C’è un nuovo nome da segnare in agenda, per chi ama il Brunello di Montalcino: si chiama Poggio Severo ed è l’ultima creazione della famiglia Lisini, storica realtà di Montalcino con oltre un secolo di storia alle spalle. La prima annata è la 2021, la produzione è limitata a 2.666 bottiglie numerate e l’obiettivo è dichiarato: raccontare un’espressione diversa, più fresca e più verticale del Sangiovese di casa Lisini.

«Poggio Severo è un progetto – spiega Carlo Lisini Baldi, che guida l’azienda insieme al fratello Lorenzo e ai cugini Ludovica, Alessandro e Caterina – che nasce prima in vigna che in cantina. È lì che facciamo il lavoro più importante. In cantina seguiamo il vino passo dopo passo, dalla fermentazione fino alla bottiglia».

La differenza tra Poggio Severo e gli altri Brunello griffati Lisini – in particolare col celebre Ugolaia – è soprattutto geografica. Se quest’ultimo nasce su un pianoro a circa 350 metri sul livello del mare, i vigneti di Poggio Severo si trovano invece più in alto, a circa 520 metri, nella parte sommitale della collina, circondati dal bosco. Due ettari in tutto, esposti a sud-est, su terreni ricchi di argilla, sabbia e calcare. Il risultato è un vino che gioca più sulla freschezza, sull’acidità e sulla tensione, piuttosto che sulla potenza immediata.

Il progetto è il frutto del lavoro condiviso tra la famiglia Lisini, l’enologo aziendale Alessandro Margioni e Paolo Salvi, consulente esterno dal 2019 e allievo della scuola di Giulio Gambelli. Un percorso che guarda avanti senza rinnegare il passato: quello del nonno Lodovico, che già negli anni ’30 produceva vino secondo il metodo chiantigiano, e quello della lunga tradizione Lisini nel Brunello. «Non volevamo creare qualcosa che fosse fuori dalla nostra identità – racconta Ludovica Lisini – e infatti Poggio Severo è nuovo, ma parla la nostra stessa lingua».

La produzione volutamente contenuta – appena 2.666 bottiglie, numerate – non è un vezzo da collezionisti, ma una scelta coerente con il progetto: selezionare solo le uve migliori di quei due piccoli appezzamenti e valorizzarle senza compromessi. Il vino segue lo stesso percorso dei Brunello Lisini: 36 mesi in botte grande di rovere di Slavonia, 6 mesi in cemento e almeno 6 mesi in bottiglia (più di quanto richieda il disciplinare) prima della commercializzazione. «È un vino che ha bisogno di tempo – spiegano Margioni e Salvi – e che all’inizio tende a chiudersi, poi si apre lentamente e mostra la sua vera personalità».

Al naso il Brunello di Montalcino Poggio Severo è fine e composto: note di legno ben integrate, agrumi come cedro e arancia sanguinella, una vena minerale evidente. In bocca è austero, fresco, teso, con tannini presenti ma equilibrati da un’acidità che promette grande longevità. Non è un Brunello “pronto e accomodante”, ma un vino che chiede pazienza e ripaga chi gliela concede.

