Altro che isola felice: meno di un mese fa, la Firenze della ristorazione è stata toccata da un’importante operazione della DDA guidata da Filippo Spiezia che ha portato ad indagare su ben 31 attività ristorative nel centro della città, posizionate in zone cruciali come piazza Signoria, Santa Croce, Duomo e piazza della Repubblica. Al centro dell’indagine l’ipotesi che i locali fungessero da centro di riciclaggio di denaro sporco. Naturalmente non spetta a noi emettere giudizi affrettati, ma se è vero che la presunzione di innocenza assicura che nessuno possa essere considerato colpevole fino al terzo grado di giudizio, lo è altrettanto che il tema pone una serie di riflessioni.

In primis, rispetto agli imprenditori “normali” i riciclatori dispongono di ben altra liquidità e di conseguenza possono far fronte alle oscillazioni dei prezzi di materie prime, personale e affitti. Il problema è quindi come riconoscere chi ricicla, e ciò richiede sia una buona dose di volontà, capacità di analisi, ma anche apertura culturale e curiosità intellettuale.

“Quando qualcuno si trasferisce a Firenze – spiega Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto e coordinatore dell’OMCOM (Osservatorio Mediterraneo sulla Criminalità Organizzata e le Mafie) – occorre porsi qualche domanda, semplice, ma scomoda. Esercizio faticoso ma necessario per evitare di prendere cantonate e cadere vittima del gioco di chi cerca di confondere e intorbidire le acque”.

Le 5 domande per “annusare” il riciclaggio nella ristorazione
- Chi è? Non bisogna vergognarsi o esser timidi se si vuol capire con chi si ha a che fare. Se una persona magari è pure reticente.
- Cosa fa? Il mestiere scelto di chi dal nulla compare in un territorio può essere significativo, soprattutto davanti a tipologie di attività dietro cui spesso si nascondono gli interessi della criminalità mafiosa e non (alberghi, compro oro, ristorazione e così via).
- Da dove prende i soldi? In molte città chi prende determinati locali in affitto e impiega mesi prima di aprire, oppure chi paga affitti spropositati in zone prestigiose e non ha clienti, è in odore di riciclaggio.
- Da dove viene? Il luogo di provenienza è pure importante. Se un individuo viene da zone ad alta densità mafiosa potremmo essere di fronte a tre tipologie:
1) potrebbe trattarsi di qualcuno onesto e in fuga, che si allontana da un territorio che non offre alcuna opportunità oppure solo guai a chi è onesto, costringendolo sotto la cappa pesante della mafia;
2) oppure un mafioso da annoverare tra i cosiddetti perdenti in qualche faida;
3) oppure qualcuno che investe i soldi dei clan. - Di chi si circonda? In alcuni casi, seppure non sempre, i soggetti mafiosi e non in gita da altre parti non perdono le loro abitudini, e ciò via via li rende visibili ad occhi attenti.
“Oggi – aggiunge Salvatore Calleri – è importante fare anche un attento monitoraggio del mondo dei social, che a volte tradisce i mafiosi meno raffinati. La voglia di apparire può essere contagiosa, come accaduto diverse volte. Se un soggetto che opera a Firenze non è in grado di avere i requisiti di cui alle domande di sopra, siamo con grande probabilità di fronte a fenomeni di riciclaggio di denaro sporco. Sul punto è bene essere chiari ed al contempo rigorosi. Quando si cede la propria attività, quando si affitta a qualcuno – conclude – se non ci si pone queste domande si diventa complici etici e a volte pure da un punto di vista criminale”.

