La vicenda ormai la conoscono anche i sassi: durante un concerto dei Coldplay al Gillette Stadium in Massachusetts, una coppia – poi identificata come Andy Byron (CEO di Astronomer, sposato) e Kristin Cabot (HR Head, divorziata) – è stata inquadrata sulla kiss cam. Al posto di un bacio, si sono mostrati chiaramente imbarazzati, sottraendosi dallo schermo. A seguito dell’episodio è scoppiata un’indagine interna all’azienda, i due sono stati messi in congedo, ma soprattutto hanno affrontato un’imbarazzo mediatico globale.

Oltre a sollevare seri dubbi sul modo in cui le vite di privati possono essere esposte al pubblico senza il loro consenso, questa vicenda ha qualcosa da insegnare alla ristorazione, italiana e non? Crediamo proprio di sì. Mutatis mutandis, da una serie di errori commessi a tavola dal personale di un ristorante possono derivare conseguenze serie. Magari non di rilievo planetario, ma sufficienti a far finire una relazione nel peggiore dei modi.

Ad esempio, c’è una regola che i camerieri vecchia scuola ricordano spesso alle nuove leve: “Non far mai riferimento, col cliente, a pranzi/cene passate”. Sembra scontato, ma un innocente (in apparenza…) “Ah, bentornato, è un piacere rivedervi” può creare problemi se il cliente si presenta con la moglie, se costei non era la persona che lo accompagnava la volta precedente. Anche un semplice “Per lei il solito?” riferito a un drink dà adito a lasciar intendere che l’uomo abbia già messo piede nel locale. Nulla di invasivo, per carità, ma non sappiamo se pochi minuti prima l’uomo abbia detto alla compagna di portarla in un posto nuovo per entrambi.

Ovviamente si presume che nei ristoranti non vi sia la kiss cam, ma le casistiche possono essere numerose e qualsiasi intrattenimento live (musica, vin brulé offerto, brindisi a sorpresa) può trasformarsi in momento imbarazzante. Ergo, mai sorprendere i clienti senza consenso. Meglio chiedere, o puntare su iniziative decise da loro al momento della prenotazione (ad esempio, “Desiderate un brindisi a sorpresa?”).

Ciò vale anche per i commensali: così come Byron e Cabot si sono trovati al centro di un’esposizione non voluta, con conseguenze personali e professionali, allo stesso modo chi è seduto al tavolo – tanto più nell’era degli smartphone e delle foto instagrammabili – dovrebbe vitare di pubblicare foto o video degli altri clienti senza aver chiesto esplicitamente il permesso. Allo stesso modo, occorre gestire con discrezione i momenti privati (proposte di matrimonio, ricorrenze familiari), mentre il ristoratore dovrebbe formare il proprio staff su come comportarsi in situazioni delicate.

Va ricordato che in caso di situazioni insolite (ad esempio, con clienti in chiaro disagio o scenari potenzialmente problematici), è responsabilità del personale intervenire con discrezione e sensibilità. In fondo, per un ristorante – che è e resta uno spazio pubblico, non va dimenticato – una buona reputazione è costruita anche sui criteri di riservatezza (non immortalando mai momenti personali o imbarazzanti, magari da ripostare sui propri canali social), rispetto (evitando commenti o curiosità, potenzialmente deflagranti, anche off topic) e trasparenza (se succede qualcosa, intervenendo chiaramente e con buon senso).

