martedì 18 Agosto 2026
HomeFine DiningFedele alla linea:...

Fedele alla linea: Claudio Mengoni e la ‘nuova’ continuità di Borgo San Jacopo

Restyling ispirato all’eleganza dell’Italia degli anni Cinquanta, tre percorsi degustazione e una cucina che resta fedele a sé stessa: allo stellato Borgo San Jacopo, lo chef Claudio Mengoni continua a raccontare un’idea di fine dining italiana, contemporanea e profondamente legata alla stagionalità.

È sempre stato fedele al suo stile, Claudio Mengoni: in un settore come il fine dining che con sempre maggiore frequenza stizza l’occhio a mode, contaminazioni e culture gastronomiche lontane, l’executive chef del Borgo San Jacopo – il ristorante stellato di Lungarno Collection affacciato sull’Arno – mantiene ben salde le sue radici in una cucina d’impronta italiana, mediterranea, comprensibile, con tecniche complesse ma mai autoreferenziali. A 8 anni dal suo ingresso, Mengoni prosegue un percorso fondato su rigore, sensibilità e profondo legame sia con il territorio italiano che sulla stagionalità (al punto che ogni menù viene lanciato in concomitanza di solstizi ed equinozi).

Ma se la visione dello chef classe ’84 non cambia, se non in quella fisiologica evoluzione che è alla base di ogni crescita professionale, intorno a lui si è inaugurata una nuova fase del percorso tout court del ristorante. Il restyling curato dall’architetto fiorentino Michele Bönan si ispira al fascino dell’Italia degli anni Cinquanta e allo stile di Salvatore Ferragamo, emblema di eleganza, artigianalità e Made in Italy: le pareti accolgono bozzetti, fotografie di moda e ritratti dei grandi protagonisti dell’epoca, mentre l’ampia vetrata incorniciata da un arco apre il ristorante alla vista dell’Arno. Le luci, d’ispirazione cinematografica, disegnano un’atmosfera raccolta e sofisticata, esaltata da tovaglie di lino bianco, cristalli, porcellane, parquet di noce e tessuti nei toni del grigio e del blu.

Aperto nel 2004 dalla famiglia Ferragamo e insignito dal 2015 della stella Michelin, Borgo San Jacopo è diventato uno dei riferimenti più raffinati della scena gastronomica fiorentina. Merito sia del fascino di una struttura concepita come dimora privata affacciata sul fiume, certo, ma anche dell’esperienza dello chef maturata accanto ad alcuni tra i grandi protagonisti della cucina italiana e internazionale, da Andrea Berton al Trussardi alla Scala, a Gaetano Trovato del Ristorante Arnolfo, Andrea Migliaccio all’Olivo del Capri Palace, fino all’Enoteca Pinchiorri di Firenze.

La nuova proposta di Borgo San Jacopo si articola in tre percorsi degustazione: si parte da Experience (200 euro più pairing progressivi da 95 euro) che raccoglie le creazioni signature dello chef, offrendo una sintesi dei piatti che meglio raccontano la sua identità. Accanto ad esso, un menu stagionale (185 euro) che valorizza il ritmo della natura e la freschezza delle materie prime del momento. Completa la proposta un percorso vegetariano (170 euro) concepito per esprimere una sensibilità vegetale contemporanea, attenta alla profondità del gusto e all’equilibrio delle consistenze. È inoltre disponibile una combo di due o tre piatti a scelta. Elemento distintivo dell’esperienza resta la cantina, che sotto la guida del sommelier Salvatore Biscotti conta oltre 950 etichette tra vini regionali, nazionali e internazionali.

Il racconto gastronomico di Borgo San Jacopo trova poi un’estensione naturale in Picteau Bistrot & Bar, il bistrot dello stellato, ospitato negli spazi dell’Hotel Lungarno: adiacente al ristorante, la nuova Sala River è stata oggetto di una completa trasformazione diventando uno spazio luminoso, versatile e profondamente legato al fiume. Se al mattino la River Room accoglie la colazione dell’Hotel Lungarno, a pranzo e cena lo spazio diventa così parte integrante sia del servizio di Picteau Bistrot & Bar che di Borgo San Jacopo.

In quanto ai piatti del menù Experience, racchiudono – nomen omen – i signature di maggior successo degli ultimi anni: ne sono esempi la Tartare di Fassona con ostrica scottata, sedano, perle di vermouth, rafano e zeppole alle alghe (in carta dal 2023), le Lumachine con ricci di mare, alici alla colatura, ventresca di tonno stagionata e coulis di pomodoro giallo (dal 2025) o lo Scorfano in zuppa (foto in alto) con lumachine di mare, peperoncini verdi e pappa al pomodoro (dal 2023).

Tra i piatti, particolarmente riuscita è la Pluma di maiale iberico arrosto accompagnata da un’albicocca in doppia versione (come tarte tatin, a fette, e come composta), senape di Digione in grani e scalogno cotto sotto cenere. Un piatto che fa il suo ingresso quest’anno tra i signature di Claudio Mengoni, e che – nonostante non si presenti come il più estivo dei piatti – riesce a conquistare il palato anche in periodi di alte temperature.

Come detto in apertura, in un momento storico in cui l’alta cucina sembra spesso inseguire suggestioni lontane e linguaggi sempre più complessi, Borgo San Jacopo sceglie una strada diversa: quella della coerenza. Il restyling degli spazi e l’ampliamento dell’esperienza gastronomica segnano l’inizio di una nuova fase, ma il cuore del ristorante resta immutato. È la cucina di Claudio Mengoni, fatta di memoria, tecnica e misura, a continuare a dare senso a uno dei tavoli più eleganti di Firenze: una cucina che non ha bisogno di stupire a tutti i costi, perché trova la sua forza nella capacità – sempre più rara – di essere rassicurante e riconoscibile.

Rimani aggiornato: iscriviti!

Marco Gemelli
Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe ’78, giornalista professionista dal 2007. Dopo anni come redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia, è passato alla libera professione. Oggi collabora con diverse testate online e cartacee, tra cui Il Giornale, Wine & Travel, Food & Wine. È membro della World Gourmet Society, nonché corrispondente italiano per Lust Auf Italien.

ARTICOLI SIMILI

Dopo il ristorante di ricerca e le camere, a inizio settembre Podere Belvedere amplia la sua offerta con un’osteria più 'rassicurante' e piatti riconoscibili. E a fine agosto partono i lavori per la piscina, in vista della stagione 2027.

DELLO STESSO AUTORE

Continua a leggere

Osteria di Belvedere, il percorso al contrario dello chef Edoardo Tilli

Dopo il ristorante di ricerca e le camere, a inizio settembre Podere Belvedere amplia la sua offerta con un’osteria più 'rassicurante' e piatti riconoscibili. E a fine agosto partono i lavori per la piscina, in vista della stagione 2027.

Il Giappone entra in cucina: la ‘Japan ingredient mania’ conquista l’Italia

L’Italia travolta dalla “Japan ingredient mania”: il nuovo volto dell’italiano gastro-evoluto raccontato dalla giornalista giapponese Mako Kobayashi

Cantina Del Re: percorso tra scogli e vigneti sugli Scali delle Cantine a Livorno

Alla Cantina del Re la cucina “di gola e di testa” dello chef Alessandro Del Re tra brace, vini artigianali e ingredienti stagionali