrimonio genetico e produttivo unico. L’allarme arriva dopo i recenti casi di positività riscontrati in allevamenti suini toscani: il primo focolaio regionale è stato individuato a Comano, in provincia di Massa-Carrara, mentre nei giorni scorsi due suini trovati morti in un allevamento di San Marcello Piteglio, nel territorio di Pistoia, sono risultati positivi al virus.

La PSA non è trasmissibile all’uomo, ma può causare gravi danni agli allevamenti, fino all’abbattimento degli animali nelle aziende colpite. La particolare modalità di allevamento della Cinta Senese, prevalentemente allo stato brado o semibrado nei boschi e pascoli toscani, rappresenta il suo valore distintivo ma anche una vulnerabilità, perché rende più difficile proteggere gli animali dal contatto con cinghiali selvatici infetti. Secondo il Consorzio, le misure di biosicurezza adottate dalle aziende – recinzioni, controlli e gestione degli accessi – sono necessarie ma non sufficienti senza un piano più ampio di contenimento della fauna selvatica. «Il rischio è reale – spiega il presidente del consorzio, Nicolò Savigni – perché un solo focolaio in un allevamento importante potrebbe compromettere irreversibilmente il patrimonio genetico della razza».

La filiera della Cinta Senese DOP, pur limitata nei numeri, ha un forte valore economico e territoriale: coinvolge 79 allevatori, 6 macelli e 18 trasformatori, con oltre 3.100 capi certificati nel 2025 e un valore stimato di circa 5,5 milioni di euro, corrispondente a 617 tonnellate di prodotto. Un’emergenza sanitaria avrebbe quindi conseguenze pesanti sul reddito degli allevatori e sulla continuità di una produzione costruita in decenni di selezione. Per prevenire la perdita della razza, il Consorzio ha proposto dal 2024 la creazione di una riserva genetica protetta, con un nucleo di riproduttori custodito in un’area isolata e ad alta biosicurezza. Tuttavia, a quasi due anni dall’avvio del progetto, non è stato ancora individuato il sito definitivo né costituito il nucleo. L’iniziativa prevede la costituzione di un nucleo composto indicativamente da 12-15 femmine e 3 maschi riproduttori, da collocare in un sito caratterizzato dal minimo rischio epidemiologico possibile.

«La Cinta Senese non è soltanto una razza autoctona della Toscana: è un patrimonio storico, genetico, culturale ed economico dell’intero Paese», dichiara Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia. «La sua filiera è alla base di una produzione tutelata a livello europeo con la Denominazione di Origine Protetta e rappresenta uno dei simboli più autentici del Made in Italy agroalimentare. La perdita di questo patrimonio provocherebbe un danno irreversibile non soltanto agli allevatori e al territorio toscano, ma anche all’immagine e alla credibilità dell’intero sistema italiano delle DOP e IGP».

