Dopo i racconti di avanzi e resistenze delle scorse settimane, il prossimo incontro mette al centro il potere evocativo del cibo e della memoria con La pasticciera di mezzanotte (Fazi Editore), ultimo romanzo di Desy Icardi. L’autrice dialogherà con Domenico Guarino, la professoressa Elena Ubaldino e l’architetto Francesco Mattioli giovedì 13 novembre alle 17 all’Istituto Alberghiero “Aurelio Saffi” di Firenze (via del Mezzetta 15, zona San Salvi). Alle 19 seguiranno le degustazioni ispirate al libro, create dagli studenti dell’istituto: un modo per tradurre in piatto l’aroma della carta e il sapore del ricordo.
Con La pasticciera di mezzanotte, Icardi chiude la pentalogia dedicata ai cinque sensi e al piacere della lettura iniziata nel 2019 con L’annusatrice di libri. Dopo olfatto, tatto, udito e vista, questa volta è il gusto a farsi chiave narrativa, linguaggio intimo e strumento di riconciliazione.

Il romanzo intreccia più piani temporali – la Torino del 1917 e quella degli anni Settanta – attraverso la voce di Edmondo Ferro, un avvocato centenario che, dopo una vita passata a leggere, decide di scrivere la propria storia per “fare spazio” nella mente e nella memoria. È lui a raccontare le giornate della rivolta del pane, quando la città sabauda, stremata dalla fame e dall’ingiustizia, si ribella al razionamento e alla guerra. In mezzo al caos, l’avvocato ritrova Jolanda, una donna appartenente all’aristocrazia, fragile eppure capace di riscoprirsi attraverso la cucina.
In un’Italia ridotta quasi alla fame, il cibo diventa resistenza, conforto, ma anche specchio di classe e potere. Il profumo del pane – assente nelle prime pagine, simbolo di mancanza e desiderio – attraversa il romanzo come una linea invisibile che unisce passato e presente.
Jolanda, con le sue mani che impastano e con la memoria che riaffiora insieme al sapore, rappresenta la forza vitale del gusto: il cibo come cura, memoria e identità, in contrasto con la fame reale e simbolica del tempo. Icardi racconta tutto questo con uno stile limpido e ironico, fedele al suo tocco inconfondibile: la capacità di intrecciare la leggerezza del racconto con la profondità dei temi sociali, senza mai perdere la grazia del dettaglio.
La pasticciera di mezzanotte è un romanzo sul potere consolatorio del cucinare, ma anche sul tempo che passa, sull’odore dei libri e dei ricordi. Nel gesto di impastare, Jolanda trova un modo per rimettere ordine nella propria vita, come Edmondo tenta di fare con la scrittura. Entrambi scoprono che le storie, come le ricette, possono salvare dall’oblio.
«Il sapore viaggia nel tempo, attraversa i decenni, scavalca le generazioni e sussurra parole antiche non alle orecchie, bensì al palato», scrive Icardi: una frase che sembra racchiudere l’essenza di Mangiarsi le Parole, rassegna che ogni settimana costruisce ponti tra la pagina e la tavola, tra le emozioni della lettura e quelle del gusto.

Il pomeriggio al Saffi sarà un viaggio nella Torino della fame e della speranza, ma anche un esercizio di memoria collettiva: la letteratura che si fa cucina, la cucina che restituisce sapore alle parole. Come sempre, saranno gli allievi dell’Istituto Alberghiero a dare forma e gusto alla narrazione, trasformando le atmosfere del libro in piatti che parlano di pane, zucchero, caffè e sopravvivenza – gli stessi ingredienti che nel romanzo diventano simboli di un’Italia ferita ma ancora capace di immaginare.
“Mangiarsi le Parole” continua così a dimostrare che la cultura può essere un atto da assaporare, dove la lettura si prolunga nel gesto di degustare e il cibo diventa la traduzione più autentica delle storie.

