sabato 10 Ottobre 2026
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Home restaurant, quali regole per chi apre un ristorante in casa?

Dalle cene occasionali ai ristoranti domestici aperti al pubblico: cosa prevede la normativa italiana sugli home restaurant, tra interpretazioni ministeriali, sentenze e obblighi per chi organizza.

Mangiare a casa di uno sconosciuto, sedersi alla sua tavola e condividere una cena preparata da chi vive fra quelle mura. È una delle formule più curiose nate dalla sharing economy, il modello economico fondato sulla condivisione di beni e servizi. Si chiamano home restaurant e sono abitazioni private che, per alcune sere, si trasformano in piccoli ristoranti. I padroni di casa accolgono ospiti arrivati attraverso il passaparola, i social network o le piattaforme digitali, preparano la cena e ricevono un compenso.

Fin qui, tutto abbastanza semplice. Le difficoltà cominciano quando si cerca di capire quali regole debba rispettare chi organizza queste cene. Dove finisce l’ospitalità privata e dove comincia un’attività di ristorazione vera e propria? In Italia manca ancora una disciplina organica dedicata agli home restaurant; negli anni sono state presentate diverse proposte legislative per regolamentare il settore, introducendo limiti al numero di coperti, ai ricavi annuali e alla frequenza delle cene, oltre a procedure semplificate rispetto a quelle previste per i ristoranti tradizionali. Nessuna di queste proposte è però diventata legge.

Un primo riferimento importante risale al 2015, quando il Ministero dello Sviluppo Economico, con la risoluzione n. 50481, ha chiarito che la preparazione e la somministrazione di pasti a pagamento all’interno di un’abitazione possono configurare un’attività economico-commerciale, soggetta alle regole previste per la somministrazione di alimenti e bevande. Nel 2017 la Camera dei deputati ha approvato una proposta di legge specifica sulla ristorazione in abitazione privata: il testo prevedeva, fra le altre cose, limiti annuali all’attività e il ricorso a piattaforme digitali per la gestione delle prenotazioni e dei pagamenti. L’iter parlamentare, tuttavia, si è interrotto prima dell’approvazione definitiva.
Nel 2019 è intervenuto anche il Ministero dell’Interno, richiamando l’attenzione sulle caratteristiche concrete dell’attività.

Il semplice fatto di servire una cena all’interno della propria abitazione non basta a stabilire se si tratti di ospitalità privata o di somministrazione al pubblico. Contano la frequenza degli eventi, le modalità di prenotazione, il tipo di clientela e il modo in cui vengono pubblicizzate le cene. Una casa che accoglie regolarmente clienti paganti, magari attraverso una piattaforma accessibile a chiunque, può dunque essere considerata, sotto il profilo amministrativo, un esercizio di somministrazione. In questo caso possono trovare applicazione gli obblighi previsti per il settore, compresa la SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività). Diversa è la situazione di chi organizza una cena realmente privata e occasionale, senza rivolgersi a una clientela indistinta. La distinzione, però, richiede un esame delle circostanze e non può essere affidata soltanto al nome dato all’iniziativa.

Anche i tribunali hanno affrontato la questione, arrivando a conclusioni differenti. Nel 2018 il TAR Campania, con la sentenza n. 3883, ha ricondotto l’attività di home restaurant alla disciplina della somministrazione di alimenti e bevande, richiamando l’interpretazione già espressa dal Ministero dello Sviluppo Economico. Un anno dopo, il Giudice di Pace di San Miniato, con la sentenza n. 139 del 31 luglio 2019, ha invece annullato una sanzione inflitta a un gestore di home restaurant per la mancata presentazione della SCIA. Quest’ultima decisione ha evidenziato un punto giuridico rilevante: una risoluzione ministeriale è un atto interpretativo e non può sostituirsi alla legge. Le due pronunce, pur riguardando casi diversi e avendo un peso giuridico differente, mostrano le difficoltà applicative che accompagnano questo settore.

Chi vuole organizzare cene a pagamento nella propria abitazione dovrebbe innanzitutto verificare come l’attività viene qualificata dal punto di vista amministrativo. Quando ricorrono le caratteristiche della somministrazione di alimenti e bevande, possono essere richiesti gli adempimenti previsti per i pubblici esercizi, dalla presentazione della SCIA al rispetto delle norme igienico-sanitarie e di sicurezza alimentare, fino alla verifica degli eventuali requisiti urbanistici ed edilizi dei locali. Il fatto che la cucina si trovi all’interno di un’abitazione privata non comporta, di per sé, alcuna esenzione.

Per le attività effettivamente occasionali, private e non aperte al pubblico, la valutazione può essere diversa. Prima di iniziare è quindi opportuno confrontarsi con il Comune competente, attraverso lo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP), e verificare gli aspetti sanitari con gli uffici preposti.

Dal punto di vista del cliente, la questione riguarda soprattutto la sicurezza alimentare e la trasparenza. Chi prenota una cena in un home restaurant dovrebbe poter sapere con quali modalità viene svolta l’attività e quali garanzie sono previste per la preparazione e la conservazione dei cibi. La formula continua ad attirare chi cerca un’alternativa al ristorante tradizionale, magari per conoscere una cucina familiare o condividere la tavola con persone mai incontrate prima. Resta però una lacuna normativa che rende difficile orientarsi sia per gli organizzatori sia per gli ospiti. Una disciplina nazionale più chiara potrebbe stabilire requisiti proporzionati alle dimensioni e alla frequenza dell’attività, evitando che iniziative domestiche occasionali e veri esercizi di ristorazione vengano trattati allo stesso modo.

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Alessandro Klun
Alessandro Klun
Alessandro Klun è un giurista specializzato nel settore della normativa legata alla ristorazione, con più di dieci anni di attività professionale in questo ambito. Si occupa di divulgazione giuridica applicata al mondo food ed è conosciuto per il progetto social A Cena con Diritto, una pagina su Instagram dedicata a chiarire in modo semplice e accessibile le regole che disciplinano l’attività di somministrazione, rivolta sia agli operatori del settore sia agli appassionati di cucina. È inoltre autore del volume A cena con Diritto, pubblicato dalla casa editrice Dario Flaccovio Editore.

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