sabato 12 Settembre 2026
HomeTerritoriNon chiamatela pancetta:...

Non chiamatela pancetta: i segreti della ‘Gota cotta’ di Colle val d’Elsa

La Gota Cotta di Colle val d'Elsa è uno di quei prodotti agroalimentari ancora poco conosciuti ma assolutamente identitari e territoriali, oltre che decisamente goduriosi. All'evento "Bada che Gota" hanno partecipato chef che l'hanno reinterpretata nei modi più diversi

foto di Luca Managlia

Della pancetta non ricorda solo il sapore o la consistenza, perché da disciplinare la si può trovare anche se parliamo di una “zona” del maiale ben diversa: la Gota Cotta di Colle val d’Elsa è uno di quei prodotti agroalimentari ancora poco conosciuti ma assolutamente identitari e territoriali, oltre che decisamente goduriosi.

Piazza Duomo con gli stand di Bada che Gota 2024

Non chiamatela pancetta, quindi, anche se a prima vista potrebbe somigliarle. Proprio per darle visibilità, alla Gota Cotta è stata dedicata non solo un’associazione onlus ad hoc, il cui presidente è lo chef Filippo Saporito della Leggenda dei Frati di Firenze, ma anche una festa: “Bada che Gota”, giunta alla seconda edizione. È proprio Saporito a raccontare i segreti della Gota Cotta di Colle val d’Elsa: “Ha una storia unica: i colligiani la conoscono – spiega lo chef – perché i quattro storici macellai del paese la producevano e la vendevano soprattutto nel periodo tra novembre e gennaio, ma fuori dalla stagione invernale era molto difficile trovarla”.

Il Baluardo puntellato di stand dedicati alla Gota Cotta

“Avevo uno di questi macellai vicino casa – ricorda lo chef – e quella gota in vetrina mi incuriosiva molto. Con gli anni Novanta non ha avuto momenti di grande spolvero, perché si tratta di un taglio di carne molto grasso che non ha trovato spazio in un’epoca che vedeva emergere le prime istanze di consumi salutisti”.

La girella di sfoglia con cavolo nero, crema di patate, zafferano e gota cotta

“Complice una crescente attenzione alla linea – aggiunge Saporito – un prodotto come la Gota Cotta di Colle val d’Elsa non ha trovato grande mercato, restando una nicchia per noi golosi. I più giovani ancora non la conoscono come i loro genitori o i nonni, e ci piace l’idea di tramandare questo prodotto, non solo a Colle ma anche fuori dal comune. Ad esempio, la porteremo negli istituti alberghieri e ci muoveremo per farle ottenere riconoscimenti a livello più ampio”.

Uno stand di Bada che Gota 2024

Col passare degli anni, infatti, la Pro Loco di Colle val d’Elsa ha iniziato a studiare la Gota Cotta scoprendo che risale a prima della Seconda Guerra Mondiale: ha una serie di caratteristiche che la rendono particolare (è un salume bollito, il che per l’Italia centrale è già una rarità, che viene poi speziato e salato), e ha spinto gli chef colligiani a cercare di esaltarne le doti.

Da destra: Filippo Saporito, Ombretta Giovannini e il figlio Giuseppe

“Abbiamo redatto un disciplinare ad hoc – aggiunge Saporito – che prevede l’uso di due parti: la gota in sé, ovviamente, e la parte di pancetta (che veniva cotta a mo’ di guancia). La carne viene lessata e poi speziata con una miscela che cambia da macellaio a macellaio, e che in parte ricorda quella del panforte. Non avendo una grande capacità di lunga conservazione, si mangia nel giro di poche settimane.

Lo gnocco di patate alla carbonara di Colle val d’Elsa

Viene tagliata a mano col coltello, e la morte sua è affettata sul pane caldo. In cucina si può usare come sostituto del guanciale nella carbonara (foto in alto) o per rimpiazzare ciò che in genere viene preparato con le parti grasse del maiale. Ma c’è chi l’ha usata nel ramen, su un bao o una frittata di pasta, con l’uovo poché e persino nei tacos.

Come conferma Filippo Saporito, c’è stato un momento in cui i cuochi della Val d’Elsa hanno iniziato a preparare e a raccontare la Gota Cotta nei propri menù, poi da lì è nata l’associazione che dal 2023 organizza una festa a Colle. Quest’anno hanno partecipato chef del calibro di Alessandro Rossi (Barbagianni) , Gaetano Trovato (Arnolfo), Jacopo Pereira (Il Frantoio), Maurizio Bardotti (Passo dopo Passo Osteria), Alessandro Calabrese (Bis Osteria), Leonardo Fiorenzani (La Sosta del Cavaliere), Samuele Bravi (Futura Osteria) e Ardit Curri (San Martino 26), più locali del territorio come L’Angolo di Sapia, Il Castelletto, Oste di Borgo, Portanova Hosteria, Fordicolle & Beccastelle, La Dama Juana, Alcide, Trattoria del mi’ Colle, La Locanda di Berto e Giangio, I Boceri, più l’Antica macelleria Il Norcino, la gelateria Buekke, le Follie di Arnolfo e ToscoTacos.

La gallery degli chef e dei piatti di Bada Che Gota 2024

Alessandro Rossi e il suo sous chef: bao con maionese al tartufo e gota cotta
Jacopo Pereira e il suo ramen con noodles e gota cotta
Alessandro Calabrese e (a destra) Alice Trovato: cannolo siciliano & maritozzo
Michela Bigio e Leonardo Fiorenzani (La Sosta del Cavaliere)
Il giovanissimo team della Futura Osteria
Ardit Curri (San Martino 26)
Il bao di Alessandro Rossi
La zuppa di funghi e legumi con gota cotta e pane croccante
La tortilla di mais con gota cotta, confit con spezie
La ciabatta con gota cotta, zucchine marinate alla menta e salsa bbq
La focaccia con gota cotta, cavolo cappuccio marinato e mayo ai porcini

    

Segui Il Forchettiere su Google
Aggiungi Il Forchettiere alle tue fonti preferite per trovare più facilmente i nostri articoli nelle Notizie principali di Google.

Rimani aggiornato: iscriviti!

Marco Gemelli
Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe ’78, giornalista professionista dal 2007. Dopo anni come redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia, è passato alla libera professione. Oggi collabora con diverse testate online e cartacee, tra cui Il Giornale, Wine & Travel, Food & Wine. È membro della World Gourmet Society, nonché corrispondente italiano per Lust Auf Italien.

ARTICOLI SIMILI

Negli ultimi giorni Firenze è alle prese con una serie di novità importanti nel campo della mixology, sia per lo spessore dei protagonisti che per la rilevanza dei locali coinvolti. Il bar manager Daniele Cancellara lascia Rasputin, così come Fabio Fanni il Locale. E in via Pier Capponi Santabarbara raddoppia con SantaBar

DELLO STESSO AUTORE

Continua a leggere

Dal Locale a SantaBar, cosa si muove a Firenze dietro il bancone

Negli ultimi giorni Firenze è alle prese con una serie di novità importanti nel campo della mixology, sia per lo spessore dei protagonisti che per la rilevanza dei locali coinvolti. Il bar manager Daniele Cancellara lascia Rasputin, così come Fabio Fanni il Locale. E in via Pier Capponi Santabarbara raddoppia con SantaBar

Italian Chef Charity Night, raccolti 12mila euro per UNHCR

Nonostante la pioggia, oltre 400 persone sul rooftop del The Social Hub Belfiore per il decennale della Italian Chef CHarity Night. Ai fornelli anche due chef rifugiati, da Siria e Afghanistan

A Casa Santoni nasce “Il Salotto”: domenica a Chianciano libri, musica e pici

Domenica 6 settembre Casa Santoni, a Chianciano Terme, inaugura “Il Salotto di Casa Santoni”, un nuovo ciclo di appuntamenti dedicato a libri, musica, incontri e protagonisti del territorio. Il primo evento si intitola “Visioni a km zero” ed è...