venerdì 11 Settembre 2026
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Harry’s Bar Firenze e quer pasticciaccio brutto de lungarno Vespucci

Una storia lunga settant'anni, tra i fasti del bien vivre e aneddotica d'antan, a un punto di svolta per questioni economiche. Ma chi ha ragione? Non chiedetelo a noi, hanno parlato (e continueranno a farlo) le sentenze del tribunale.

Una storia lunga settant’anni, tra i fasti del bien vivre e aneddotica d’antan, è arrivata a un passo da un cambiamento epocale per questioni economiche. Ma chi ha ragione? Non chiedetelo a noi: se non riguardasse il futuro di tante persone, con altrettante famiglie alle spalle, la vicenda dell’Harry’s Bar Firenze potrebbe anche essere sarebbe l’avvincente tormentone dell’estate in salsa fiorentina. Eppure più passa il tempo e più il “giallo” legato al destino dello storico bar di lungarno Vespucci si tinge di una specifica sfumatura della categoria, quella del legal thriller senza però avere il fascino del thriller.

In altre parole, al di là della legittima e condivisibile empatia per la (improbabile) fine dell’Harry’s Bar tout court e per la (ben più probabile) chiusura della sede di lungarno Vespucci, tutto il resto della vicenda – per citare il Califfo – è noia. Intendiamoci: per i diretti interessati, ossia la società proprietaria dell’immobile e i titolari dello storico brand, la vicenda è ovviamente di primaria importanza. E non c’è dubbio che il tema della sorte dell’Harry’s Bar Firenze abbia polarizzato, come spesso accade nel paese dei campanili, le opinioni del pubblico: questo si è diviso tra coloro che sui social si dicono colpiti per la fine di un locale così importante (ma poi da quanto tempo non ci mettevano piede? Un po’ come quando ci si straccia le vesti per la chiusura di una libreria dove però non si è mai entrati a comprare nemmeno un pamphlet…) e coloro che invece puntano l’indice sulla rendita immobiliare, sulla necessità della tutela dei lavoratori e sui timori per una (inesistente) possibilità che l’Harry’s Bar venga sostituito dall’ennesimo minimarket.

Col passare dei giorni, tuttavia, tra le note dell’una e dell’altra parte pronte a darsi battaglia il dibattito si è fatto via via meno avvincente, almeno agli occhi dell’opinione pubblica. Anche il compito della stampa si è dovuto adeguare, in molti casi, dovendo i giornalisti vestire i delicatissimi panni di “filtro” nei confronti del lettore senza però volersi/doversi sostituire all’operato di un giudice. Già, perché nel caso dell’Harry’s Bar Firenze il vero busillis ora è di carattere legale. Abbiamo la versione del proprietario dell’immobile, attraverso l’avvocato Pier Ettore Olivetti Rason, e quella del brand per bocca di Francesco Bechi. Uno racconta l’opposto dell’altro: sfratto sì o sfratto no? Morosità sì o morosità no? Non è sempre facile districarsi tra fatti e opinioni, e di sicuro non è la stampa – né questa testata né altre – a dover dirimere la questione, essendo questo invece compito esclusivo dei tribunali.

“Ma le sentenze sono già state emesse” obietterà qualcuno. Vero. Alcune, almeno, non tutte. Eppure ciò non è bastato a togliere di mezzo ogni zona grigia sul presente e sul futuro dell’Harry’s Bar Firenze. Altrimenti non ci sarebbero dichiarazioni di segno opposto. Ecco perché crediamo che in questo momento – proprio per non ritrovarci ad avallare arbitrariamente le posizioni di una delle parti in causa – sia utile aspettare che i fatti prevalgano sulle opinioni, e limitarci a raccontare i primi evitando le seconde (che pure abbiamo, come tutti: ad esempio, chi scrive è convinto che alla fine Harry’s Bar continuerà a vivere nella formula dell’Harry’s Bar The Garden all’interno del Grand Hotel Sina Villa Medici).

Ricordo che, da giovane giornalista, un collega più anziano mi disse: “Diffida sempre di chi viene da te a darti una ‘soffiata’, a raccontarti una notizia sperando che tu ne scriva un articolo. Chiediti sempre il perché, Marco, e ricordati che assecondandolo potresti ritrovarti involontariamente a far da cassa di risonanza alle sue tesi. Che potrebbero non per forza essere mosse dalle migliori intenzioni o da interessi generali”. Quanto aveva ragione.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe ’78, giornalista professionista dal 2007. Dopo anni come redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia, è passato alla libera professione. Oggi collabora con diverse testate online e cartacee, tra cui Il Giornale, Wine & Travel, Food & Wine. È membro della World Gourmet Society, nonché corrispondente italiano per Lust Auf Italien.

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