Spegne oggi 60 candeline a Firenze il Red Garter, uno dei primi american bar in italia: è il locale notturno più longevo della città, specchio e alfiere della sana movida

riccardo Tarantoli red garter

Un compleanno tutt’altro che scontato, per il locale notturno più antico di Firenze: compie oggi 60 anni il Red Garter di via de’ Benci, uno dei primi american bar in Italia e da sempre alfiere di una sana movida, in contrapposizione alla sbronza facile che per anni ha caratterizzato le nottate fiorentine. Per l’occasione, il patròn Riccardo Tarantoli – a cui si deve l’apertura di una “succursale” a Barcelona nel 2017 – ha organizzato una cena con spettacolo all’interno del locale per 200 persone con gli amici di sempre, le autorità cittadine e i compagni di tante battaglie. Sì, perché oltre a limitarsi a mandare avanti il locale notturno che oggi può vantare la palma del più antico di Firenze, Tarantoli è stato negli anni uno dei promotori di un certo modo di vivere la notte. Tarantoli ha inoltre lanciato un doppio contest sui social: uno su Facebook legato ad aneddoti/foto/ricordi che hanno il Red Garter come protagonista o cornice, l’altro su Instagram dove fino a settembre vengono messi in palio premi (incluso un viaggio a Barcelona) alla miglior coppia, gruppo, ecc…

Sia nel bere che nel mangiare, nei suoi 60 anni il Red Garter è stato specchio e testimone delle evoluzioni del costume: pur tenendo fede al suo impegno per la qualità, il locale in via de’ Benci ha visto il passaggio a un modello di fast food contemporaneo, così come dal punto di vista dei cocktail ha attraversato le diverse fasi di sviluppo del settore della mixology. E dire che tutto risale a quel 23 maggio 1962, quando nel cuore del centro fiorentino una falegnameria – una delle tante botteghe artigiane del tempo – fu trasformata in qualcosa di nuovo per l’Italia, ma molto popolare negli Stati Uniti: un bar dove si ascoltava musica tradizionale americana, suonata da una banjo band (non a caso il suonatore di banjo è rimasto un simbolo del locale e lo vediamo ancora oggi nel logo) guidata da John Francis “Jack” Correa. Fu lui ad aprire in Santa Croce un locale completamente diverso da tutto quello che la Firenze dell’epoca conosceva.

La storia racconta che Correa abbia esportato in Italia il “brand” americano Red Garter, che comprendeva una serie di locali sparsi in giro per gli Stati Uniti nati alla fine dell’Ottocento come saloon di ristoro per cercatori d’oro e mercanti, e con una giarrettiera rossa (traduzione di red garter) come logo. E quindi anche il Red Garter a Firenze divenne un locale da banjo band. Ma non erano fiorentini che facevano il verso a un mondo a loro sconosciuto. Erano band americane che Correa faceva arrivare dagli Stati Uniti. Fu così che il locale divenne in pochi anni un punto di riferimento per chi volesse assaporare davvero un pezzettino d’oltreoceano. Negli anni alle banjo band sono state sostituite da altri generi musicali e il lunedì sera divenne, su espressa volontà di Correa, la serata dedicata al jazz, genere di cui era un ascoltatore appassionato.

red garter

Da allora il locale è stato rinnovato, ingrandito rispetto alla dimensione originale, ma al suo interno si respira la stessa atmosfera ed energia degli esordi: musica dal vivo, karaoke, buona birra (da quest’anno ne esiste una di produzione propria, realizzata in un antico birrificio a poca distanza da Londra, la cui ricetta è stata messa a punto proprio da Riccardo Tarantoli insieme al mastro birraio inglese) e cibo di qualità.

red garter

Non mancano i ribs, un evergreen del locale, tenendo le costolette di maiale in infusione per 48 ore in una salsa agrodolce. Oppure il tailgate, piatto pensato per le tavolate ampie, mentre un’autentica novità sono le tre varianti del breakfast internazionale che oscillano tra bacon, uova strapazzate, pancakes e gli immancabili hashbrown. Iconiche sono poi le ali di pollo e i tacos con pulled pork, dove le suggestioni latine si mescolano a un taglio di foggia statunitense.

red garter

Sessant’anni fa come oggi, però, il re della tavola del Red Garter resta il burger. Non uno qualsiasi, ma quello tradizionale americano, che ha delle sottili differenze rispetto alle versioni che abbiamo introdotto in Italia: sull’altra sponda dell’Atlantico si predilige la ricetta canonica (un polpettone di carne, possibilmente angus, condito con lattuga, pomodoro, formaggio cheddar, cetriolini, cipolle e bacon) mentre nel Vecchio Continente sono più apprezzate varianti con carni locali – siamo pur sempre nella patria della Chianina – e meno salse come condimento, compensate da più aggiunte territoriali (patè di funghi, lardo, tartufi, parmigiano, ecc…). Nella classifica dei panini più apprezzati non sfigura affatto il ‘Magnifico’ con le cipolle marinate nel Jack Daniels, e ingredienti nostrani come la crema di mascarpone e gorgonzola. È la specialità più venduta dopo il Rodeo Burger (con la cipolla fritta) e il classico NY Bacon Cheeseburger.

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Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

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